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La posta dei lettori: l’allevamento, un sogno possibile

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la mail di Chiara, lettrice di The Wool Box.

Dopo aver visitato il vostro sito, una certa esitazione e vari ripensamenti, ho deciso finalmente di scrivervi. Non si tratta di un preambolo a un curriculum vitae, un lavoro ce l’ho, e non sto neppure per raccontare la storia della mia vita. Piuttosto è la storia di un percorso che mi ha portato di recente a Miagliano.

Amo gli animali – ho un contatto costante soprattutto con cani e gatti – e lavoro a maglia con entusiasmo, anche se non ho molto tempo libero per realizzare i miei progetti. I grossi animali sono da sempre un’altra passione, anche se non ho mai potuto prendere in considerazione seriamente la possibilità avere una bovina Valdostana castana da compagnia, o una pecora Biellese come tosaerba ecologico per il praticello davanti a casa.

Negli ultimi tempi, anche leggendo dello sfruttamento intensivo delle pecore Merino in Australia e Nuova Zelanda e della miseranda fine a cui sono avviate a fine carriera, mi sono posta delle domande e ho ripensato seriamente ai grossi animali… ma in che veste? Come potenziale allevatore? Non ci credo neppure per un attimo. Ho un grosso limite quando si parla di bestie. Le mie avrebbero tutte un nome, ne osserverei la diversa personalità, le guarderei crescere, mi legherei affettivamente tanto da non poterle “usare” economicamente. Ma una zootecnia “fiabesca” non è né reale né economicamente produttiva.

I bovini sono animali bellissimi, ma poi? Allevarli per la carne, per il latte? So che non ne sarei capace. Crescerli solo per il puro piacere di vederli vivere richiede finanze che non possiedo. E allora capre e pecore… qui forse uno spiraglio c’è. Più piccole, meno impegnative, meno costose da mantenere. E allevarle per vederle vivere e per produrre lana non comporta sofferenza per nessuno.

Tutti però provano a dissuadermi. Mi assicurano che allevare degli ovini per la lana è assolutamente antieconomico. Sui testi di agraria e sui libri che trattano di razze ovine la lana è sempre indicata come uno scarto senza valore. Perché?, mi chiedo. Quanti capi di vestiario in lana ha in casa ognuno di noi? Guanti, sciarpe, maglie, tappeti, tessuti d’arredamento… Da dove vengono tutti questi oggetti più o meno costosi fatti con uno “scarto senza valore”? Il colpo finale viene da un libretto sull’allevamento della pecora. In particolare mi colpisce un capitolo intitolato Lana, un male necessario.

E poi produrre lana per impedire che scompaiano razze storiche locali, per contribuire a mantenere concretamente la biodiversità, per fare qualcosa che si opponga all’appiattimento e alla distruzione delle piccole realtà artigiane locali, per mantenere un legame con la natura e conservare il territorio e, non ultimo (almeno per me), per non dover pensare di vendere o macellare i propri animali ha un senso, oppure sono solo fantasie senza fondamento di un sognatore che vorrebbe, ma che non riesce ad ancorare una sua visione utopica del rapporto con gli animali a una realtà che possa essere anche economica? È davvero inconciliabile il mio sentire con la possibilità di guadagno? Sembra proprio di sì.

Sono a un punto morto, poi per caso incontro le parole “Biella The Wool Company”, leggo della mostra Wools of Europe… la visito e si riaccende l’entusiasmo. Grazie! Toccare con mano che qualcuno riesce ad allevare un suo gregge, creare con la sua lana degli oggetti e vendere un prodotto finito artigianale con un alto valore aggiunto è stata una scoperta inaspettata.

Così, in senso proprio e in senso figurato ora accarezzo una nuova idea. Nel frattempo però la pecora Saltasassi è virtualmente estinta e la Savoiarda resiste anche grazie a un “allevatore custode”.

Ma forse un’attività non esclude necessariamente l’altra. Sicuramente non mi impedisce per ora di documentarmi, leggere, studiare, magari partecipare al vostro prossimo corso di filatura, e pensandoci bene mi piacerebbe anche imparare a produrre il feltro. Ho già in mente il progetto di una coperta con un soggetto animale: i vari colori potrebbero essere quelli di lane naturali in toni diversi, come quelli del vello di una pecora Jacob (e vogliamo parlare dell’emozione di essere la felice proprietaria di una pecora anche quadricorna?).

