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Valentina va al mercato


21 novembre 2011

Sono arrivati i nuovi colori autunno-inverno: una meraviglia. Io e L. ci siamo tuffate negli scatoloni pieni di colori caldi e bellissimi, maneggiando i nuovi filati con gusto. Al momento il mio preferito rimane l’Arancio, ma sono innamorata anche del Verdone, del Blu Navy e del Marrone. In più abbiamo due filati “nuovi”: il Verbania, visto finora solo in color greggio, che ha una mano asciutta e solida ed è più indicato per la tessitura e per prodotti come borse e cappotti, e il Bose che invece avevo toccato solo sotto forma di tops, completamente diverso, vaporoso e soffice. Credo che un paio di guanti e una sciarpina sarà d’obbligo farli!

V.

22 novembre 2011

Vogliamo mettere i nuovi filati sul sito prima possibile. Sono troppo belli… Oggi abbiamo fatto le fotografie dell’ambientazione. Le ragazze sono state fantastiche e sembra si siano anche divertite molto. Peccato che dopo un po’ la temperatura abbia iniziato a scendere precipitosamente, e abbiamo dovuto ritirare tutto con le mani intirizzite dal freddo. Non mi piace il freddo, ma i colori dell’autunno inoltrato sono inimitabili. Quand’ero in Australia, la temperatura era il mio ideale: 20 gradi quando faceva fresco, 28 per il resto della giornata. Ma devo ammettere che la vista delle montagne innevate e degli aceri dalle foglie rosse che illuminano i lati delle strade mi è mancata tanto. Si può girare tutto il mondo, vedere cose meravigliose e uniche… ma l’emozione di annusare odori familiari e vedere luoghi che conosci come le tue tasche, è un appagamento unico che nessun altro posto può dare. Dopotutto sono convinta che ci sia un solo posto nel cuore di una persona che porta il nome di “casa”, e lo dice una giramondo!

V.

23 novembre 2011

Questa mattina mi sono concessa mezza giornata per girare il mercato di Cossato. È così tanto tempo che non ci vado, quasi due anni credo. Mi piacciono i mercati, sia quelli alimentari sia quelli d’abbigliamento, perché mi danno l’impressione che lì la gente sorrida sempre. Poi, diversamente dai negozi, non si rischiano raffreddori da sbalzi termici: si passa da una bancarella all’altra e c’è sempre la stessa temperatura, ci si cambia al freddo, magari nel retro di un furgone, e quando si parla con la gente si vedono le nuvolette del fiato che si condensano per il freddo. Chiunque dovrebbe concedersi ogni tanto il divertimento di immergersi nella folla, guardare i prezzi, passare oltre, provare, tornare indietro. Adoro svolazzare per il mercato!

V.

24 novembre 2011

C’è trepidazione nell’aria, soprattutto da parte mia. Domani arriverà un’insegnante che è anche una cara amica, Agostina Zwilling, feltratrice a mano. È una di quelle donne che io chiamo “figlie della natura”, ossia una persona che sa godere di tutto ciò che la circonda, che trasmette vibrazioni fortemente positive. Purtroppo non potrò seguire il corso di sabato né la presentazione di domani, ma conto di esserci domenica, seppure per poco. Ci tengo davvero moltissimo.

V.

25 novembre 2011

Le informazioni in mio possesso riguardo al progetto Wool/Water is life di Agostina Zwilling sono poche e frammentarie, dato che non sono riuscita a partecipare alla presentazione che si è tenuta a Pettinengo questo pomeriggio, a Villa Bellia. Il corso di sabato e domenica sarà centrato sulla realizzazione in feltro della ghirba, otre per trasportare l’acqua generalmente fabbricato in pelle conciata a mano e resa impermeabile. Come dice Agostina, «Noi donne siamo depositarie di vita, e l’acqua è vita». Da qui l’associazione del contenitore d’acqua all’utero, portatore di vita. Un altro tema che verrà trattato durante il corso sarà il significato del 9 settembre 2012. Il 9 è un numero forte. Nove sono i mesi della gestazione della donna, e il nono giorno del nono mese del 2012 verrà indetta la “giornata della ghirba”, che vedrà esposti tutti gli otri e le ghirbe realizzati durante il corso nei giardini e nelle piazze di vari paesi, con l’intento di sensibilizzare le persone e l’opinione pubblica nei confronti della lana del nostro territorio e di sensibilizzare le coscienze sullo spreco d’acqua e del tentativo di privatizzare un bene di cui non si può fare a meno, e che già ci costa caro.

V.

