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Tempi straordinari

«Viviamo tempi straordinari». Così il capitano Jack Aubrey, sul suo veliero ridotto a un colabrodo, commentava l’esito della lotta con la nave francese Acheron. Nessuno fra gli ufficiali comprendeva il senso di tanto entusiasmo, specie in mezzo all’oceano ancora minaccioso e con quel nemico così rapido in prossimità. Solo l’occhio eccitato del comandante della Surprise brillava di saggezza e follia tra le schegge e le falle, ricordo della battaglia.
«Viviamo tempi straordinari». Proprio ieri ci siamo ritrovati a ripetere, senza possedere i titoli dell’eroe di Master and Commander o fisici scolpiti alla Russell Crowe, le stesse parole. Il clima era tuttavia per alcuni versi (e azzardati paragoni) simile: crollo della borsa di Milano, indici occupazionali in picchiata, prezzo del carburante in salita, trombe d’aria al Nord e caldo record al Sud, delitti efferati e impuniti. Eppure anche noi abbiamo pronunciato quella frase.
Un simile atteggiamento, che ad alcuni potrebbe sembrare incosciente o addirittura presuntuoso, ha invece basi solide: evitare i circuiti cancerosi dei giochi di potere, di partito, di associazione, preferire le strade tortuose e in salita a quelle spianate, amare i propri progetti e le persone che li sostengono o a cui sono destinati. E osare. Senza remore, senza timori, senza paure, puntando sempre a fare meglio.
Viviamo in un contesto dove tutto è facile e costa relativamente poco. Proviamo a fare alcuni esempi. Con un click ci colleghiamo col mondo e siamo liberi di dire ciò che pensiamo, scriverlo e diffonderlo senza timori o censure. Facebook ci permette di conoscere e dialogare in tempo reale con un tessitore sudamericano o una magliaia norvegese, e Skype ci consente di parlare per ore gratuitamente con la Nuova Zelanda. Qualsiasi corriere può spedire un nostro pacco in Canada in pochi giorni e in altrettanti possiamo riceverne uno dalla Cina. Ci si può muovere tra Milano e Roma in quattro ore, e negli ultimi dieci anni è difficile ricordare più qualche manciata di minuti di interruzioni dell’energia elettrica. E soprattutto non siamo sottoposti alle fatiche fisiche che dovevano sostenere i nostri padri, o ancora di più i nostri nonni.
Naturalmente non proprio tutto è facile e poco costoso, e naturalmente non sempre lo è per tutti, ma alle nostre latitudini chiunque ha la possibilità di cogliere le occasione senza farsi ingabbiare da un pessimismo immobilizzante o da nostalgie di un passato che non potrà, comunque, più ripetersi. Evitare di confondere lo scambio con il business regala la consapevolezza che esistono ricchezze non quantificabili in euro ma depositabili in casseforti blindate: quelle della nostra esistenza, degli scambi relazionali, della crescita umana.
Vi chiediamo di essere pazienti per questo panegirico un po’ “da anziani”. Di tanto in tanto lo rivolgiamo alla nostra Valentina, che lo accoglie con il rispetto dovuto alla nostra veneranda età (complice anche il suo Mp3) e ci preme condividere anche con voi ciò che c’è alla base della nostra “scommessa”. Prodotti sostenibili, rispettosi, portatori di valori e di saperi, che guardano al futuro e non al passato, disponibili a prezzi accessibili che non sminuiscano o offendano nessun anello della catena che li ha creati. Una catena, spesso ce lo dimentichiamo, che è sempre costituita da occhi, mani, sogni, desideri di futuro.

Sai da dove viene la tua lana?

Se un tempo i consumatori si accontentavano di conoscere le caratteristiche di un prodotto leggendo l’etichetta, oggi si dimostrano sempre più interessati anche alla storia di ciò che acquistano. Per questo la tracciabilità, ovvero la conoscenza di tutti gli anelli della catena che hanno portato al risultato finale, rappresenta un elemento fondamentale per attestare la qualità di un prodotto.