Così, nei ritagli di tempo, lavoro a maglia, mi dedico alle mie creazioni e medito.

Cordialmente

Chiara

 

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Valentina e i bizzarri ospiti di Wools of Europe


12 dicembre 2011

Oggi l’aria è più natalizia che mai. In ufficio stelline e palline di feltro penzolano ovunque, e un alberello piccino picciò che ho recuperato dalla soffitta ha trovato il suo posto accanto alla mia scrivania ed è stato addobbato fino a scoppiare. Le scrivanie, poi… Anche loro straripano, ma di fogli, fatture e appunti vari. Sembra che non si riesca a fare stare tutto in un solo posto, è pazzesco. L. ormai ha sempre i ferri in mano e sforna campioncini, cappellini, mantelline, scialli. È  una situazione piacevolmente caotica. È il genere di caos che precede le feste, dove tutti diventano frenetici e le strade sono invase da automobilisti storditi che sembrano aver scordato dove si trova il pedale dell’acceleratore! Ma manca poco a Natale e siamo tutti più buoni, no?

V.

13 dicembre 2011

Ho fatto un regalo di Natale al mio computer. Per la gioia del signor L., due graziose casse di discreta qualità che ho trovato in soffitta. Ora finalmente quando il capo non c’è i topini (io e L.) balleranno a ritmo di musica!

V.

14 dicembre 2011

Ma capitano tutti a me! Oggi pomeriggio sono venuti a visitare la mostra due signori piuttosto anziani. Uno alto alto e magro, l’altro decisamente più basso e calvo. Hanno iniziato a parlare del più e del meno con me e L., e ci raccontavano di fatti e misfatti di quando erano giovani. A un certo punto ho fatto per allontanarmi, perché avevo delle cose da fare, e il signore altissimo mi si è avvicinato e ha attaccato una filippica su una sua compagna di classe, che io conosco, su cui a suo tempo aveva fatto un pensierino, ma che poi si era sposata. «Come sta? Vero che è ancora una bella donnina? Un bel carattere, una gran bella persona…». Non la smetteva più! Cosa posso farci io se hai perso l’attimo? Comunque ho cercato di riavvicinarmi a L. e al signore più basso, che mi sembrava meno verboso, e invece la combinazione tra i due è stata come tra la nitroglicerina e la centrifuga: letale. A un certo punto, prima di riuscire a indirizzarli verso l’esposizione, il signore logorroico mi si è avvicinato a un palmo dal naso e mi ha detto: «Ma com’è che non ce n’erano di ragazze così alte ai miei tempi?». No comment. Credo di essermi lasciata sfuggire una risatina imbarazzata… Mezz’ora prima della chiusura, invece, si è presentato un ragazzino di quattordici anni. L’abbiamo accompagnato alla mostra, e intanto L. gli ha chiesto come mai fosse venuto a visitare l’esposizione. Risposta: aveva preso tre insufficienze oggi, e voleva posticipare più possibile il momento della resa dei conti in casa. Non fosse stato per la faccina seria e mortificata che aveva, mi sarei messa a ridere! L. gli ha spiegato che la strigliata era d’obbligo, e non perché la mamma fosse una strega, ma perché la scuola serve a noi per il nostro futuro, e le insufficienze ci devono aiutare a migliorare e a colmare le nostre lacune. Poco dopo gli ha telefonato la madre, infuriata, che gli ha intimato di rientrare a casa. Immediatamente.

V.

15 dicembre 2011

Stamattina sono entrata nel nostro magazzino. Che impressione: i mucchi di lana scelta che albergavano (ormai da quando sono arrivata qui) indisturbati in tutto lo spazio dello stabilimento, ora sono ordinatamente disposte in balloni rettangolari perfettamente incellofanati, tutti rigorosamente divisi per tipologia ed etichettati, pronti per essere mandati al lavaggio. Presto verranno spediti e il magazzino sarà completamente vuoto. E poi? Be’, in primavera cominceremo a ricevere la lana della nuova tosa, e nel frattempo avremo ricevuto tutti i prodotti ottenuti dalla lavorazione della lana della primavera passata.

V.