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Lavora con noi


Prendetela per quel che è, ossia una provocazione: il nostro progetto è nato con ben altri scopi, ma oggi questa bruma autunnale è diventata un pretesto per fare il punto su situazioni che da tempo ci frullano in mente e non siamo ancora riusciti a connotare chiaramente. In buona sostanza tutto gravita intorno all’enfasi che, nelle comunicazioni ufficiali (non solo sul blog, ma anche sui canali di advertising, tradizionali e online) relative al varo del nostro nuovo sito di etc-commerce, è stata data alla sezione Lavora con noi.

Ebbene, a distanza di una decina di giorni, a fronte di qualche decina di migliaia di clic, i curriculum ricevuti sono stati la bellezza di… due. Siamo stati forse poco attraenti? Non siamo riusciti a essere sufficientemente affascinanti? Troppo vaghi? Poco concreti? Probabilmente tutto questo e molto altro ma, consentitecelo, la propensione a mettersi in gioco, a inventarsi un futuro, a scommettere su se stessi, ci sembra tragicamente molto ridotta. Hanno risposto, immediatamente, un fotografo professionista di livello internazionale e una dottoressa di ricerca iper specializzata in sistemi interfaccia uomo-macchina: professionisti entrambi di elevatissimo profilo e buon reddito corrente. Da altri amici abbiamo ricevuto conferma del fatto che, se non fosse che un lavoro già ce l’hanno, il curriculum l’avrebbero inviato immediatamente. Qualcuno aveva anche azzardato: «Ma siete proprio sicuri di volerlo fare? Di questi tempi, attendetevi d’essere travolti da un mare di email». E invece, due soli riscontri.

Siamo rimasti esterrefatti e di questo stupore vogliamo rendervi partecipi. Ci attendevamo aspiranti designer o creativi del knitting, sarte, fumettisti, blogger e smanettoni. Figli e nipoti delle nostre lettrici, entusiasti o quanto meno intenzionati a immaginare un possibile percorso professionale, o comunque curiosi di scrivere loro stessi. Non è andata così.

Per questo ci siamo interrogati e vi interroghiamo: forse il mercato del lavoro è più flessibile di come viene descritto, o magari la fiducia nelle proprie possibilità è talmente ridotta da non azzardare nemmeno l’inoltro di un curriculum. oppure l’assenza di garanzie vitalizie è condizione sufficiente a scartare a priori ogni possibilità di rapporto… Non sappiamo quale sia la risposta e per questo vi chiediamo aiuto.

In ultima analisi ci pare un’ipotesi possibile che il lavoro ai ferri, al telaio, le arti manuali siano ancora relegate al mondo degli hobby, dei passatempi, e che risulti difficoltoso intuire percorsi professionali legati alla lana anche nelle sue declinazioni profittevoli. È vero che tutto ciò spesso rientra nel panorama dell’approssimazione e del fai da te, del mordi e fuggi, della superficialità dei barbari descritti da Baricco, ma Emma, Agostina, Deborah, Helene e molti altri, specie in quel Nord Europa, Canada e Stati Uniti che spesso guardiamo con ammirazione, ci dicono che non è così, che c’è un mondo non solo affascinante quanto produttivo dal quale si può trarre reddito. Ci confermano che si può essere tecnologicamente avanzati e socialmente appagati anche occupandosi di lana, con il presupposto di farlo con sapienza, diligenza, strumenti appropriati e una sana visione del futuro. È proprio questo il gap, il divario che separa l’allevatore neozelandese da quello italiano, la master knitter inglese da quella nazionale. Un vero peccato.

Il peccato è soprattutto l’abitudine tutta nostrana di arrivare ogni volta un po’ in ritardo, con gli addetti che stanno già rimuovendo il cartello del traguardo, e di contestare il giudice di gara mentre guardiamo con invidia gli atleti stranieri che hanno per primi tagliato il filo di cotone. Ci vogliono invece sapienza, costanza, pazienza, volontà di apprendimento, elasticità, orgoglio per quel che si è, si sa e si sa fare: solo in questo modo possiamo pensare di determinare il futuro ed evitare di diventarne le vittime.

Per il momento, oltre a invitarvi a dirci cosa pensate di queste “meditazioni”, vi lasciamo con una richiesta esplicita, un annuncio di lavoro in piena regola:

Per l’implementazione del sistema Wools of Europe ricerchiamo una risorsa volenterosa, appassionata di lavorazioni tessili artigianali, in grado di comunicare correttamente in inglese e francese, alla quale affidare la gestione dei contatti in essere e lo sviluppo del progetto. Se interessati, inviare il proprio cv a info@thewoolbox.it.

www.thewoolbox.it: nasce il sito di etc-commerce

«Mollare gli ormeggi, tagliare le funi, prepararsi a issare le vele!». L’atmosfera è quella del cantiere navale: «Lasciate che la nave trovi il suo equilibrio. Allontanatevi e permettetele il movimento». Prima lentamente, poi libera di correre sulle rotaie che la porteranno in acqua, finalmente trova il mare.

