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Valentina: l’arte di mettere una toppa


17 ottobre 2011

È una storia infinita. Sto parlando dell’idea del signor L. di tappezzare tutto l’ufficio con il feltro, fino all’altezza di un metro e mezzo. L’idea in sé non è affatto male, è la sua realizzazione che mi devasta. Al solo pensiero di quanto ci avremmo messo a ricoprire le pareti con carta da parati invece che con la lana, mi prende lo sconforto. Ci sto impiegando ore su ore, e il risultato ancora non si vede. In più ho sbagliato a riportare delle misure su un pezzo di feltro, e ora mi ritrovo a dover fare una toppa. Speriamo di venirne a capo, perché non sopporto più la smorfia che faccio ogni mattina, quando entro in ufficio e vedo quel maledetto rotolo di feltro parcheggiato in un angolo.

V.

18 ottobre 2011

Personaggi di rilievo oggi in visita a Wools of Europe. Purtroppo era il mio turno di stare in ufficio, e li ho solo visti arrivare ed uscire, ma tra le persone che ho notato c’era anche una giornalista. Ci farebbe comodo un po’ di pubblicità, tanta gente ancora non sa che cosa ci sia qui.

V.

19 ottobre 2011

Questa mattina L.&L., con l’aiuto della nostra M.T., hanno portato giù dal piano superiore un bellissimo tavolo risalente ai tempi del cotonificio. Lo sappiamo perché sotto di esso L. ha trovato un’etichetta decorata con la data scritta a mano. L’idea era quella di utilizzarlo come banco scolastico per il corso che si terrà sabato con Emma Fassio, ma poi il signor L. ha detto che sarebbe stato molto più bello se fosse diventato il “tavolo delle coperte”, e così io e L. l’abbiamo foderato con della stoffa nera, e ora si trova in bella vista davanti all’ingresso, con sopra esposta la mitica cesta della lana e le coperte del territorio.

V.

20 ottobre 2011

Ne succedono di tutti i colori qui a Miagliano, nonostante sia un paesino davvero minuscolo. Oggi, in uno dei budelli che usano qui al posto delle strade, si è consumata una piccola tragedia (per modo di dire, ovviamente): un camioncino (non un TIR con rimorchio, un camion normale) ha sbagliato a prendere le misure di manovra e ha cozzato contro un balcone, vaporizzandolo, tranne che per qualche gigantesco detrito che si è delicatamente poggiato sul manto stradale, con il rumore di una slavina. Abbiamo quasi pensato che ci fosse un terremoto…

V.

21 ottobre 2011

Ennesima giornata passata a tappezzare il muro. Sto cominciando a non poterne più, così oggi ho preso due spiccioli e sono andata in missione “colla per tessuti”. Un tubetto grosso quanto un ago da insulina costa circa 5 euro… Alla fine ho comprato del Bostik. Ha un odoraccio, è super chimico ma non costa come un litro del mio sangue! Di bello c’è che alle cinque del pomeriggio eravamo tutti sorridenti e strafatti per i vapori della colla, e due pareti sono praticamente finite. Come anche il tubetto da 125 g di Bostik. Il resto dovrà attendere mercoledì, quando sarò tornata dal week end (lungo) a Londra. Goodbye!

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The Wool School: iscrizioni aperte

Elisa* intervista Emma Fassio


Questo post inaugura una serie di interviste alle nostre “maestre”, le donne creative e sapienti che durante i corsi di The Wool School ci aiuteranno ad approfondire la conoscenza del filo di lana. Iniziamo con Emma Fassio, knit-designer entusiasta e infaticabile.

Benvenuta, Emma. Facciamo un salto indietro nel tempo: raccontaci il primo ricordo legato al lavoro a maglia, la prima emozione da cui è nata la tua grande passione.

I primi ricordi relativi alla maglia sono legati a mia madre: ero piccola e adoravo guardare i ferri e i fili che s’intrecciavano per creare quelle trame speciali che amavo così tanto indossare. Seduta accanto a lei in salotto, la testa appoggiata sulla sua spalla, passavo ore a osservare i suoi movimenti: era una coccola speciale. Poi un giorno, all’età di sei anni, le ho chiesto di insegnarmi ad avviare delle maglie e non mi sono più fermata.

Hai diverse radici alle spalle: italiane, svedesi e americane. Che impronta hanno dato queste culture al tuo lavoro creativo?

Sono tutte molto importanti, in modi diversi e con sfumature che a volte si sovrappongono: tutte e tre mi hanno formato, sia come persona sia come creativa. Vita e creatività per me sono indissolubili e sono nota magica e fonte d’ispirazione l’una per l’altra. Sono figlia di diverse culture e mi piace pensare di poter cogliere gli aspetti positivi di ciascuna di esse, assimilandone le tradizioni relative alla lana e al lavoro a maglia.