Valentina sotto l’albero


5 dicembre 2011

Inizia l’allestimento natalizio, e presto metteremo sul sito anche le ceramiche natalizie e tutti i prodotti della linea Natale, come i Babbo Natale rossi lavorati a maglia, con la testa fatta a mano, le ciotoline completamente lavorate a mano, perfette per metterci i gomitoli mentre si lavora a maglia, e le pecorelle che abbiamo vestito con maglioncini di lana Oropa bianca e rossa. Abbiamo fatto tutte le fotografie con l’albero di Natale sullo sfondo, piccolino e addobbato con le palline di feltro, con la scritta “Buon Natale” in otto lingue diverse, i pon-pon che abbiamo fatto io e L. qualche giorno fa con la nostra lana, e come neve abbiamo usato il nostro tops di lana Biellese. Adoro l’atmosfera natalizia! È proprio come quand’ero bambina: l’attesa, il freddo pungente, le luci, i regali mi mettono allegria e positività!

V.

7 dicembre 2012

Meraviglia delle meraviglie: oggi il mio amico Pier mi ha accompagnata a visitare il “piano nascosto” della fabbrica, un piano intermedio che fungeva con ogni probabilità da magazzino. È un posto magico, pieno di polvere e dal tipico odore di edificio abbandonato. Sembra quasi la scena di un film dell’orrore, con quei corridoi immersi nell’oscurità, i cavi elettrici pendenti dal soffitto basso e soltanto il debole cono di luce di una torcia elettrica portatile a illuminare dove mettere i piedi. Sarebbe pericolante e pericoloso, non fosse per la solidità dell’edificio che, nonostante sia dismesso da molto tempo (quest’ala della fabbrica è considerata ancora la parte “vecchia”), ha ancora un aspetto massiccio e non accenna a cedere. È stata un’esperienza emozionante. Quando siamo usciti di la, mi sono sentita come uno speleologo dilettante alla sua prima grotta.

V.

8 dicembre 2011

Oggi a casa mia abbiamo fatto l’albero! Palline, fiocchetti e decorazioni hanno riempito tutta la stanza, mentre io e la mia mamma eravamo tutte intente a scegliere il colore di fondo di quest’anno. Ogni anno ha un colore diverso: due anni fa era blu, l’anno precedente rosso e così via. L’anno scorso purtroppo io non c’ero, e non ho nemmeno voluto sapere di che colore fosse l’albero, è stato troppo traumatico il natale in piena estate! Quest’anno comunque la scelta è ricaduta sul bianco e oro. Abbiamo riesumato da un vecchissimo scatolone delle decorazioni che devono avere la mia età ma sono ancora bellissime. Fare l’albero di Natale è per me uno dei momenti più magici di tutto l’anno.

V.

9 dicembre 2011

Giornata di elaborazione grafica. E meno male, perché sono per tre quarti influenzata e non riuscirei a fare nient’altro che stare seduta a soffiarmi il naso! Comunque, sto lavorando sulle immagini dei prodotti di Natale, caricando sul sito le fotografie e aggiungendo la descrizione. Per fortuna non sono da sola in ufficio: L., M.T. e la nostra amica T. mi guardano intenerite ogni volta che tiro su col naso, e mi sembra di essere una bambina piagnucolosa in mezzo a tre mammine che mi coccolano. Speriamo che mi passi presto.

V.

Aspettando il Natale con Valentina


28 novembre 2011

Ancora si avverte lo strascico benefico della forte presenza di Agostina qui a The Wool Box. Sembra tra l’altro che si possa già parlare di una prossima data per il corso di feltratura manuale, magari in primavera. Ne sarei davvero felice. Oggi abbiamo lavorato alle nuove foto ambientate tra i colori d’autunno, e finalmente sono pronte anche quelle! Sto anche imparando alcuni rudimenti di contabilità, ma è piuttosto difficile. Il mio stage è quasi giunto al termine, e si avvicina la resa dei conti: il momento in cui dovrò dimostrare di aver imparato qualcosa di più che caricare due fotografie sul sito e chiacchierare con i nostri amici su Facebook. Comunque vada, sono contenta di questi sei mesi: mi hanno dato tanto e insegnato molte cose.

V.

29 novembre 2011

Tutti con l’influenza. Mi sembra di sentire starnutire e tirare su col naso dappertutto. Spero solo di riuscire ad evitarla quest’anno. Stasera devo immergermi nella ressa di Biella per comprare qualcosa per il compleanno di mia madre e per ultimare i regali di Natale. Muoversi nel traffico natalizio è uno strazio, sembra che la gente si dimentichi come si fa a guidare. Tutti hanno la precedenza, tutti hanno fretta e tutti cercano parcheggio puntualmente dove lo cerchi anche tu! Per questo di solito cerco di aver già fatto tutti i regali a fine novembre, in caso contrario potrei rischiare un esaurimento nervoso!

