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Lavora con noi: com’è andata a finire


Centinaia di curricula. Un riscontro veramente notevole, oltre ogni aspettativa, per il nostro appello «Lavora con noi». Ai primi abbiamo risposto puntualmente poi, man mano che il flusso è cresciuto, non siamo stati più in grado di farlo in modo personalizzato. Con queste righe vorremmo ringraziarvi tutti e aggiornarvi sullo stato dell’arte.

Prudentemente ma con un ritmo ben scandito, lentamente ma non per questo con meno partecipazione – applicando un metodo quasi misconosciuto e ritenuto obsoleto in quest’epoca di comunicazione “hic et nunc” – abbiamo iniziato a tessere rapporti con alcuni di voi. Se è presto per le presentazioni ufficiali, vi diamo alcune anticipazioni sulle persone selezionate, come le iniziali, la provenienza e il campo di interesse, che integreremo man mano che la trama si farà più fitta e consistente.

  • I.C., Napoli. Studentessa in architettura. Knitter e blogger. Le abbiamo chiesto di aiutarci a definire i migliori pattern per le nostre lane. È già all’opera e presto ne apprezzeremo i modelli.
  • T.C., Biella. Art director con laurea in Scienze della comunicazione. L’avete già vista all’opera con le proposte “Colori d’Autunno” e “Natale 2011”.
  • R.S.M., Oporto (Portogallo). Artista, con formazione accademica a Brera. La vedremo probabilmente all’opera quest’estate in una serie di performance e flash mob dei quali vi terremo informati e per cui contiamo sulla vostra partecipazione.
  • L.d’A, Biella. Specialista in social communication, con laurea in Scienze della comunicazione. È già all’opera su Facebook.
  • H.K., Rostock (Germania). Web marketer. Chissà non riesca a portarci dal Nord la tradizione del saper fare professionalmente evoluto presentandoci le maestre di quelle lande, e a esportare a quelle latitudini la qualità del nostro Made in Italy.

Dal mare del Nord all’Oceano Atlantico, fino al calore del Mediterraneo, personalità e professionalità molto diverse, accomunate però da una caratteristica: la freschezza. Ognuno a modo suo entusiasta verso il Futuro, quello con la F maiuscola, quello da costruire e non da subire. Per citare Lutero, gente che «se sapesse che domani arriverà la fine del mondo, oggi stesso pianterebbe una pianta di mele». Vedremo se insieme saremo capaci di impostare un nuovo modo di lavorare e di metterlo a frutto, almeno in termini di coinvolgimento, sensibilizzazione e accrescimento culturale.

A tutti gli altri, quelli che non abbiamo avuto modo di contattare o di sottoporre a colloquio, vadano comunque i nostri più caldi apprezzamenti e saluti. Grazie a tutti.

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Aspettando il Natale con Valentina


28 novembre 2011

Ancora si avverte lo strascico benefico della forte presenza di Agostina qui a The Wool Box. Sembra tra l’altro che si possa già parlare di una prossima data per il corso di feltratura manuale, magari in primavera. Ne sarei davvero felice. Oggi abbiamo lavorato alle nuove foto ambientate tra i colori d’autunno, e finalmente sono pronte anche quelle! Sto anche imparando alcuni rudimenti di contabilità, ma è piuttosto difficile. Il mio stage è quasi giunto al termine, e si avvicina la resa dei conti: il momento in cui dovrò dimostrare di aver imparato qualcosa di più che caricare due fotografie sul sito e chiacchierare con i nostri amici su Facebook. Comunque vada, sono contenta di questi sei mesi: mi hanno dato tanto e insegnato molte cose.

V.

29 novembre 2011

Tutti con l’influenza. Mi sembra di sentire starnutire e tirare su col naso dappertutto. Spero solo di riuscire ad evitarla quest’anno. Stasera devo immergermi nella ressa di Biella per comprare qualcosa per il compleanno di mia madre e per ultimare i regali di Natale. Muoversi nel traffico natalizio è uno strazio, sembra che la gente si dimentichi come si fa a guidare. Tutti hanno la precedenza, tutti hanno fretta e tutti cercano parcheggio puntualmente dove lo cerchi anche tu! Per questo di solito cerco di aver già fatto tutti i regali a fine novembre, in caso contrario potrei rischiare un esaurimento nervoso!