Hai una curiosa passione per lo scialle, un capo che rimanda a suggestioni antiche…

Lo scialle per me rappresenta una coccola, l’abbraccio e il legame storico con il passato. Le donne anticamente lo indossavano per riscaldarsi, ma anche per contraddistinguere alcuni momenti della giornata o determinati eventi sociali (una nascita, un matrimonio, un funerale: ogni occasione aveva i propri colori e disegni). Nella grande letteratura dell’Ottocento e nelle sue rappresentazioni iconografiche troviamo descrizioni toccanti e immagini che colpiscono per l’abilità e la manualità. Esistono meravigliose leggende sulla nascita della lavorazione degli scialli, legati a fate e sirene, che sono state tramandate per secoli fino ai giorni nostri.

Te ne ricordi qualcuna?

Si, una in particolare che arriva dal Nord, dalle mie radici svedesi. Racconta delle donne di un’isola nordica che guardavano le sirene uscire dal mare avvolte di bruma e ammaliare i loro uomini. Per cercare di imitare quel loro “vestito” affascinante, le donne iniziarono a creare con la lana qualcosa che potesse rivestirle dello stesso fascino di quelle meravigliose creature marine.

Hai partecipato alle iniziative di Cuore di Maglia e Unite contro il cancro: come vi siete conosciute?

Ci siamo incontrate grazie alla passione per la maglia e i filati. Oggi internet, i blog e le diverse community online legate alla maglia e non solo, sono fonte di amicizie che possono consolidarsi nella realtà e da cui nascono collaborazioni importanti e speciali. In particolare Cuore di Maglia è un’associazione di volontarie che si occupa di realizzare e portare nei reparti di terapia intensiva neonatale degli ospedali italiani coperte, cappellini, vestitini fatti ai ferri per i nati prematuri. I manufatti vengono donati alle famiglie come segno di vicinanza e condivisione di un momento difficile e delicato. Unite contro il Cancro nasce invece per sensibilizzare le donne sull’importanza della ricerca e della prevenzione delle malattie tumorali femminili, per anticipare ed evitare, dove possibile, la degenerazione o gli esiti fatali delle stesse. In questo momento l’associazione sta lavorando a un libro di schemi di maglia, realizzato dalle tantissime donne che hanno aderito con entusiasmo al progetto inviando le loro creazioni. Credo che la partecipazione sociale sia un gesto che dà senso all’esistenza. Regalare un sorriso, una testimonianza di vicinanza e presenza, è un momento magico, per chi riceve e per chi dà.

Hai un blog, sei una designer di Ravelry nonché autrice e coautrice di libri, tieni diversi corsi…. da dove nasce questo desiderio di condivisione?

Dalla passione per la maglia, per i filati e per i modelli. Come dicevo, la rete offre davvero infinite possibilità a chi desidera condividere una passione.

Parliamo dei corsi che proporrai a The Wool School: sono incentrati su argomenti particolari e molto specifici. Come mai la scelta di questi temi e per chi sono pensati?

I corsi che terrò per The Wool Box sono due: uno dedicato agli scialli (il 22 ottobre) e uno sui cardigan (il 3 dicembre). Entrambi prevedono la lettura e la scrittura degli schemi. Insegnerò a capire la struttura fondamentale del capo che stiamo lavorando (per esempio, per lo scialle, la struttura può essere circolare o triangolare), che ci consentirà non solo di creare e scrivere nuovi schemi ma, partendo da uno schema dato, ci permetterà di personalizzare il modello che stiamo creando, adattandolo al nostro corpo e alla nostra fisionomia, diversa per ognuno. Credo che, insieme al lavoro a maglia vero e proprio, la capacità di personalizzare i capi in corso d’opera sia fonte di grande soddisfazione.

C’è un messaggio o un’idea che ti piacerebbe trasmettere tra i “fili” di questo corso?

Indossare un capo realizzato con le proprie mani e adattato alle proprie forme fisiche è una sensazione indescrivibile: la consapevolezza di essere riusciti a fare da soli quelle modifiche o di aver disegnato e scritto le istruzioni per ottenere quel capo è un’emozione unica e impagabile. Sono convinta che tutti siano in grado di farlo e sono pronta a insegnarlo a chi parteciperà ai corsi.

Prima di salutarti, un’ultima domanda “fuori schema”: c’’è un libro che ti è piaciuto particolarmente e che ci consiglieresti?