Quando si parla di lana, per garantire la tracciabilità non si possono usare mezzi termini o nascondersi dietro alle ambiguità che talvolta si insinuano nelle normative, nei marchi e nelle certificazioni. È indispensabile conoscere tutti gli attori coinvolti nel percorso di trasformazione della lana e verificare che i singoli passaggi del processo rispondano a determinati standard qualitativi:

  • un allevatore di cui si conoscano le razze trattate, i pascoli e la cura che dedica alle greggi, e con cui siano stati stabiliti accordi di lavorazione, dopo aver identificato l’impiego ideale della materia prima;
  • la qualità del vello sucido, di cui siano state stimate caratteristiche e rese;
  • un impianto di lavaggio e di cardatura selezionato e un nastro di pettinatura idoneo alle lavorazioni successive (filatura, tintoria, ritorcitura, aspatura);
  • il progetto del capo finito e il suo processo di lavorazione (per esempio, tessitura, maglieria e confezione), attribuito ad aziende in grado di valorizzare al meglio il prodotto;
  • un prodotto finale di cui sia garantita la produzione locale a chilometro zero, nel rispetto della sicurezza e della salute dei lavoratori, dell’ambiente e dell’etica del lavoro.

Poter tracciare ogni singolo passaggio della filiera di lavorazione consente di tutelare maggiormente i consumatori al momento dell’acquisto, ma anche di renderli più consapevoli del valore legato all’origine di ciò che comprano e di avvicinarli alle persone coinvolte nel processo di produzione, trasformazione e realizzazione di un prodotto.

La lana che vogliamo

La lana si adatta perfettamente ai nostri tempi: è una fibra naturale al 100%, ecosostenibile e rinnovabile, efficiente dal punto di vista energetico e biodegradabile. Un materiale antico ma al contempo altamente tecnologico, tutt’ora ineguagliato nonostante i continui tentativi di riprodurne artificialmente le qualità.

Ma c’è lana e lana.

Ogni tipo di vello non è mai identico a se stesso. La lana cambia ogni anno in relazione al clima, al pascolo, alla razza, al singolo animale e alla cura che l’allevatore dedica al suo gregge. Per questo al momento dell’acquisto è importante poter scegliere lana tracciabile, che consenta di conoscere tutte le fasi produttive, dalla pecora fino al consumatore finale. Una personalizzazione che tutela gli allevatori, fa crescere la consapevolezza dei consumatori e garantisce la qualità del prodotto. Inoltre, solo in questo modo è possibile dimostrare la conformità di un prodotto a standard etici e di ecosostenibilità.

In tutta Europa la lana oggi è in pericolo: la maggioranza delle pecore viene allevata solo per la carne e per il latte e la quota tessile diminuisce progressivamente a fronte di una produzione asiatica in continua crescita. Così, parte della produzione laniera corre il rischio di essere abbandonata, e con questa il popolo dei transumanti e i loro armenti.

L’utilizzo di lane autoctone rappresenta non solo un supporto per i produttori, ma anche un’azione di recupero di una risorsa tradizionale, la riscoperta di antichi saperi e un sostegno alla nascita di microeconomie all’interno dei contesti rurali.

Le lane tipiche, storicizzate, vanno a collocarsi in una fetta oggi non esistente di mercato sostenibile, non solo dal punto di vista economico ma anche in senso lato, visti i presupposti di ecologicità e tracciabilità della materia prima, della catena produttiva e quindi del prodotto finito.

Promuovendo azioni concrete a favore di allevatori e di razze ovine in via di estinzione e offrendo un supporto essenziale per contrastare la loro scomparsa, gli allevatori, i produttori, i trasformatori e i consumatori di lana possono diventare parte attiva di un ampio progetto di salvaguardia dell’ambiente e di coloro che lo abitano.

The Wool Box

Il progetto The Wool Box nasce per conoscere, salvaguardare e promuovere la cultura della lana in tutte le sue declinazioni.

Intorno a questo materiale antichissimo e versatile ruota un universo fatto di persone, progetti ed esperienze fortemente legato alla natura e alle tradizioni.

The Wool Box è un contenitore di storie, voci e notizie dedicato al mondo della lana. Un luogo dove possa crescere la consapevolezza dei consumatori e dove produttori, trasformatori e utilizzatori di lana possano dialogare e condividere idee, saperi ed esperienze. Un progetto collettivo per promuovere uno stile di vita meno frenetico e più rispettoso delle diversità, compatibile con una migliore qualità del vivere, in armonia con l’ambiente e le persone.