Tinture vegetali: istruzioni per l’uso

L’abbiamo acquistato anche noi. Lo abbiamo fatto senza alcuna malizia vestendo i panni dell’appassionato e, scuciti i 12 euro, ci siamo infilati in tasca la scatoletta contenente il kit di tintura casalinga, dopo aver sbirciato il contenuto dei quattro involucri da 25 grammi e verificato che corrispondesse a quanto atteso. In realtà i dubbi sono iniziati immediatamente quando abbiamo capito di dover acquistare anche l’allume di rocca, venduto separatamente in bustine di peso idoneo alle quantità di lana tingere, e si sono ulteriormente consolidati al momento di interrogare la venditrice sul cremor tartaro. La risposta, naturale quanto cortese, è stata di rivolgersi al droghiere: lì, ci ha confermato la sorridente signora, avremmo potuto trovare il migliore, quello per i dolci.

Sopraffatti da tante mirabolanti visioni e, ahinoi, altrettanti acquisti ci siamo dimenticati della scatolina magica fino a quando siamo rientrati a casa. Lì con calma l’abbiamo ispezionata nei dettagli, tirando un sospiro di sollievo: almeno l’assortimento era interamente vegetale, senza alcun componente di derivazione animale o men che meno sintetico. Eppure un errore di valutazione l’abbiamo fatto. Anzi, tre.

In buona sostanza il primo inciampo emotivo lo abbiamo commesso nel non approfondire subito l’oggetto dell’acquisto: ci siamo lasciati influenzare dall’ambiente, dal venditore e dai prodotti che aveva in esposizione e tout court abbiamo fatto di tutta l’erba un fascio, fedeli all’adagio greco «kalòs kai agatòs» (ciò che è bello è anche buono). Il secondo lo abbiamo commesso abbandonando il rigore assecondando l’emozione, trovandoci a che fare con un articolo di cui non era specificata alcuna provenienza, neppure un “made in”. L’ultimo errore è stato il non aver preteso dal venditore informazioni più dettagliate e puntuali, informazioni che probabilmente il venditore stesso non sarebbe stato in grado di fornirci.

Al di là di tutto, quell’acquisto si è rivelato una fonte di ispirazione, proprio per le ombre che lo hanno connotato: dalle modalità di vendita all’assenza di indicazioni di provenienza, dall’incompletezza degli ingredienti fino alla grossolanità dell’approccio. L’idea del kit di tintura casalingo (che già avevamo da tempo in testa) ci è comunque piaciuta e ne abbiamo parlato immediatamente alle nostre amiche di I colori del Mediterraneo che ci hanno messo sulla strada giusta. «Ai vegetali ci pensiamo noi. Dateci un campione per ciascuna fibra che avete in mente di tingere e lasciateci lavorare». Sorpresi, abbiamo finalmente imparato una regola fondamentale: «Non esiste una ricetta buona per tutto: i prodotti che millantano tale proprietà, probabilmente non vanno bene per nessuno». Con la semplicità tipica di chi “ne sa” veramente, le nostre ricercatrici ci hanno confermato l’intenzione di formulare una ricetta di tintura specifica per ciascuna tipologia di fibra che venisse loro sottoposta.

In buona sostanza, pur non presentando differenze significative, ogni ricetta deve essere tarata in relazione alle caratteristiche intrinseche del tops, del filato, del feltro cui è destinata, a partire dalle proprietà microscopiche della fibra, consolidandosi nella tecnica di realizzazione del prodotto finito.

Sia ben chiaro, tutti possono e – ci mancherebbe – devono poter sperimentare in piena libertà (fa parte del patrimonio esperienziale di ciascuno), tuttavia coloro che si propongono di elevare la conoscenza della materia sono tenuti a fornire adeguati strumenti di comprensione dei fenomeni e, nel caso, mettere a disposizione prodotti in grado di supportare tale conoscenza con l’esperienza. È una questione di approccio e di serietà.

 

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5 risposte a “Tinture vegetali: istruzioni per l’uso

  1. Ciao, i vostri post sono sempre molto interessanti, li leggo sempre con molta curiosità…Bravi tutti…

  2. Tingo con estratti vegetali da unanno la lana d’ Abruzzo di Roberta Castiglione: un kit non esiste! Ogni volta si sperimenta e non si sa che cosa esce dal pentolone… Spero che descriverete presto i vs esperimenti!

  3. Io “non sono del campo” e non sapevo neanche che esistessero dei kit per le tinture! però deve essere bello provare!
    Baci baci

  4. Stiamo lavorando al kit. Quando lo avremo definito sarete le prime a saperlo. A presto

  5. ciao, sono Michela dell’Associazione Rosso di Robbia (www.colorinaturali.com): come hai potuto vedere, abbiamo appena iniziato la sperimentazione delle piante tintorie del ns. territorio partendo da quelle sotto casa. Per quanto riguarda i kit di tintura io conosco chi li confeziona e li vende completi anche di mordenti (e forse posso immaginare chi invece vende quelli “incompleti”) ma quello che mi lascia peplessa è che di solito i pigmenti sono in polvere: io preferisco di gran lunga la pianta essiccata (tranne nel caso dell’isatis-guado, che per forza dev’essere in polvere, a meno che non si abbiano a disposizione le foglie fresche). Quindi stiamo anche noi studiando un kit completo di tutto, ma possibilmente con le piante e non con le polveri… teniamoci in contatto!
    Mik

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