Valentina: London calling


22 ottobre 2011

Partire di sera è sempre una pacchia. Nessuno per strada, niente camion, niente anziani col cappello in seconda ai trenta all’ora, niente insulsi attraversamenti di acari (capita spesso, durante il giorno, di assistere a uno di questi strani fenomeni, per esempio quando le macchine davanti a noi inchiodano senza motivo apparente, come per lasciar passare una scolaresca di acari in fila indiana). Insomma, alle 17 del sabato la strada è deserta e a Malpensa siamo arrivati con un certo anticipo. L’aereo è atterrato puntuale all’aeroporto di Gatwick. Per arrivare nel centro di Londra c’è il treno veloce, che fa la spola tra i due punti in mezz’ora. Sul momento sono stati tutti molto gentili e disponibili, ma la magia della cortesia inglese si è dissolta alla stazione della metro, quando abbiamo scoperto che la nostra tratta era sospesa. Abbiamo provato a chiedere perché e cosa fare altrimenti, ma la risposta è stata un laconico «Sorry, no service». Alla terza volta che il bigliettaio pronunciava la stessa frase, ho dedotto che fosse un automa, Così ci siamo diretti alle fermate del bus in superficie. L’autista doveva essere parente del bigliettaio, perché quando abbiamo provato a chiedergli indicazioni si è limitato a battere sul vetro, dov’era appesa la mappa del tragitto. Finalmente siamo arrivati alla fermata… sbagliata. Al secondo tentativo finalmente siamo scesi nel punto giusto, dove ci attendevano “solo” venti minuti a piedi con le valigie. Insomma, un’odissea. Alla fine abbiamo raggiunto il tanto sospirato albergo. Considerato il freddo che faceva fuori, mai ci saremmo aspettati di trovare quasi trenta gradi in camera, e la finestra spalancata. Interessanti, questi inglesi…

V.

23 ottobre 2011

Oggi abbiamo passato la giornata con il mio cuginetto (continuo a chiamarlo così, ma ormai mi supera in altezza di quasi una spanna…). Dopo aver girato la città in lungo e in largo, da Piccadilly Circus a Buckingham Palace, passando per Hide Park fino a Marble Arch, siamo andati a cena in una zona di Londra considerata molto “in”, in un ristorante tutto buio, con le pareti nere e le luci soffuse e la clientela ben vestita, dove si mangia soprattutto carne. Appena entrati abbiamo visto passare un enorme tagliere con sopra diversi tagli di carne argentina. La cena si è aperta con un bicchiere di Champagne, pane alla zucca, al formaggio e integrale da accompagnare con burro, sale e pepe, oppure olio alle erbe e aglio. Tempo che la carne si è cotta (500 grammi ci mettono i loro bravi venti minuti), avevamo già spazzolato due panieri interi. E quel pezzo interminabile di filettoera uno spettacolo! Per non parlare del vino rosso che lo accompagnava…

V.

24 ottobre 2011

La sveglia è stata un po’ traumatica, ma avevamo promesso al cuginetto che avremmo fatto colazione assieme verso le 9.30 e non potevamo certo mancare. Anche perché ci ha portati in una pâtisserie meravigliosa. Io adoro i croissant! Nel programma della giornata non potevano mancare la maestosa House of Parliament, controllata a vista da decine di guardie armate fino ai denti, e la Westminster Abbey, dove però non siamo entrati perché la coda infinita ci ha demoralizzati. Al contrario, la Westminster Church l’abbiamo girata in lungo e in largo. Peccato solo che, per assecondare la pigrizia dei turisti, sia stato realizzato un ascensore per raggiungere la cima della torre, e sia vietato l’accesso alle scale. Sono comunque rimasta affascinata dalla finezza delle opere londinesi. Ci siamo lasciati per ultimo il mercato. C’era da perdersi tanto era grande! Favolosa la via principale, con l’esterno dei negozietti addobbato a seconda della merce in vendita: una scarpa gigantesca per il negozio di scarpe, fiori e disegni gotici per quello di tatuaggi, un dragone monumentale per le chincaglierie cinesi… Per chiudere la giornata, abbiamo cenato in un pub. La fortuna ha voluto che il lunedì ci fosse lo sconto del 50%, così abbiamo mangiato come manzi all’ingrasso, bevuto a volontà, il tutto per una cifra decisamente irrisoria.

V.

25 ottobre 2011

Ultimo giorno a Londra. Dopo aver visitato i posti che ci mancavano da vedere, ci siamo avviati a prendere il treno per l’aeroporto. È allora che è iniziata la seconda odissea. Il treno veloce che dalla stazione porta a Gatwick parte ogni quindici minuti. Perso quello delle 16 abbiamo aspettato il successivo. Cancellato. Il check-in del nostro chiudeva alle 17.20, perciò il treno delle 16.30 ci avrebbe portati a destinazione appena in tempo per non dover correre. Peccato sia arrivato in ritardo e ci siano rimasti dieci miseri minuti per portare noi e le nostre valigie di corsa fino al check in, dove un ragazzo – sguardo terrorizzato e mani tremanti – si affannava per raccogliere gli ultimissimi ritardatari, tra cui noi. Attraversata la zona security, abbiamo recuperato le nostre cose in fretta e furia, abbiamo attraversato il corridoio verso il punto d’imbarco (a occhio e croce direi che è lungo un chilometro, ma a me è sembrato mooolto di più) e ci siamo messi in coda per salire. Ma non era ancora finita. Che fine avevano fatto i miei documenti d’imbarco e d’identità? È cominciata così una frenetica ricerca, seguita da un elenco di possibili luoghi in cui avrei potuto averli lasciati, quando… ecco l’intuizione: nella confusione generale erano rimasti appoggiati sul banco all’uscita della security! Un chilometro più indietro. E l’imbarco era già iniziato. Mi sono lanciata di corsa verso il banco informazioni dove, rossa come un pomodoro maturo e senza fiato, ho risposto alle domande di routine per riavere i documenti e tornare indietro, ancora più in fretta, ormai certa di aver perso l’aereo… Invece fortunatamente ero ancora in tempo, e sono salita per ultima. Non so chi abbia tenuto una mano tesa sulla mia testa, ma Valentina ringrazia!

V.

Qualche cartolina da Londra:

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