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Cartoline dall’European Wool Handling

Come anticipato, dal 6 all’8 aprile la lana è stata al centro della manifestazione European Wool Handling, nell’incantevole scenario del santuario di Oropa, nei dintorni di Biella.

Lasciamo agli atti i documenti dell’evento, i testi analizzati, le interpretazioni, gli interventi dei partecipanti, dei portavoce nazionali e comunitari, dei numerosi rappresentanti di enti e istituzioni. Lasciamo alla riflessione ponderata le bozze del testo conclusivo che, una volta sottoscritto dai partecipanti al meeting, verrà portato a breve in Cina in occasione della Conferenza internazionale dell’ITWO a supporto delle legittime richieste di semplificazione, chiarezza,  uniformità e sensatezza che i rappresentanti di ventidue paesi accorsi all’European Wool Handling hanno siglato. Al di là della loro importanza e autorevolezza, questi atti rappresentano veri e propri segni, strumenti che servono a indicare la direzione e non si esauriscono in se stessi.

Proviamo invece a trasmettere per immagini l’intensità delle tre giornate trascorse a Oropa. Per esempio, l’emozione di trovarsi a tavola in otto, di cui tre sloveni, due spagnoli, un’incredibile italiana dalla penna magica che ha abbandonato gli agi cittadini per allevare capre cashmere in Valtournenche, e un gigante estone che, non trovando un taxi, ha deciso di percorrere di notte, zaino in spalla, i tredici chilometri e gli ottocento metri di dislivello che separano Biella da Oropa. «Bella passeggiata» è stato il suo commento a quella “transumanza”. Nel tavolo accanto, la delegazione francese si sentiva a casa propria, e in fondo lo era davvero se pensiamo che ogni luogo in cui siamo e in cui portiamo i nostri valori è, di fatto, la nostra patria. E se la rappresentante svedese inizialmente sembrava un po’ a disagio per la le incompatibilità linguistiche, è bastato il primo bicchiere di Barbera per rompere il ghiaccio e rendere fluida la comunicazione. Poi c’erano i belgi: da quasi un anno senza un governo, ma comunque interessati a comprendere come trasportare correttamente la lana dei loro allevamenti. E australiani, tedeschi, portoghesi, britannici, uruguaiani e svizzeri, tutti insieme a testimoniare il loro entusiasmo e la voglia di dare un contributo attivo al futuro dell’allevamento ovino. Ciascuno con il suo incredibile patrimonio di storie e di vite, diverse per cultura, lingua e clima, ma tutte accomunate da una unica passione, quella per gli animali, le loro esistenze, i loro frutti, la loro tutela.

Ventidue nazioni che dividono il tempo e il cibo, o che dibattono su come applicare le leggi anziché provare a eluderle: un’emozione difficile da dimenticare e soprattutto un segnale concreto di concordia. Anche se nessun documento ne darà mai atto, ci piace pensare che la pace passi anche attraverso incontri come questo.

 

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European Wool Handling

Sottoprodotto. Per essere più precisi, sottoprodotto di categoria 3, non destinato al consumo umano.

Così il Legislatore europeo ha classificato, tra gli altri, il vello tosato degli ovini. Un destino che accomuna tutte le razze europee.

È tuttavia evidente come il passo da sottoprodotto a rifiuto sia breve e come, una volta raggiunto questo status, la lana passi, da preziosa materia prima qual è, a ingombro di cui doversi sbarazzare.

Vendite sottocosto, lavorazioni marginali o di bassa qualità e smaltimenti rappresentano le soluzioni messe in atto, specie per i velli provenienti da razze minori, marginali o comunque non valorizzate dalla pubblicità. In ogni caso, un bene prezioso corre il rischio di essere mortificato, e con questo tutta la filiera valoriale a cui è collegato.

Sono questi i temi che verranno affrontati nel corso dell’iniziativa European Wool Handling, in programma dal 6 all’8 aprile presso il Santuario di Oropa (BI), organizzata da Biella the Wool CompanyAtelier Laines d’Europe.

Tra gli invitati, provenienti da tutta Europa, operatori delle Asl, rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane, membri di istituzioni europee, allevatori, zootecnici, associazioni di categoria, camere di commercio. Grazie al confronto su tematiche di interesse condiviso, ognuno potrà formarsi una visione più completa delle esigenze degli attori coinvolti, chi ne ha titolo potrà far valere le ragioni comuni nelle opportune sedi e gli allevatori potranno conoscere nuove possibilità per valorizzare i propri prodotti.

Per informazioni: +39 015 472469, info@biellathewoolcompany.it

Wools of Europe

L’abbiamo detto più volte: la conservazione della biodiversità è un imperativo etico, un patrimonio da difendere e trasmettere alle generazioni future. La nostra lana, il tesoro che sentiamo il dovere di tutelare e far conoscere, arriva da lontano: ottantasette velli di differenti razze ovine, provenienti da ventisette diverse nazioni europee, alcune in via di estinzione, altre più diffuse, tutte insostituibili nei rispettivi cicli ambientali.

Per valorizzare ulteriormente questa preziosa risorsa, guidati dall’infaticabile Marie Thérèse Chaupin di Atelier Laines d’Europe, abbiamo ottenuto dalla generosità appassionata di mani e ingegni d’Europa (prediligendo quelli considerati più “marginali”) alcuni manufatti straordinari. Dall’Islanda alla Grecia, dal Portogallo all’Estonia passando per i Balcani, Francia, Slovacchia, Olanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Romania, abbiamo raccolto una collezione di centinaia di capolavori unici, ciascuno dei quali porta la firma dell’autore, artigiano, università, cooperativa o artista che lo ha creato. Nomi, cognomi e recapiti di ciascun produttore di questa filiera, che sappiamo virtuosa, diventano un argine alla deriva dell’anonimato. Siamo convinti che sostenerne il lavoro rappresenti un tassello per rendere più sostenibili anche le nostre esistenze.

Affinché il sapere e il saper fare non vadano dispersi, con l’esposizione Wool of Europe – una mostra in perenne movimento che solo nei rari momenti di riposo è conservata nella nostra sede di Miagliano – portiamo in “pellegrinaggio” calzature in feltro dalla Bosnia Herzegovina, cuscini imbottiti dalla Svizzera, tappeti dalla Repubblica Ceca, sciarpe e guanti dalla Germania, copricapi dal Regno Unito, stuoie che riprendono iscrizioni rupestri e giochi arcaici dall’Italia, maglioni coloratissimi sogno di natura dall’Islanda e poi gonne, abiti, arazzi da ogni angolo del vecchio continente. La lana sucida d’origine affianca ogni prodotto finito, a dimostrazione concreta di cosa si può fare con un quello che i regolamenti della Comunità Europea definiscono un “sottoprodotto”.

Ve ne diamo un assaggio, certi di emozionarvi.