V.

01 dicembre 2012

Abbiamo l’albero di Natale! Il signor L. è andato a comperare un abetino vero su cui appendere le palline di lana e i Babbo Natale lavorati a mano e, chissà, magari anche le pecorelle col maglione. Sono così graziose… in ceramica, completamente lavorate a mano, così come le teste dei Babbi. Abbiamo anche delle ciotoline in ceramica dove si può appoggiare il gomitolo mentre si lavora a maglia, in modo che non rotoli sotto il divano. Io ne ho presa una: sto lavorando a dei guantini multicolore ed è un macello tra fili e gomitoli!

V.

2 dicembre 2011

Oggi è stata una giornata molto bella. Stamattina ho fatto colazione in cremeria con la mia amica del cuore, Ilaria. Poi, dopo una scappata veloce a casa a recuperare stivali, jeans e maglione per montare la cavallina, sono andata direttamente su. Quando l’ho recuperata dal suo recinto era impanata come una bistecca, e mi ci sono voluti 45 minuti per renderla presentabile. Non potevo certo metterle la sella sporca com’era, nonostante la pellaccia robusta e il pelo invernale si sarebbe piagata. Era la prima volta che la montavo da sola, e la seconda che la montavo in assoluto, e mi ha fatto un regalo grandissimo. Sono salita in sella dentro il recinto fangoso in cui si rotola abitualmente, ma il terreno è in discesa e il fango la faceva scivolare. Così siamo uscite e abbiamo raggiunto il prato subito dietro la sua stalla. Le orecchie diritte, il collo teso e le froge vibranti di curiosità, la cavalla si è avviata di buon passo verso il centro del prato, dove a un comando leggero ha iniziato a trottare in un largo cerchio. Sentivo però che aveva davvero tanta voglia di sfogarsi, allora l’ho portata sul piano e appena siamo arrivate sul lato più lungo del prato le ho chiesto il galoppo. L’emozione che mi ha trasmesso è stata il regalo più bello. L’aria frizzante e il sole del primo pomeriggio che ti accarezzano il viso, i muscoli del cavallo che si muovono eleganti e potenti al comando delle gambe, il suono ritmico degli zoccoli sul terreno, la criniera che danza nel vento… Una poesia fatta di sensazioni ed emozioni anziché di parole. Sono rimasta con un sorriso inebetito per tutto il pomeriggio. Non vedo l’ora di tornare da lei!

V.

Strumenti e fini

Karolina ci ha provato e, conoscendola, non demorderà: fino all’ultimo momento tenterà di coinvolgere la città nel suo progetto. Coreografa, ballerina, donna di inesauribile tenacia, a breve presenterà al pubblico un suo lavoro. Al centro della scena, una gonna tricottata a mano, nei cui strati colorati andranno a intrecciarsi mani, occhi, tensioni, speranze e sogni di tutti coloro che avranno contribuito alla sua realizzazione.

Purtroppo a oggi le persone che si sono succedute per creare la veste sono state veramente poche. Non sono bastati il corso di marketing seguito all’università, il brand naming azzeccato, le fotografie ricercate e i testi, puntuali e sinottici, che sulla carta davano come vincente la sua proposta. Sembra che invece nessuno o quasi sia interessato a ciò che sta facendo.

Non deve scoraggiarsi, Karolina: aggiungerà ai suoi trent’anni la consapevolezza che teoria e pratica non sempre vanno di pari passo. I corsi di sociologia, web marketing, marketing tribale, web recruitment, le campagne DEM, il visual advertising e tutto ciò che trova spazio nelle roboanti presentazioni dei vari atenei pubblici o privati, risultano sempre più spesso funzionali agli interessi di docenti e organizzatori piuttosto che agli studenti. Così, per l’ennesima volta, i beneficiari di un servizio diventano loro malgrado finanziatori di imbonitori da teatro d’avanspettacolo.