V.

01 dicembre 2012

Abbiamo l’albero di Natale! Il signor L. è andato a comperare un abetino vero su cui appendere le palline di lana e i Babbo Natale lavorati a mano e, chissà, magari anche le pecorelle col maglione. Sono così graziose… in ceramica, completamente lavorate a mano, così come le teste dei Babbi. Abbiamo anche delle ciotoline in ceramica dove si può appoggiare il gomitolo mentre si lavora a maglia, in modo che non rotoli sotto il divano. Io ne ho presa una: sto lavorando a dei guantini multicolore ed è un macello tra fili e gomitoli!

V.

2 dicembre 2011

Oggi è stata una giornata molto bella. Stamattina ho fatto colazione in cremeria con la mia amica del cuore, Ilaria. Poi, dopo una scappata veloce a casa a recuperare stivali, jeans e maglione per montare la cavallina, sono andata direttamente su. Quando l’ho recuperata dal suo recinto era impanata come una bistecca, e mi ci sono voluti 45 minuti per renderla presentabile. Non potevo certo metterle la sella sporca com’era, nonostante la pellaccia robusta e il pelo invernale si sarebbe piagata. Era la prima volta che la montavo da sola, e la seconda che la montavo in assoluto, e mi ha fatto un regalo grandissimo. Sono salita in sella dentro il recinto fangoso in cui si rotola abitualmente, ma il terreno è in discesa e il fango la faceva scivolare. Così siamo uscite e abbiamo raggiunto il prato subito dietro la sua stalla. Le orecchie diritte, il collo teso e le froge vibranti di curiosità, la cavalla si è avviata di buon passo verso il centro del prato, dove a un comando leggero ha iniziato a trottare in un largo cerchio. Sentivo però che aveva davvero tanta voglia di sfogarsi, allora l’ho portata sul piano e appena siamo arrivate sul lato più lungo del prato le ho chiesto il galoppo. L’emozione che mi ha trasmesso è stata il regalo più bello. L’aria frizzante e il sole del primo pomeriggio che ti accarezzano il viso, i muscoli del cavallo che si muovono eleganti e potenti al comando delle gambe, il suono ritmico degli zoccoli sul terreno, la criniera che danza nel vento… Una poesia fatta di sensazioni ed emozioni anziché di parole. Sono rimasta con un sorriso inebetito per tutto il pomeriggio. Non vedo l’ora di tornare da lei!

V.

Impressioni di feltro


Arrivo, il tempo di un saluto e di capire che avrei voluto esserci.

Arrivo nell’aula di Agostina e ho la sensazione di entrare in un ventre materno….caldo, accogliente, assolutamente femminile. Proprio come lei. Le allieve, tutte donne. L’ambiente è una vera e propria fucina in fermento.

Non sono certa che “fucina” sia la parola giusta e, per scrupolo, controllo sul dizionario. «Fornello su cui si arroventa il ferro che poi viene battuto sull’incudine». Non è questo che intendevo. Ancora: «Bottega del fabbro». Ci avviciniamo. Il termine “bottega” sa di lavoro, di mani, di sapienza. Ma è l’ultima definizione quella più calzante: «Luogo, ambiente in cui si formano grandi ingegni, prestigiose personalità». Ecco, ci siamo.

Di questo si tratta, di grandi ingegni e prestigiose personalità, me ne accorgo subito.

Si respira qualcosa di profondo, che va oltre le mani che danzano con la lana, mani che raccontano una storia, mani che raccontano di sè. Agostina, la levatrice, si muove attorno all’arte che sta nascendo, pronta a raccogliere un bisogno così come a rispettare un silenzio. Sembra proprio una sala parto: i lavori che prendono vita piano piano, e che fino alla fine non si sa davvero che aspetto avranno. Quello che vedo sui tavoli è il frutto di un ascolto di sé, è la fatica di riconoscere ciò che si trova, è il coraggio di dargli una forma, è la ricchezza del condividere ed è lo stupore di vedere, alla fine, quella parte di noi che abbiamo lasciato libera di essere.

Nascono così le ghirbe, per ognuna diversa, per ognuna simbolo della parte più intima di sé, del proprio ventre, del proprio essere donna.

