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Farewell, Valentina


Valentina ci lascia. Era nell’aria e la sua palpabile irrequietezza ci aveva messo da tempo sul chi va là. Abbiamo goduto per sei mesi della ventata di freschezza che ci ha portato e confidiamo esserle stati d’aiuto sia sul piano professionale sia su quello umano.
La vogliamo ringraziare pubblicamente con queste righe. Se poi anche voi che l’avete conosciuta su queste pagine vorrete farle sentire forte il vostro “in bocca al lupo” scrivendole qualcosa, siamo sicuri ne sarà lieta.
Buona vita Valentina, e grazie.

gennaio 2012

E anche quest’anno è passato! Per alcuni è stato ricco di novità, per altri da dimenticare. Personalmente, è stato un anno molto interessante. E l’esperienza in questa “scatola di lana” ha arricchito le mie conoscenze e i miei orizzonti, oltre ad avermi dato per la prima volta la possibilità di sfruttare le competenze apprese all’istituto tessile che avevo sempre considerato poco utili… Ho scoperto un mondo che avevo sempre e solo immaginato, e interessi nuovi ed entusiasmanti che mai avrei pensato di fare miei. Come il lavoro a maglia, che nella mia ignoranza ho sempre ritenuto un passatempo per nonnette con la copertina sulle ginocchia, mentre sono rimasta stupefatta nell’apprendere che, oltre a essere tutt’altro che semplice, è anche incredibilmente diffuso tra le giovani donne! Ho imparato (parolone… diciamo che mi sono avvicinata a capire come funziona) a gestire il sito internet dell’azienda, a caricare le immagini, farne le descrizioni, stabilirne la posizione all’interno delle pagine… Un lavoro che si è rivelato arduo, ma gratificante. Sicuramente mi tornerà utile, e per questo motivo è stato già diligentemente aggiunto al mio curriculum.

V.

Epilogo

Da qualche tempo mi prudono di nuovo i piedi. E quando a Valentina prudono i piedi, finisce quasi sempre che la si può trovare in aeroporto. La direzione ancora non la so, ma penso che riprenderò in mano gli appunti presi prima di iniziare lo stage, dove avevo annotato le possibili destinazioni europee e i siti a cui poter appoggiarmi, per una nuova avventura in stile au-pair chissà dove! Sono stanca di stare a Biella, dove troppi sanno soltanto lamentarsi, dove quando chiedi a qualcuno che non vedi da mesi: «Ehi, come va? Novità?», quello ti risponde puntualmente: «Mah, va così… niente di nuovo». Ma insomma, che noia! Per questo motivo, mentre aspetto che quel paio di posti della zona a cui ho inviato il cv mi diano un riscontro, continuo a sfogliare siti e a mandare e-mail a famiglie e posti vari. Per ora credo di poter scrivere la parola fine su questo diario riguardante il mio percorso qui a The Wool Box, catalogandolo come esperienza positiva, sicura che mi aiuterà in futuro. Grazie a tutti, e a presto.

V.

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Lavora con noi: com’è andata a finire


Centinaia di curricula. Un riscontro veramente notevole, oltre ogni aspettativa, per il nostro appello «Lavora con noi». Ai primi abbiamo risposto puntualmente poi, man mano che il flusso è cresciuto, non siamo stati più in grado di farlo in modo personalizzato. Con queste righe vorremmo ringraziarvi tutti e aggiornarvi sullo stato dell’arte.

Prudentemente ma con un ritmo ben scandito, lentamente ma non per questo con meno partecipazione – applicando un metodo quasi misconosciuto e ritenuto obsoleto in quest’epoca di comunicazione “hic et nunc” – abbiamo iniziato a tessere rapporti con alcuni di voi. Se è presto per le presentazioni ufficiali, vi diamo alcune anticipazioni sulle persone selezionate, come le iniziali, la provenienza e il campo di interesse, che integreremo man mano che la trama si farà più fitta e consistente.

  • I.C., Napoli. Studentessa in architettura. Knitter e blogger. Le abbiamo chiesto di aiutarci a definire i migliori pattern per le nostre lane. È già all’opera e presto ne apprezzeremo i modelli.
  • T.C., Biella. Art director con laurea in Scienze della comunicazione. L’avete già vista all’opera con le proposte “Colori d’Autunno” e “Natale 2011”.
  • R.S.M., Oporto (Portogallo). Artista, con formazione accademica a Brera. La vedremo probabilmente all’opera quest’estate in una serie di performance e flash mob dei quali vi terremo informati e per cui contiamo sulla vostra partecipazione.
  • L.d’A, Biella. Specialista in social communication, con laurea in Scienze della comunicazione. È già all’opera su Facebook.
  • H.K., Rostock (Germania). Web marketer. Chissà non riesca a portarci dal Nord la tradizione del saper fare professionalmente evoluto presentandoci le maestre di quelle lande, e a esportare a quelle latitudini la qualità del nostro Made in Italy.