Il paradosso è che oggi, solo a pensare a lavori tradizionali come il sarto, la costumista o l’idraulico, agli aspiranti creativi si rizzano i capelli in testa. Sia chiaro, nulla contro i cosiddetti “nuovi lavori”, solo che ci sembra che in questo caso il termine “nuovi” finisca per fagocitare la parola “lavori”.

Una constatazione che fa male, non tanto e non solo per la precarietà sempre più palpabile di queste attività, quanto per la regia sconsiderata dei tanti “professionisti” improvvisati, la totale indifferenza alla dignità dell’uomo – visto sempre più spesso solo come cliente, consumatore, utilizzatore, strumento – e il rifiuto della tradizione che comunque, nel bene e nel male, ha favorito lo sviluppo delle società nel lento fluire dei secoli.

Senza pagina web siamo out, senza una rete numerosa di “amicizie” su Facebook ci sentiamo meno pronti per affrontare l’esterno, senza la geolocalizzazione compulsiva – così chiunque può sapere cosa stiamo facendo e dove – ci sentiamo terribilmente soli. Sempre più frequentemente, e in numero sempre maggiore, cadiamo nella trappola commerciale di confondere i mezzi con i fini.

Internet, Facebook, Twitter sono opportunità straordinarie per relazionarci con il mondo. Purtroppo, però, per rincorrere lo strumento stiamo perdendo di vista gli obiettivi. Per questo spesso ci troviamo in possesso di dispositivi ultrasofisticati senza nulla di veramente pregnante da comunicare. A questo punto entrano in gioco i guru che, ben lungi dal suggerirci di analizzare il valore del nostro proposito, s’ingegnano (in genere a pagamento) a escogitare nuove forme di comunicazione, il cui unico risultato è lasciarci impaludati nella nostra finzione del reale.

Un po’ di silenzio, prego. Ci vuole un break, tanto per rimanere nell’ambito degli inglesismi che ci siamo abituati a usare per compensare le nostre carenze comunicative.

La rete è uno spazio ideale per stimolare attenzioni e curiosità, uno strumento prezioso per suggerire nuove angolazioni per guardare al futuro, un mezzo efficace per combinare rapidamente attività e incontri e restare in contatto anche con le stesse mani (e le menti che le muovono) che abbiamo visto all’opera e di cui abbiamo apprezzato la sapienza, e può persino diventare una “bottega” dove concretizzare un progetto. Ma la quotidianità ci dà la conferma che i contatti virtuali non saranno mai in grado di consentirci un rapporto con gli altri all’altezza di quelli reali, esponenzialmente arricchiti da uno scambio di sguardi, dall’intuizione di un tono di voce, dalla percezione di odori, movimenti, dell’ingombro fisico.

Viviamo in un mondo al contrario, con buona pace di Karolina e dei suoi insegnanti che attraverso questo insuccesso le hanno dato, del tutto inconsapevolmente, la più grande lezione che mai avrebbero potuto impartirle: tutte le tecniche e le tecnologie sono nulla senza sapienza, pazienza, coraggio e cuore. Le offriremo ancora una mano se il responsabile marketing del suo progetto lo riterrà opportuno, diversamente la accompagneremo comunque con vicinanza e affetto, proprio perché abbiamo avuto la fortuna di conoscerla guardandola negli occhi e ascoltando la sua voce, e questo non lo dimenticheremo mai, anche in caso di blackout della rete.

Valentina e la testa tra le nuvole


1 agosto 2011

Questa mattina è arrivata una bella ragazza russa che lavora il feltro. È venuta con il marito, che abbiamo scoperto essere imparentato con la nostra L. Com’è piccolo il mondo! I lavori che ci ha portato sono davvero belli, in particolare alcune collane di feltro. Spero che ci sia la possibilità di fare qualcosa insieme, perché mi sembra interessata e brava.
Nella pausa pranzo L. è scappata con la sua amica su alla Madonna della Neve. Non riesce a stare più di tre giorni senza montagna. L’amica fa parte dell’associazione Naso In Tasca, tra i fondatori della FNC, Federazione Nazionale Clowndottori. Sono volontari che lavorano negli ospedali di Biella e Ivrea come clown dottori nei reparti pediatrici e svolgono attività con i bambini. La trovo una cosa molto bella.

