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Storie di lana: la mangiauomini

«Acquaaa, acquaaa!»

Quando il macchinista faceva sentire il suo grido, tutto il reparto sapeva di doversi tenere lontano da quella che veniva chiamata “la mangiauomini”. Divinità meccanica terribile e infaticabile, dal cui grembo prolifico incessantemente usciva lo stoppino che andava filato.

La carda, che ammaliava con il suo incedere regolare, necessitava di cure costanti, registrazioni amorevoli e continue. Scendere nel suo intimo – la fossa – era privilegio di pochi. Un compito affascinante e pericolosissimo. I grandi tamburi guarniti da pettini argentei lanciati in velocità e il rumore sommesso, costante e ipnotico, spesso inducevano gli uomini ad abbassare la guardia. La macchina, allora, esigeva un sacrificio e lo celebrava.

I macchinisti si riconoscevano subito: senza una mano, a volte privi di un braccio, dignitosi nel portare quelle ferite di guerra, cicatrici mai ostentate ma nemmeno da nascondere.

Sentendo gridare: «Acquaaa!», gli operai comprendevano che la carda stava per essere messa in funzione e, allontanandosi, la abbandonavano alla sua lenta e inesorabile partenza.

Quel grido non si sente più da anni, è stato sostituito dalle sirene, e l’acqua, che un tempo generava la forza motrice, oggi è importante in relazione alla produzione di energia elettrica. Gli infortuni sono diminuiti drasticamente grazie alle leggi, agli operai, agli imprenditori, agli ingegneri. La mitologia è stata addomesticata e, finalmente, ricondotta a esercizio di raziocinio.

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Sai da dove viene la tua lana?

Se un tempo i consumatori si accontentavano di conoscere le caratteristiche di un prodotto leggendo l’etichetta, oggi si dimostrano sempre più interessati anche alla storia di ciò che acquistano. Per questo la tracciabilità, ovvero la conoscenza di tutti gli anelli della catena che hanno portato al risultato finale, rappresenta un elemento fondamentale per attestare la qualità di un prodotto.

Quando si parla di lana, per garantire la tracciabilità non si possono usare mezzi termini o nascondersi dietro alle ambiguità che talvolta si insinuano nelle normative, nei marchi e nelle certificazioni. È indispensabile conoscere tutti gli attori coinvolti nel percorso di trasformazione della lana e verificare che i singoli passaggi del processo rispondano a determinati standard qualitativi:

  • un allevatore di cui si conoscano le razze trattate, i pascoli e la cura che dedica alle greggi, e con cui siano stati stabiliti accordi di lavorazione, dopo aver identificato l’impiego ideale della materia prima;
  • la qualità del vello sucido, di cui siano state stimate caratteristiche e rese;
  • un impianto di lavaggio e di cardatura selezionato e un nastro di pettinatura idoneo alle lavorazioni successive (filatura, tintoria, ritorcitura, aspatura);
  • il progetto del capo finito e il suo processo di lavorazione (per esempio, tessitura, maglieria e confezione), attribuito ad aziende in grado di valorizzare al meglio il prodotto;
  • un prodotto finale di cui sia garantita la produzione locale a chilometro zero, nel rispetto della sicurezza e della salute dei lavoratori, dell’ambiente e dell’etica del lavoro.

Poter tracciare ogni singolo passaggio della filiera di lavorazione consente di tutelare maggiormente i consumatori al momento dell’acquisto, ma anche di renderli più consapevoli del valore legato all’origine di ciò che comprano e di avvicinarli alle persone coinvolte nel processo di produzione, trasformazione e realizzazione di un prodotto.

Il ciclo della lana: il lavaggio

Il secondo passaggio della catena di lavorazione della lana è il processo di lavaggio. La lana selezionata ed eventualmente mistata (fibre diverse vengono miscelate per ottenere il filato desiderato) viene battuta per aprire i velli, togliere polvere e terra e impurità vegetali, e poi lavata all’interno di vasche con acqua a temperature differenti, da fredda a calda e infine tiepida. Ai fini della sua economizzazione, l’acqua viene riutilizzata in continuo. Durante questa fase, enormi erpici muovono delicatamente il vello e lo accompagnano nella corsa verso l’ultima vasca. Da lì il fluido, che contiene in sospensione una forte componente organica, è indirizzato a una centrifuga, che permette di estrarre il grasso di lana, da cui si ricava la preziosa lanolina. Il tecnico di lavaggio conosce il risultato che deve ottenere e regola il sistema affinché il processo si svolga correttamente. Infine si procede all’asciugatura. Al termine di quest’operazione la lana (il “lavato” in gergo) è pronta per essere trasformata in filato cardato o avviato alla pettinatura. L’acqua residua degli impianti di lavaggio viene fatta confluire in impianto di depurazione e i reflui, allontanati e smaltiti.

Il ciclo della lana: selezione e scarto

La selezione della lana riveste un capitolo fondamentale nella definizione del ciclo laniero. Prima di essere lavorata, la lana tosata (chiamata in gergo “sucido”) viene lasciata riposare al caldo, al fine di favorire la fluidità delle fibre intrappolate nel grasso del pelo, e sottoposta a un accurato esame da parte di una figura professionale ormai in via d’estinzione, lo scartino.

Un tempo, per trasformare i giovani apprendisti in esperti conoscitori, ci volevano in media cinque anni, l’equivalente di un’odierna laurea magistrale. Al termine di tale periodo, gli allievi sapevano riconoscere razza e origine del vello della pecora, età e condizioni di salute dell’animale e stagione di tosa, e valutare la finezza della fibra, la resistenza, il diametro, la resa in termini di prodotti di scarto, la quantità di grasso contenuto nella lana, e soprattutto la migliore destinazione di quel vello ancora così grezzo al fine di trarne il miglior prodotto possibile.

Per farlo, è indispensabile avere sensi allenati. A occhio la fibra viene separata in base alle ipotesi di lavorazione, il tatto consente di preventivarne resa (quanta lana e quanto scarto), morbidezza e il contenuto in grasso, l’udito restituisce la resistenza della lana fatta vibrare tesa tra le dita, l’olfatto definisce la qualità e individua eventuali problematiche d’origine. Tutti i sensi insieme permettono di tracciare un profilo empirico della fibra più rapidamente e accuratamente rispetto a qualsiasi analisi di laboratorio.