Per raccontare The Wool Box spesso usiamo l’immagine dell’esploratore di nuovi confini o dell’alpinista alla conquista di vette inviolate. Altre volte, armati di lame che ci sembrano affilate ma che si scheggiano ai primi colpi, tentiamo di aprirci un varco all’interno di impenetrabili foreste di luoghi comuni. In alcune rare occasioni indossiamo i vestiti della festa e ci troviamo a respirare l’aria degli incontri formali. Molto più di frequente, al chiarore di una lanterna, ci aggiriamo vestiti della sola nostra botte in cerca della verità. Oggi, per amor di ruolo (e di metafora) sfoggiamo baldanzosi il cappello di costruttori navali e vi comunichiamo, trepidanti, l’avvenuta messa online del nostro nuovo sito all’indirizzo www.thewoolbox.it.

Parlare di e-commerce sarebbe il modo tecnicamente più adeguato e immediato per definire questa neonata attività online di vendita a distanza, tuttavia il termine e soprattutto ciò che abitualmente sottende non ci piacciono per nulla. Senza negarne ipocritamente la natura commerciale, ci sentiamo in dovere di ribadire – anche a noi stessi – che non è la prima finalità del nostro lavoro. Per questo ci sembra più appropriato definire “etc-commerce” la nuova attività, dove “etc” da un lato ha una consonanza con la parola “etica” (già sapete quanto il commercio etico ci stia a cuore) e dall’altro rimanda a tutto ciò che non viene normalmente codificato, che per i più risulta marginale e scontato, al punto che non serve nemmeno perdere tempo a parlarne.

Non è stato facile, non solo per le difficoltà tecniche che comunque sono moltissime – dall’architettura della struttura ai sistemi di pagamento, dalle fotografie alle descrizioni dei testi, dalla grafica alle dimensioni della banda di trasmissione, dalla gestione dei trasporti alla verifica dei resi e via dicendo – ma soprattutto per il fatto che tutti diamo per scontato, per “merito” degli strumenti di interazione online che normalmente utilizziamo (e spesso confondiamo con strumenti professionali), che qualsiasi nuova forma di commercio e di comunicazione debba svilupparsi attraverso la rete: facile, rapida, remunerativa. Magari fosse così! Anche in questo campo sono più numerosi gli imbonitori da fiera paesana che i professionisti competenti e, meno ancora, intellettualmente onesti. Per questo la rete – ne abbiamo avuto conferma trovandoci spesso di fronte a sedicenti esperti di web tecnologie – talvolta si rivela un contenitore di effimero, basato sul principio «Intanto acquista, poi si vedrà».

Sarà che preferiamo i rapporti non mediati e più personali, ma non abbiamo creduto nemmeno per un istante che internet potesse diventare il rimedio per tutti i mali o uno strumento privilegiato (o persino esclusivo) con cui comunicare. Al contrario continuiamo a considerarlo un complemento, conseguenza o innesco di una relazione “in presenza”. Pensiamo al web come a un facilitatore, con buona pace di chi vorrebbe relegarci al ruolo di creature socializzanti solo virtualmente.

Sia chiaro: queste righe non vogliono demonizzare una tecnologia il cui uso e la cui evoluzione dipendono da noi, ma semplicemente comunicare che da oggi c’è una possibilità concreta per sostenere e alimentare i processi di cui da tempo rendiamo conto qui sul blog, nonché di diventare nostri “ambasciatori”, prezioso anello di congiunzione tra i nostalgici dei contatti non mediati e gli appassionati del clic, divulgatori attivi di un progetto di valorizzazione delle lane e dei saperi. Usate l’etc-commerce come più vi piace: curiosate per scoprire cosa si può fare con la lana, tenetelo d’occhio per seguire l’evoluzione dei prodotti, sostenete la filiera con l’acquisto di un articolo originale o sfogliate la sezione Lavora con noi se vi piace l’idea di mettervi in gioco e gestire in prima persona una fetta di attività o vestire i panni di ambasciatore. In ogni caso, fatelo senza dimenticare che ciascun oggetto racchiude le storie di uomini e donne del nostro tempo, che hanno scelto strade poco battute e in salita, e percorrendole ci mostrano un’angolazione differente da cui guardare il mondo. Lo diceva già Machiavelli: «Per vedere la pianura bisogna salire sulla montagna».