Un giorno da pecora

Vi abbiamo già mostrato le foto del nostro Primo maggio dal barbiere insieme alle Prealpes du Sud. Discendenti da razze siriane, queste pecore sono originarie degli altopiani profumati di lavanda a cavallo dei dipartimenti di Drome, Ardeche e Haute Alpes. Rapida a saziarsi, pigra nel movimento, il ventre basso e le orecchie corte: l’aspetto più evidente della pecora Prealpes du Sud è il petto, privo di fibra. Pare che questa conformazione serva a limitare il fastidio dei vegetali che nell’erba alta altrimenti si aggrapperebbero fastidiosamente al ventre. La ricoprono lunghe fibre dalla groppa e dai fianchi, rendendola elegante come se fosse vestita con un abito lungo.

Una parte delle pecore ci aspettava in stalla a Caluso, mentre abbiamo incontrato le altre tra l’alta Valle Susa e il Briançonnais, migrate ai pascoli alti per la stagione estiva dopo l’inverno trascorso ai piedi del monastero di Bose. Tendenzialmente sedentaria, questa razza ha dovuto adattarsi alle esigenze degli allevatori che l’hanno portata fino ai pascoli d’alta montagna.

In quel di Caluso, abbiamo aiutato il nostro amico Ezio a prelevare le pecore dal recinto una alla volta, con perizia consumata, aiutandosi con il pastorale, per poi passarle a Giuseppe che, lesto di mano, ha tolto loro il cappotto con abilità tale da consentire la perfetta integrità della consistenza del vello. Analoga attività si è svolta a Bose, dove gli animali hanno dimostrato pazienza e umiltà quasi monastiche.

Questa mitezza è pareggiata dalla scarsità della fibra: con un chilo, un chilo e mezzo di sucido da ogni pecora, il prodotto della tosa è stato di 100-150 kg di lana, non di più. A segnalare la presenza degli agnelli, qualche chilo di vello particolarmente corto e fine, le cui estremità della fibra erano raccolte a punta, segno che prima di allora quegli animali non erano mai stati tosati.

I cento chili di Ezio unitamente ai duecento di Giuseppe non forniranno più di 130-150 kg di filato, ma tra noi e quella lana sucida è stato amore a prima vista: l’abbiamo comprata e quanto prima la metteremo in lavorazione per poterne disporre. Chi vorrà, a settembre potrà utilizzare questa fibra che a partire da oggi inizia la sua gestazione: verrà privata di vegetali e residui organici, selezionata per finezza, lavata, pettinata, filata, trasformata in matassa o avvolta su rocca e, se sarà possibile viste le ridotte quantità a disposizione, suddivisa in due parti di differente mano e colore. Un percorso di circa quattro mesi, sulla cui evoluzione non mancheremo di aggiornarvi.

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3 risposte a “Un giorno da pecora

  1. La teniamo d’occhio allora!

  2. Questo post e il precedente mi hanno commosso. Mi rammarico di non poter vivere in montagna e avere un gregge tutto mio!!!
    BRAVI!!! Non mollate!
    E soprattutto fateci sapere quando sarà pronta la lana!
    Laura D.

  3. Molto interessante, ne lasciate anche un po’ per fare il feltro?

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