I pochi uomini che si aggirano in questo tempio femminile lo fanno a passi leggeri, in un silenzio quasi reverenziale, consapevoli di essere fortunati testimoni di Bellezza. Accolgo l’invito a mettere le mani in pasta, seppure per pochi attimi: una manciata di Morettina, scura e ricciola, quel che resta di un top rosso e mi accorgo subito di averne un gran bisogno….bisogno di lasciar correre le mani, come una terapia. Così mi stupisco che Emilio non sia ad un tavolo a fare lo stesso, ma mi confida “E’ tutto così intimo e così femminile, che non me la sento”. Convinta che si stia perdendo qualcosa, replico “Ma noi abbiamo bisogno di uomini che capiscano”.

Arriva le sera vestita di un tramonto mozzafiato e la mia fuga, seppure breve, è finita. Saluto velocemente le vite che ho incrociato e me ne vado, così piena di emozioni da non sapere dove metterle.

E’ vero. Abbiamo bisogno di uomini che capiscano. Che capiscano che c’è uno spazio solo nostro.

Grazie.

Valentina va al mercato


21 novembre 2011

Sono arrivati i nuovi colori autunno-inverno: una meraviglia. Io e L. ci siamo tuffate negli scatoloni pieni di colori caldi e bellissimi, maneggiando i nuovi filati con gusto. Al momento il mio preferito rimane l’Arancio, ma sono innamorata anche del Verdone, del Blu Navy e del Marrone. In più abbiamo due filati “nuovi”: il Verbania, visto finora solo in color greggio, che ha una mano asciutta e solida ed è più indicato per la tessitura e per prodotti come borse e cappotti, e il Bose che invece avevo toccato solo sotto forma di tops, completamente diverso, vaporoso e soffice. Credo che un paio di guanti e una sciarpina sarà d’obbligo farli!

V.

22 novembre 2011

Vogliamo mettere i nuovi filati sul sito prima possibile. Sono troppo belli… Oggi abbiamo fatto le fotografie dell’ambientazione. Le ragazze sono state fantastiche e sembra si siano anche divertite molto. Peccato che dopo un po’ la temperatura abbia iniziato a scendere precipitosamente, e abbiamo dovuto ritirare tutto con le mani intirizzite dal freddo. Non mi piace il freddo, ma i colori dell’autunno inoltrato sono inimitabili. Quand’ero in Australia, la temperatura era il mio ideale: 20 gradi quando faceva fresco, 28 per il resto della giornata. Ma devo ammettere che la vista delle montagne innevate e degli aceri dalle foglie rosse che illuminano i lati delle strade mi è mancata tanto. Si può girare tutto il mondo, vedere cose meravigliose e uniche… ma l’emozione di annusare odori familiari e vedere luoghi che conosci come le tue tasche, è un appagamento unico che nessun altro posto può dare. Dopotutto sono convinta che ci sia un solo posto nel cuore di una persona che porta il nome di “casa”, e lo dice una giramondo!

V.

23 novembre 2011

Questa mattina mi sono concessa mezza giornata per girare il mercato di Cossato. È così tanto tempo che non ci vado, quasi due anni credo. Mi piacciono i mercati, sia quelli alimentari sia quelli d’abbigliamento, perché mi danno l’impressione che lì la gente sorrida sempre. Poi, diversamente dai negozi, non si rischiano raffreddori da sbalzi termici: si passa da una bancarella all’altra e c’è sempre la stessa temperatura, ci si cambia al freddo, magari nel retro di un furgone, e quando si parla con la gente si vedono le nuvolette del fiato che si condensano per il freddo. Chiunque dovrebbe concedersi ogni tanto il divertimento di immergersi nella folla, guardare i prezzi, passare oltre, provare, tornare indietro. Adoro svolazzare per il mercato!

V.

24 novembre 2011

C’è trepidazione nell’aria, soprattutto da parte mia. Domani arriverà un’insegnante che è anche una cara amica, Agostina Zwilling, feltratrice a mano. È una di quelle donne che io chiamo “figlie della natura”, ossia una persona che sa godere di tutto ciò che la circonda, che trasmette vibrazioni fortemente positive. Purtroppo non potrò seguire il corso di sabato né la presentazione di domani, ma conto di esserci domenica, seppure per poco. Ci tengo davvero moltissimo.

V.