Sicuramente “Dieci donne” di Marcela Serrano. Lo sto leggendo in questo periodo e non l’ho ancora finito. Racconta di dieci donne, anzi nove più una, tutte diverse per età, estrazione sociale, personalità, esperienza di vita, ma accomunate da un unico fil rouge che è proprio la femminilità. Credo davvero che, per quanto possa essere diverso il vissuto di ogni donna, il loro cuore sia lo stesso, in ogni tempo e in ogni luogo, e unica sia la nota della loro anima femminile.

Ma che caldo, Valentina!

11 agosto 2011

Durante la pausa pranzo io e L., vista la giornata rovente, siamo andate a passeggiare lungo il canale, arrivando dove la roggia finisce. È un bellissimo posto, all’ombra degli alberi, con l’acqua che scorre calma nel suo letto artificiale. A L. è venuta un’idea un po’ pazza (come d’altronde tutte le altre): perché non ambientare un Extreme knitting sul canale, a bordo di una canoa? Unico problema: non abbiamo una canoa. Ma ci stiamo lavorando su… Sappiamo essere più estreme di Bear Grill!

V.

15 agosto 2011

Appena dopo le 12.30 L&L sono usciti, dicendo che volevano perlustrare il canale della roggia. Pessimo tempismo l’aver deciso proprio oggi di vestirmi da signorina… le ballerine non mi hanno consentito di andare con loro. A quanto so è stato un vero peccato, perché nella loro giterella si sono imbattuti in un cartello didascalico che afferma che la progettazione della roggia risalirebbe al 1200. Non so esattamente dove porti il canale, ma credo arrivi fino a Biella, perché verso le due mi L&L hanno chiamato chiedendomi se mi andasse di prendere un caffè con loro… a Tollegno, che si trova a qualche chilometro da Miagliano. Seguendo il corso dell’acqua, sono sbucati in paese, spaventando qualche vecchina e cercando invano di farsi dare un passaggio dagli autoctoni in macchina. Certo che da queste parti la gente è terrorizzata dagli autostoppisti! Sembra che a ogni angolo possa spuntare qualcuno intenzionato a derubarli di soldi è virtù. L’altro giorno la mia vicina di casa e mi ha raccontato di essersi spaventata da morire perché una sera, mentre tornava dal mercato con le borse della spesa, una macchina con a bordo due ragazzi le si è fermata accanto per chiederle se le servisse un passaggio. Lei ha balbettato che era quasi arrivata, ma mi ha detto di aver avuto una paura tremenda, perché era ancora lontana da casa, e chi sarebbe accorso se anche avesse gridato? Con suo grande sollievo i due ragazzi sono subito andati via. Ero scioccata: quei due poverini si erano fermati pensando di fare una buona azione. Chissà cos’hanno pensato vedendo la faccia terrorizzata della mia vicina.

V.

16 agosto 2011

Al Picknitting di oggi sono venuti due miei amici, Lorenzo e Francesca. Lei era già stata iniziata al mondo del lavoro a maglia dalla nonna, mentre lui era alla sua prima esperienza. Confesso che ero un po’ emozionata. Alle quattro sono arrivati entrambi con dolci e dolcetti, ci siamo messi al tavolo e abbiamo iniziato a lavorare. Poi sono arrivate anche le wonder-knitters Natascia Sartini ed Emma Fassio, e il pomeriggio è diventato una festa.

V.

17 agosto 2011

Oggi L. e M. sono partiti durante la pausa pranzo, armati di canna da pesca e molliche di pane. Un’ora dopo sono tornati con un sacchetto: L. si è procurata la cena! La trota è stata pulita, cucinata e divorata. La prossima volta voglio andarci anch’io. L. ha detto che era davvero buona…

V.

18 agosto 2011

Stanotte non ho chiuso occhio: troppo caldo e niente ventilatore. Si cerca di fare quel che si può, mangiare leggero, bere molto e rimanere calmi calmi, ma ho scoperto che per me non basta. E allora… bagno al torrente nella pausa pranzo! Sono arrivata sulla lama, in fondo alla roggia, con il costume sotto i vestiti, il telo da spiaggia e tanto, tanto caldo, eppure appena sfiorata l’acqua con l’alluce un brivido mi è corso lungo la schiena: l’acqua era gelida. Sono rimasta qualche minuto con i piedi a bagno, ma nemmeno quello è poi tanto facile: dopo un po’ a stare ferma così mi veniva freddo alle gambe eppure continuavo a sudare. Così finalmente mi sono convinta e armata di coraggio e buona volontà mi sono immersa fino alle ginocchia… poi fino alle spalle… e poi sono uscita di corsa dall’acqua battendo i denti! Devo dire che per oggi il caldo mi è passato.

V.