V.

2 agosto 2011

Picknitting! Sta andando alla grande. Oggi c’erano proprio tante persone, abbiamo anche messo le foto su Facebook. È venuta persino mia nonna, e abbiamo mangiato, knittato e chiacchierato come comari per due ore. Il tempo è volato. Le nostre ospiti sono sembrate tutte molto soddisfatte, mi auguro che vengano tutte anche le prossime volte.

V.

4 agosto 2011

Come non detto. Oggi, al contrario di martedì, al Picknitting non è arrivato nessuno. Io e L. siamo comunque uscite a knittare. Il signor L. ha portato una bottiglia di Menabrea che ci siamo divisi in tre e abbiamo passato due ore a lavorare a maglia e a chiacchierare tra noi. In barba a chi non è venuto.

V.

5 agosto 2011

Questa sera è capitata una cosa curiosa: la porta non si voleva più chiudere. Il signor L. non c’era, e noi due povere tapine abbiamo passato un quarto d’ora d’inferno cercando di far girare la chiave nella toppa, ma non c’è stato niente da fare. Alla fine abbiamo chiamato il boss, che ci ha dato un consiglio: «Prendete una barra di metallo e battetela sulla serratura finché non si sblocca». Mi aspettavo di veder arrivare l’intero paese dalla confusione che abbiamo fatto. Sembravamo la Banda Bassotti alle prese con il deposito di zio Paperone! Ma alla fine l’abbiamo avuta vinta sulla porta, che ha ceduto malvolentieri e si è chiusa.

V.

09 agosto 2011

Al Picknitting oggi è venuta una signora dal Veneto. Ci segue da qualche mese e sembra molto interessata e interessante. Si chiama Cristina e ha l’aspetto di una vera donna in carriera. Mi ha dato qualche dritta in ambito informatico (ne sa più di un softwarista!) e ci ha mostrato alcuni suoi lavori e progetti di maglia. L’abbiamo portata a visitare il vecchio lanificio, comprese le scale a chiocciola che portano giù al torrente, passando attraverso la vecchia fabbrica. È rimasta incantata. Spero di rivederla presto, resterà a Biella per una settimana. Mi piace molto la sua compagnia.

V.

10 agosto 2011

Quanto sono maldestra oggi! Stamattina ho rotto un vasetto di conserva mentre cercavo di trovargli un posto nel frigorifero. Poi sono andata nell’orto a raccogliere le melanzane da grigliare e ho pestato la coda al gatto. Non contenta, affettando le suddette melanzane mi sono fatta la punta all’indice. Se vi siete mia tagliati un dito come si deve, sapete cosa vuol dire: ho tenuto il dito fasciato in mezzo chilo di garza per quasi tutto il giorno… che male!

V.

