Il fiume


È un fiume quello in cui siamo immersi. A tratti sembra che voglia travolgerci e ci spaventa, talvolta è quieto e lascia intuire anse dove riposare, più spesso è irrequieto e annuncia rapide che eccitano i sensi all’idea di affrontarle e domarle. Questo fiume è la nostra vita, la vostra, sono questi tempi straordinari che è emozionante vivere.

Corsi di formazione partiti e un ambizioso progetto di Università delle Sapienze manuali in cantiere per il nuovo anno. E letture di classici, bambini da affascinare con fiabe, racconti, disegni, animazioni e manualità. Ipotesi di feltri e una quantità impressionante di oggetti straordinari e irripetibili, alle volte veri e propri capolavori. E poi i filati, da scoprire annusandoli e tastandoli, dall’introvabile Leicester centellinato in pochi chili, al profumato Tammaro, e ancora nove colori e cinque nuove razze autoctone.

Ma l’aspetto più emozionante del tragitto attraverso queste acque imprevedibili e inquiete sono le persone, le voci, gli sguardi, gli occhi, le parole, le mani, i guizzi, i sogni, le debolezze che né le parvenze stravaganti né quelle contenute o dimesse possono trattenere. Di ogni età, di tutte le culture ed estrazioni, ne abbiamo goduto appieno in questi mesi: Awena, occhi trasparenti come la sua arte, Elisabeth semplicemente complessa come le sue opere, Nigel perennemente totalmente completamente altrove, Andrea perso nel suo esistere sopraffatto dall’arrugginito francese d’Africa, Hulla sassone pellegrina inquieta travolta dal fascino della cultura mediterranea, Rossana splendidamente malinconica, Carlino businessman del cibo lento, Adriana cementata al marito. E un fiume d’altri, una vera e propria Spoon River dei vivi di cui cantare, che alimenta i nostri flussi emotivi, tiene alta l’adrenalina e ci proietta in un futuro di cui solo a malapena riusciamo a distinguere i contorni ma del quale siamo certi.

«Stay hungry, stay foolish» è la massima che ci ha lasciato in eredità Steve Jobs (ai posteri lasciamo il giudizio sul suo operato, ma di certo ha modificato il mondo), ma se questa ricetta può essere utile per avere successo negli affari, aggiungendovi uno «stay lover» diventa un vero comandamento se vogliamo immaginare un futuro in cui sperare.

Il fiume che ci ha finora accompagnato, di cui facciamo parte a pieno titolo e che sembra aumentare di dimensioni giorno dopo giorno, di fame ne ha moltissima, e arretrata: fame di bello, buono, sano, etico, valoriale, e di follia ne ha in abbondanza se per questa s’intende la tensione costante a immaginare, impegnandosi, un domani differente e migliore del presente. E poi amore, a fiumi anch’esso, amore per quello che si fa, che si impara, per quello che fanno gli altri, per quello che dagli altri potremmo imparare, amore da donare a nostra volta, riappropriandoci del gusto del dono.

Ne siamo certi: nonostante i segnali sconfortanti che ci piovono quotidianamente addosso e vorrebbero intorpidirci i sensi, la stragrande maggioranza di noi ha ancora voglia di bello e di buono, vuole lasciare una traccia pulita del proprio passaggio ed essere ricordata per il suo apporto in termini di serenità. Ciascuno di noi vuole migliorarsi nel confronto, continuare a imparare e «rendere autentica la propria esistenza uscendo dalla trappola dell’io, vivendo per una speranza più grande di lui». D’altronde, già qualche migliaio d’anni fa Marco Aurelio, con la sua laica sapienza, ci ricordava che «ognuno vale tanto quanto le cose a cui si interessa», e un suo coevo, ancora più celebre, ci ha lasciato detto: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore».

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2 risposte a “Il fiume

  1. Grazie a chi ha scritto questo post emozionante che raccoglie il pensiero di molti, di coloro che ogni giorno lottano con amore per ciò che è bello, buono e pulito. Non stanchiamoci, perché ne vale la pena.
    Stay hungry, stay foolish, stay lover, sempre.

  2. che bello svegliarsi con pensieri così belli e positivi, leggere e avvicinare persone e cose con gli occhi del cuore
    un abbraccio

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