Strumenti e fini

Karolina ci ha provato e, conoscendola, non demorderà: fino all’ultimo momento tenterà di coinvolgere la città nel suo progetto. Coreografa, ballerina, donna di inesauribile tenacia, a breve presenterà al pubblico un suo lavoro. Al centro della scena, una gonna tricottata a mano, nei cui strati colorati andranno a intrecciarsi mani, occhi, tensioni, speranze e sogni di tutti coloro che avranno contribuito alla sua realizzazione.

Purtroppo a oggi le persone che si sono succedute per creare la veste sono state veramente poche. Non sono bastati il corso di marketing seguito all’università, il brand naming azzeccato, le fotografie ricercate e i testi, puntuali e sinottici, che sulla carta davano come vincente la sua proposta. Sembra che invece nessuno o quasi sia interessato a ciò che sta facendo.

Non deve scoraggiarsi, Karolina: aggiungerà ai suoi trent’anni la consapevolezza che teoria e pratica non sempre vanno di pari passo. I corsi di sociologia, web marketing, marketing tribale, web recruitment, le campagne DEM, il visual advertising e tutto ciò che trova spazio nelle roboanti presentazioni dei vari atenei pubblici o privati, risultano sempre più spesso funzionali agli interessi di docenti e organizzatori piuttosto che agli studenti. Così, per l’ennesima volta, i beneficiari di un servizio diventano loro malgrado finanziatori di imbonitori da teatro d’avanspettacolo.

Il paradosso è che oggi, solo a pensare a lavori tradizionali come il sarto, la costumista o l’idraulico, agli aspiranti creativi si rizzano i capelli in testa. Sia chiaro, nulla contro i cosiddetti “nuovi lavori”, solo che ci sembra che in questo caso il termine “nuovi” finisca per fagocitare la parola “lavori”.

Una constatazione che fa male, non tanto e non solo per la precarietà sempre più palpabile di queste attività, quanto per la regia sconsiderata dei tanti “professionisti” improvvisati, la totale indifferenza alla dignità dell’uomo – visto sempre più spesso solo come cliente, consumatore, utilizzatore, strumento – e il rifiuto della tradizione che comunque, nel bene e nel male, ha favorito lo sviluppo delle società nel lento fluire dei secoli.

Senza pagina web siamo out, senza una rete numerosa di “amicizie” su Facebook ci sentiamo meno pronti per affrontare l’esterno, senza la geolocalizzazione compulsiva – così chiunque può sapere cosa stiamo facendo e dove – ci sentiamo terribilmente soli. Sempre più frequentemente, e in numero sempre maggiore, cadiamo nella trappola commerciale di confondere i mezzi con i fini.

Internet, Facebook, Twitter sono opportunità straordinarie per relazionarci con il mondo. Purtroppo, però, per rincorrere lo strumento stiamo perdendo di vista gli obiettivi. Per questo spesso ci troviamo in possesso di dispositivi ultrasofisticati senza nulla di veramente pregnante da comunicare. A questo punto entrano in gioco i guru che, ben lungi dal suggerirci di analizzare il valore del nostro proposito, s’ingegnano (in genere a pagamento) a escogitare nuove forme di comunicazione, il cui unico risultato è lasciarci impaludati nella nostra finzione del reale.

Un po’ di silenzio, prego. Ci vuole un break, tanto per rimanere nell’ambito degli inglesismi che ci siamo abituati a usare per compensare le nostre carenze comunicative.

La rete è uno spazio ideale per stimolare attenzioni e curiosità, uno strumento prezioso per suggerire nuove angolazioni per guardare al futuro, un mezzo efficace per combinare rapidamente attività e incontri e restare in contatto anche con le stesse mani (e le menti che le muovono) che abbiamo visto all’opera e di cui abbiamo apprezzato la sapienza, e può persino diventare una “bottega” dove concretizzare un progetto. Ma la quotidianità ci dà la conferma che i contatti virtuali non saranno mai in grado di consentirci un rapporto con gli altri all’altezza di quelli reali, esponenzialmente arricchiti da uno scambio di sguardi, dall’intuizione di un tono di voce, dalla percezione di odori, movimenti, dell’ingombro fisico.

Viviamo in un mondo al contrario, con buona pace di Karolina e dei suoi insegnanti che attraverso questo insuccesso le hanno dato, del tutto inconsapevolmente, la più grande lezione che mai avrebbero potuto impartirle: tutte le tecniche e le tecnologie sono nulla senza sapienza, pazienza, coraggio e cuore. Le offriremo ancora una mano se il responsabile marketing del suo progetto lo riterrà opportuno, diversamente la accompagneremo comunque con vicinanza e affetto, proprio perché abbiamo avuto la fortuna di conoscerla guardandola negli occhi e ascoltando la sua voce, e questo non lo dimenticheremo mai, anche in caso di blackout della rete.

Advertisements

Una risposta a “Strumenti e fini

  1. Vi tenevo d’occhio ma ultimamente, devo essere sincera, ho perso qualche passaggio.
    La storia di Karolina mi ha incuriosita, vado a cercare la risposta alla mia curiosità tra le tue pagine… A presto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...