Liscia, gassata o…?

«Liscia, gassata o…?» ovvero, per restare più in tema, «tradizionale,  autoctona o…?». La parola che completa il quesito la suggeriamo noi: tracciabile.

Sgombriamo il campo da equivoci. Purché se ne faccia uso, siamo favorevoli all’impiego della lana di ogni origine e in ogni declinazione, tuttavia è opportuno fare alcune distinzioni. Non entriamo al momento nel dibattito su temi scottanti di cui avremo modo di parlare più avanti, dai percorsi intercontinentali cui la lana è sottoposta (chi lo direbbe che parte di quella italiana, per fare un esempio, percorre le rotte dell’Est asiatico per ritornare in Europa trasformata e miscelata a quelle longitudini?) alla tutela di chi la lavora (infortuni, malattie professionali, retribuzioni e tutele sociali, lavoro minorile), fino alle conseguenze sull’ambiente di preparazioni, tinture e finiture, quando trasformata in contesti aggressivi e non controllati. Soffermiamoci invece sulla semplice analisi dei tre aggettivi in questione.

Tradizionale

In senso lato con questo termine ci si riferisce a una lana – o a volte, per i meno attenti, semplicemente a un filato – di qualunque composizione, che si trova disponibile comunemente sul mercato. Ne apprezziamo il colore, la mano, le caratteristiche tecniche e il prezzo, elementi che valutiamo al momento dell’acquisto avendo più o meno in mente l’oggetto che vorremmo vedere realizzato. Non ci interessa l’origine del prodotto e non prendiamo in considerazione gli indicatori sociali e ambientali che lo caratterizzano. Ci piace o meno, ci serve o meno, e nulla più.

Autoctona

Alcuni tra i consumatori più sensibili si stanno ponendo alcune domande relative alla filiera, dalla cura nell’allevamento dei capi alle condizioni degli allevatori, dalle modalità di raccolta e compensazione economica delle parti alla produzione dei semilavorati, fino alla manodopera che li crea e alle tutele dell’ambiente. In alcuni casi, affinando lodevolmente la conoscenza del ciclo, riescono pur con difficoltà a mettere le mani su proposte di “lane autoctone”.

Sembra ragionevole ipotizzare che prodotti con tale denominazione si troveranno, a breve, in quantità. Consentiteci tuttavia il dubbio che l’indicazione “lana autoctona” non necessariamente sottenda una filiera virtuosa: spesso si riferisce solo a un’uniformità di razza o a una sorta di denominazione di origine geografica. Nulla a che vedere con un progetto di più ampio respiro che valorizzi, tuteli e compensi tutti gli attori del ciclo.

Tracciabile

Questa ci sembra la chiave di volta nel processo di acquisizione di una corretta responsabilità di acquisto. Conoscere l’area di provenienza della materia prima è già un passo importante, ma sapere il nome degli allevatori, la stagione della tosa, le aziende che l’hanno lavorata, poter stimare i chilometri necessari per i trasporti e impostare un bilancio socio-ambientale comparato, ci sembra un passo decisamente più significativo e corretto.

Non abbiamo dubbi. Tra la tradizionale e l’autoctona, scegliamo la lana tracciabile.


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Una risposta a “Liscia, gassata o…?

  1. Complimenti per l’articolo, molto interessante e significativo. La questione mi interessa molto e, sinceramente, sono stata a Biella durante le vancanze di Pasqua e sono passa presso la sede du The Wool Company per conoscere ed approfondire. Purtroppo ho trovato chiuso. Avremo sicuramente altre occasioni. Maria Cristina Pizzato

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