Impressioni di feltro


Arrivo, il tempo di un saluto e di capire che avrei voluto esserci.

Arrivo nell’aula di Agostina e ho la sensazione di entrare in un ventre materno….caldo, accogliente, assolutamente femminile. Proprio come lei. Le allieve, tutte donne. L’ambiente è una vera e propria fucina in fermento.

Non sono certa che “fucina” sia la parola giusta e, per scrupolo, controllo sul dizionario. «Fornello su cui si arroventa il ferro che poi viene battuto sull’incudine». Non è questo che intendevo. Ancora: «Bottega del fabbro». Ci avviciniamo. Il termine “bottega” sa di lavoro, di mani, di sapienza. Ma è l’ultima definizione quella più calzante: «Luogo, ambiente in cui si formano grandi ingegni, prestigiose personalità». Ecco, ci siamo.

Di questo si tratta, di grandi ingegni e prestigiose personalità, me ne accorgo subito.

Si respira qualcosa di profondo, che va oltre le mani che danzano con la lana, mani che raccontano una storia, mani che raccontano di sè. Agostina, la levatrice, si muove attorno all’arte che sta nascendo, pronta a raccogliere un bisogno così come a rispettare un silenzio. Sembra proprio una sala parto: i lavori che prendono vita piano piano, e che fino alla fine non si sa davvero che aspetto avranno. Quello che vedo sui tavoli è il frutto di un ascolto di sé, è la fatica di riconoscere ciò che si trova, è il coraggio di dargli una forma, è la ricchezza del condividere ed è lo stupore di vedere, alla fine, quella parte di noi che abbiamo lasciato libera di essere.

Nascono così le ghirbe, per ognuna diversa, per ognuna simbolo della parte più intima di sé, del proprio ventre, del proprio essere donna.

I pochi uomini che si aggirano in questo tempio femminile lo fanno a passi leggeri, in un silenzio quasi reverenziale, consapevoli di essere fortunati testimoni di Bellezza. Accolgo l’invito a mettere le mani in pasta, seppure per pochi attimi: una manciata di Morettina, scura e ricciola, quel che resta di un top rosso e mi accorgo subito di averne un gran bisogno….bisogno di lasciar correre le mani, come una terapia. Così mi stupisco che Emilio non sia ad un tavolo a fare lo stesso, ma mi confida “E’ tutto così intimo e così femminile, che non me la sento”. Convinta che si stia perdendo qualcosa, replico “Ma noi abbiamo bisogno di uomini che capiscano”.

Arriva le sera vestita di un tramonto mozzafiato e la mia fuga, seppure breve, è finita. Saluto velocemente le vite che ho incrociato e me ne vado, così piena di emozioni da non sapere dove metterle.

E’ vero. Abbiamo bisogno di uomini che capiscano. Che capiscano che c’è uno spazio solo nostro.

Grazie.

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2 risposte a “Impressioni di feltro

  1. ventre materno… non c’è nulla di più bello che riposarsi al caldo in un piccolo comfortevole lanoso nido..
    Mt
    che sensazione meravigliosa…. anche il testo è estremamente bello!
    Mt

  2. che bello aver trovato così tante belle parole “per dirlo” che cos’è questo fermento creativo che ci prende quando feltriamo insieme
    Susanna

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