Tempi straordinari

«Viviamo tempi straordinari». Così il capitano Jack Aubrey, sul suo veliero ridotto a un colabrodo, commentava l’esito della lotta con la nave francese Acheron. Nessuno fra gli ufficiali comprendeva il senso di tanto entusiasmo, specie in mezzo all’oceano ancora minaccioso e con quel nemico così rapido in prossimità. Solo l’occhio eccitato del comandante della Surprise brillava di saggezza e follia tra le schegge e le falle, ricordo della battaglia.
«Viviamo tempi straordinari». Proprio ieri ci siamo ritrovati a ripetere, senza possedere i titoli dell’eroe di Master and Commander o fisici scolpiti alla Russell Crowe, le stesse parole. Il clima era tuttavia per alcuni versi (e azzardati paragoni) simile: crollo della borsa di Milano, indici occupazionali in picchiata, prezzo del carburante in salita, trombe d’aria al Nord e caldo record al Sud, delitti efferati e impuniti. Eppure anche noi abbiamo pronunciato quella frase.
Un simile atteggiamento, che ad alcuni potrebbe sembrare incosciente o addirittura presuntuoso, ha invece basi solide: evitare i circuiti cancerosi dei giochi di potere, di partito, di associazione, preferire le strade tortuose e in salita a quelle spianate, amare i propri progetti e le persone che li sostengono o a cui sono destinati. E osare. Senza remore, senza timori, senza paure, puntando sempre a fare meglio.
Viviamo in un contesto dove tutto è facile e costa relativamente poco. Proviamo a fare alcuni esempi. Con un click ci colleghiamo col mondo e siamo liberi di dire ciò che pensiamo, scriverlo e diffonderlo senza timori o censure. Facebook ci permette di conoscere e dialogare in tempo reale con un tessitore sudamericano o una magliaia norvegese, e Skype ci consente di parlare per ore gratuitamente con la Nuova Zelanda. Qualsiasi corriere può spedire un nostro pacco in Canada in pochi giorni e in altrettanti possiamo riceverne uno dalla Cina. Ci si può muovere tra Milano e Roma in quattro ore, e negli ultimi dieci anni è difficile ricordare più qualche manciata di minuti di interruzioni dell’energia elettrica. E soprattutto non siamo sottoposti alle fatiche fisiche che dovevano sostenere i nostri padri, o ancora di più i nostri nonni.
Naturalmente non proprio tutto è facile e poco costoso, e naturalmente non sempre lo è per tutti, ma alle nostre latitudini chiunque ha la possibilità di cogliere le occasione senza farsi ingabbiare da un pessimismo immobilizzante o da nostalgie di un passato che non potrà, comunque, più ripetersi. Evitare di confondere lo scambio con il business regala la consapevolezza che esistono ricchezze non quantificabili in euro ma depositabili in casseforti blindate: quelle della nostra esistenza, degli scambi relazionali, della crescita umana.
Vi chiediamo di essere pazienti per questo panegirico un po’ “da anziani”. Di tanto in tanto lo rivolgiamo alla nostra Valentina, che lo accoglie con il rispetto dovuto alla nostra veneranda età (complice anche il suo Mp3) e ci preme condividere anche con voi ciò che c’è alla base della nostra “scommessa”. Prodotti sostenibili, rispettosi, portatori di valori e di saperi, che guardano al futuro e non al passato, disponibili a prezzi accessibili che non sminuiscano o offendano nessun anello della catena che li ha creati. Una catena, spesso ce lo dimentichiamo, che è sempre costituita da occhi, mani, sogni, desideri di futuro.

Cento di questi follower

Oggi vogliamo condividere con voi la nostra soddisfazione nel constatare che ormai siete in 100 a seguirci sulla pagina Facebook di The Wool Box.

Certo, nulla a che vedere con i grandi numeri delle strutture organizzate che, complici spinte e incoraggiamenti commerciali, ci “umiliano” con la loro forza realizzando in pochissimo tempo risultati stellari in termini di contatti. Eppure per noi questo numerino a tre cifre è una piccola grande gioia, per cui ci piacerebbe ricambiare in modo adeguato. Ci pensavamo da tempo e abbiamo trovato il modo per dire grazie. E non soltanto al centesimo iscritto, ma a tutti coloro che in questi mesi hanno contribuito al raggiungimento del traguardo.

Abbiamo deciso così di regalarvi un oggetto inconsueto, il primo di una serie, che potrete utilizzare come portachiavi o, in alternativa, come ciondolo per collana, orecchino, anello, segnalibro, decorazione natalizia o in qualunque altro modo la vostra fantasia vi suggerirà. È realizzato con una base in feltro di lana autoctona biellese, ricamato sul perimetro utilizzando un filato, sempre biellese, in due colori. Il kit comprende anche un occhiello, un ago e una fotografia del prodotto finito.

Fedeli allo spirito del blog, ci piacerebbe che fosse la vostra creatività a completare l’opera: da parte nostra vi forniremo il materiale e le istruzioni (attraverso un tutorial su YouTube) per realizzarlo. Basterà indicare un indirizzo a cui spedirlo nei commenti qui sul blog (che verranno mantenuti nascosti) o via mail info@thewoolbox.it: provvederemo quanto prima a farvelo recapitare, ovviamente a titolo completamente gratuito.

Ancora grazie a tutti i follower. Continuate a seguirci qui sul blog e su Facebook: vi aspettano molte altre sorprese.