Missione lana

La sensibilità per la lana va ben oltre il «mi punge» che – alzi la mano chi non lo ha mai detto alla mamma da bambino, magari tra le lacrime – ha caratterizzato un’epoca. Conoscere l’origine di un bene, poter risalire concretamente ai volti, alle mani, agli ingegni che hanno partecipato alla sua nascita, diventando consapevoli di fare parte attiva di una catena virtuosa, assume un valore che supera l’oggetto e ne disvela l’essenza, l’anima.

L’impegno per il recupero delle lane autoctone, per la scoperta, valorizzazione e visibilità delle lavorazioni sapienziali, per la partecipazione attiva di ciascuno al sostegno di un presente ecologico e sostenibile, ci sta mettendo in contatto con appassionati di lavoro a maglia, allevatori, veterinari, esponenti di comunità montane, sostenitori di mercati eco-solidali, associazioni, blogger e idealisti, tutti uniti dalla comune sensibilità per la lana. Le vostre email, le richieste di approfondimento, le segnalazioni di interesse, i percorsi che ci avete suggerito, le iniziative a cui ci avete invitato, sono un’ulteriore conferma della necessità di avviare un progetto comune per la tutela e la diffusione della cultura della lana.

Come anticipato nel post post precedente, abbiamo investito nella produzione di un filato autoctono, biellese, prodotto a partire dalla lana delle pecore che pascolano sulle montagne di casa nostra. Nel corso di quest’anno vorremmo, anche con la vostra partecipazione, attivare altre iniziative analoghe, tante quanti saranno gli allevatori che vorranno sposare la nostra idea di valorizzazione, tante quante saranno le attività in via di estinzione che individueranno in noi un supporto per sopravvivere agli tsunami omologanti.

Per questo vi invitiamo a informarvi sulle greggi, parlare con i pastori, appassionarvi alle loro storie, fare vostre le loro difficoltà e prospettive. Segnalateci le situazioni che vi sembrano interessanti, gli armenti che ritenete da salvaguardare, scoprite le attività locali che uniscono passione, tradizione e sapienza, informateci sui progetti che condividono la nostra “lanosofia“: abbiamo in cantiere numerose iniziative che man mano vi presenteremo e in cui saremo felici di coinvolgervi.

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8 risposte a “Missione lana

  1. Concordo con tutto quello che avete scritto. Dall’anno scorso mi sono appassionata in modo particolare al discorso lana e ora vedo, e cerco, con occhi curiosi tutto quello che ruota intorno al mondo “lana”
    L’anno scorso in vacanza in basilicata abbiamo fatto delle bellissime gite alla ricerca della lana, parlando con i pastori, scoprendo che fine fa la lana, come la usano, quali sono le razze di pecore locale… e ahimè ho scoperto con tristezza che la maggior parte della lana viene buttata (buttata!!! ma vi rendete conto) o regalata alle aziende locali che fabbricano materassi in lana!

    • Cara Elisabetta,
      la vostra scoperta, purtroppo, rileva una forzatura diffusa a ogni latitudine, sia nazionale sia europea. La situazione è una conseguenza di impostazioni industriali che necessitano di quantità importanti di materia prima da lavorare per ridurre i costi di gestione e soprattutto di mancanza di una vera cultura della lana. Su questo secondo aspetto, ciascuno di noi può fare molto.
      Il mercato di cui siamo attori ha infatti alimentato per anni il settore delle fibre sintetiche e dei prodotti, anche in lana, d’alta moda trascurando le virtù delle razze ovine marginali e locali. La mortificazione economica degli allevatori facilita la loro emarginazione sociale; la richiesta di mercato di tipologie ovine consone ai gusti della moda contribuisce alla estinzione delle specie meno “interessanti”; metodi di allevamento intensivo favoriscono l’impoverimento degli alpeggi e contribuiscono all’enfatizzazione di problematiche ambientali. È soprattutto questa la ragion d’essere di questo blog: una più profonda conoscenza della fibra, del lavoro e dell’importanza sociale degli allevatori, delle varietà di razze ovine, dei cicli di lavorazione, dello stato dell’arte in materia di normativa vigente e in evoluzione, può aiutarci a scelte più consapevoli e virtuose.

  2. La trovo un’iniziativa molto interessante e lodevole, sperando che una più accurata informazione, anche per i “non addetti ai lavori”, possa sensibilizzare e far crescere realtà locali, che altrimenti morirebbero.
    Complimenti, continuerò a seguirvi sicuramente.
    Francesca-Kinà

  3. bello il blog, metterò un link da me e… grazie per aver già provveduto ad inserire “storie di pascolo vagante” tra i vostri
    buon lavoro!!

  4. bellissima iniziativa! io sto imparando a filare la lana e mi vedo costretta a doverla ordinare dall’inghilterra, sia xchè la pago di meno, pur essendo di ottima qualità, sia xchè trovare in italia chi ti vende la lana cardata è un’impresa!! è veramente sconvolgente che un paese con un’antica cultura della moda come il nostro si sia fatto sopraffare dalle fabbriche.. troppi pascoli sono stati sottratti a quelle bellissime pecorelle che vorrebbero solo darci la gioia di creare qualcosa di unico e caldo con le nostre mani..
    ..comunque io so che ci sono 2 allevamenti di alpaca in provincia di Latina e 1 in provincia di Frosinone.. forse è un piccolo segno che le cose stanno cambiando.. sxiamo!

  5. da alcuni anni sono un’appassionata sostenitrice di tutte le iniziative che diffondono e sostengono l’utilizzo della lana.tutto e’ iniziato una decina d’anni fa quando un’allevatore mi ha regalatoalcuni sacchi di lana appena tosata che altrimenti avrebbe portato in discarica.certo il dilemma di cosa farne non e’ stato facile da risolvere.poi come un filo invisibile si e’formato un Gomitolo di relazioni che mi ha portato ad incontrare donne che filavano,altre che tessevano altre che sferruzzavano ed anche produttori di pannelli di lana che ora si trovano nel mio nuovo tetto e con grande soddisfazione quest’inverno si sono dimostrati preziosissimi per il loro valore isolante.la storia continua…fatevi sentire

  6. Carissimi, ho quattro pecore che si occupano di tenermi il prato ben tagliato in provincia di Torino. Quando faccio tosare le pecore, non trovo mai nessuno che vuole la lana… :-( Mi dispiace veramente tantissimo buttare via tutta quella bella lana… A chi mi posso rivolgere? Grazie.

    • Cara Barbara. Il tuo è un problema comune ai piccoli allevatori e non solo. La soluzione ottimale per poter godere della tua lana ed evitare di smaltirla è quella di coinvolgere altri allevatori locali e conferire tutti insieme la vostra lana a un Centro di Raccolta Lana. A Miagliano (Biella) è possibile fruire dei servizi di quello ideato, promosso e gestito dal Consorzio Biella The Wool Company. Quanto detto, al fine di poter godere dei semilavorati o dell’eventuale filato proveniente dalla tua lana. Ti ricordo in ultimo che il frutto della tua tosa, se mantenuto all’asciutto, al riparo e in un luogo ventilato, può conservarsi a lungo.

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