Dal mare del Nord all’Oceano Atlantico, fino al calore del Mediterraneo, personalità e professionalità molto diverse, accomunate però da una caratteristica: la freschezza. Ognuno a modo suo entusiasta verso il Futuro, quello con la F maiuscola, quello da costruire e non da subire. Per citare Lutero, gente che «se sapesse che domani arriverà la fine del mondo, oggi stesso pianterebbe una pianta di mele». Vedremo se insieme saremo capaci di impostare un nuovo modo di lavorare e di metterlo a frutto, almeno in termini di coinvolgimento, sensibilizzazione e accrescimento culturale.

A tutti gli altri, quelli che non abbiamo avuto modo di contattare o di sottoporre a colloquio, vadano comunque i nostri più caldi apprezzamenti e saluti. Grazie a tutti.

Lavora con noi


Prendetela per quel che è, ossia una provocazione: il nostro progetto è nato con ben altri scopi, ma oggi questa bruma autunnale è diventata un pretesto per fare il punto su situazioni che da tempo ci frullano in mente e non siamo ancora riusciti a connotare chiaramente. In buona sostanza tutto gravita intorno all’enfasi che, nelle comunicazioni ufficiali (non solo sul blog, ma anche sui canali di advertising, tradizionali e online) relative al varo del nostro nuovo sito di etc-commerce, è stata data alla sezione Lavora con noi.

Ebbene, a distanza di una decina di giorni, a fronte di qualche decina di migliaia di clic, i curriculum ricevuti sono stati la bellezza di… due. Siamo stati forse poco attraenti? Non siamo riusciti a essere sufficientemente affascinanti? Troppo vaghi? Poco concreti? Probabilmente tutto questo e molto altro ma, consentitecelo, la propensione a mettersi in gioco, a inventarsi un futuro, a scommettere su se stessi, ci sembra tragicamente molto ridotta. Hanno risposto, immediatamente, un fotografo professionista di livello internazionale e una dottoressa di ricerca iper specializzata in sistemi interfaccia uomo-macchina: professionisti entrambi di elevatissimo profilo e buon reddito corrente. Da altri amici abbiamo ricevuto conferma del fatto che, se non fosse che un lavoro già ce l’hanno, il curriculum l’avrebbero inviato immediatamente. Qualcuno aveva anche azzardato: «Ma siete proprio sicuri di volerlo fare? Di questi tempi, attendetevi d’essere travolti da un mare di email». E invece, due soli riscontri.

Siamo rimasti esterrefatti e di questo stupore vogliamo rendervi partecipi. Ci attendevamo aspiranti designer o creativi del knitting, sarte, fumettisti, blogger e smanettoni. Figli e nipoti delle nostre lettrici, entusiasti o quanto meno intenzionati a immaginare un possibile percorso professionale, o comunque curiosi di scrivere loro stessi. Non è andata così.

Per questo ci siamo interrogati e vi interroghiamo: forse il mercato del lavoro è più flessibile di come viene descritto, o magari la fiducia nelle proprie possibilità è talmente ridotta da non azzardare nemmeno l’inoltro di un curriculum. oppure l’assenza di garanzie vitalizie è condizione sufficiente a scartare a priori ogni possibilità di rapporto… Non sappiamo quale sia la risposta e per questo vi chiediamo aiuto.

In ultima analisi ci pare un’ipotesi possibile che il lavoro ai ferri, al telaio, le arti manuali siano ancora relegate al mondo degli hobby, dei passatempi, e che risulti difficoltoso intuire percorsi professionali legati alla lana anche nelle sue declinazioni profittevoli. È vero che tutto ciò spesso rientra nel panorama dell’approssimazione e del fai da te, del mordi e fuggi, della superficialità dei barbari descritti da Baricco, ma Emma, Agostina, Deborah, Helene e molti altri, specie in quel Nord Europa, Canada e Stati Uniti che spesso guardiamo con ammirazione, ci dicono che non è così, che c’è un mondo non solo affascinante quanto produttivo dal quale si può trarre reddito. Ci confermano che si può essere tecnologicamente avanzati e socialmente appagati anche occupandosi di lana, con il presupposto di farlo con sapienza, diligenza, strumenti appropriati e una sana visione del futuro. È proprio questo il gap, il divario che separa l’allevatore neozelandese da quello italiano, la master knitter inglese da quella nazionale. Un vero peccato.

Il peccato è soprattutto l’abitudine tutta nostrana di arrivare ogni volta un po’ in ritardo, con gli addetti che stanno già rimuovendo il cartello del traguardo, e di contestare il giudice di gara mentre guardiamo con invidia gli atleti stranieri che hanno per primi tagliato il filo di cotone. Ci vogliono invece sapienza, costanza, pazienza, volontà di apprendimento, elasticità, orgoglio per quel che si è, si sa e si sa fare: solo in questo modo possiamo pensare di determinare il futuro ed evitare di diventarne le vittime.

Per il momento, oltre a invitarvi a dirci cosa pensate di queste “meditazioni”, vi lasciamo con una richiesta esplicita, un annuncio di lavoro in piena regola:

Per l’implementazione del sistema Wools of Europe ricerchiamo una risorsa volenterosa, appassionata di lavorazioni tessili artigianali, in grado di comunicare correttamente in inglese e francese, alla quale affidare la gestione dei contatti in essere e lo sviluppo del progetto. Se interessati, inviare il proprio cv a info@thewoolbox.it.