25 novembre 2011

Le informazioni in mio possesso riguardo al progetto Wool/Water is life di Agostina Zwilling sono poche e frammentarie, dato che non sono riuscita a partecipare alla presentazione che si è tenuta a Pettinengo questo pomeriggio, a Villa Bellia. Il corso di sabato e domenica sarà centrato sulla realizzazione in feltro della ghirba, otre per trasportare l’acqua generalmente fabbricato in pelle conciata a mano e resa impermeabile. Come dice Agostina, «Noi donne siamo depositarie di vita, e l’acqua è vita». Da qui l’associazione del contenitore d’acqua all’utero, portatore di vita. Un altro tema che verrà trattato durante il corso sarà il significato del 9 settembre 2012. Il 9 è un numero forte. Nove sono i mesi della gestazione della donna, e il nono giorno del nono mese del 2012 verrà indetta la “giornata della ghirba”, che vedrà esposti tutti gli otri e le ghirbe realizzati durante il corso nei giardini e nelle piazze di vari paesi, con l’intento di sensibilizzare le persone e l’opinione pubblica nei confronti della lana del nostro territorio e di sensibilizzare le coscienze sullo spreco d’acqua e del tentativo di privatizzare un bene di cui non si può fare a meno, e che già ci costa caro.

V.

Il fiume


È un fiume quello in cui siamo immersi. A tratti sembra che voglia travolgerci e ci spaventa, talvolta è quieto e lascia intuire anse dove riposare, più spesso è irrequieto e annuncia rapide che eccitano i sensi all’idea di affrontarle e domarle. Questo fiume è la nostra vita, la vostra, sono questi tempi straordinari che è emozionante vivere.

Corsi di formazione partiti e un ambizioso progetto di Università delle Sapienze manuali in cantiere per il nuovo anno. E letture di classici, bambini da affascinare con fiabe, racconti, disegni, animazioni e manualità. Ipotesi di feltri e una quantità impressionante di oggetti straordinari e irripetibili, alle volte veri e propri capolavori. E poi i filati, da scoprire annusandoli e tastandoli, dall’introvabile Leicester centellinato in pochi chili, al profumato Tammaro, e ancora nove colori e cinque nuove razze autoctone.

Ma l’aspetto più emozionante del tragitto attraverso queste acque imprevedibili e inquiete sono le persone, le voci, gli sguardi, gli occhi, le parole, le mani, i guizzi, i sogni, le debolezze che né le parvenze stravaganti né quelle contenute o dimesse possono trattenere. Di ogni età, di tutte le culture ed estrazioni, ne abbiamo goduto appieno in questi mesi: Awena, occhi trasparenti come la sua arte, Elisabeth semplicemente complessa come le sue opere, Nigel perennemente totalmente completamente altrove, Andrea perso nel suo esistere sopraffatto dall’arrugginito francese d’Africa, Hulla sassone pellegrina inquieta travolta dal fascino della cultura mediterranea, Rossana splendidamente malinconica, Carlino businessman del cibo lento, Adriana cementata al marito. E un fiume d’altri, una vera e propria Spoon River dei vivi di cui cantare, che alimenta i nostri flussi emotivi, tiene alta l’adrenalina e ci proietta in un futuro di cui solo a malapena riusciamo a distinguere i contorni ma del quale siamo certi.

«Stay hungry, stay foolish» è la massima che ci ha lasciato in eredità Steve Jobs (ai posteri lasciamo il giudizio sul suo operato, ma di certo ha modificato il mondo), ma se questa ricetta può essere utile per avere successo negli affari, aggiungendovi uno «stay lover» diventa un vero comandamento se vogliamo immaginare un futuro in cui sperare.

Il fiume che ci ha finora accompagnato, di cui facciamo parte a pieno titolo e che sembra aumentare di dimensioni giorno dopo giorno, di fame ne ha moltissima, e arretrata: fame di bello, buono, sano, etico, valoriale, e di follia ne ha in abbondanza se per questa s’intende la tensione costante a immaginare, impegnandosi, un domani differente e migliore del presente. E poi amore, a fiumi anch’esso, amore per quello che si fa, che si impara, per quello che fanno gli altri, per quello che dagli altri potremmo imparare, amore da donare a nostra volta, riappropriandoci del gusto del dono.

Ne siamo certi: nonostante i segnali sconfortanti che ci piovono quotidianamente addosso e vorrebbero intorpidirci i sensi, la stragrande maggioranza di noi ha ancora voglia di bello e di buono, vuole lasciare una traccia pulita del proprio passaggio ed essere ricordata per il suo apporto in termini di serenità. Ciascuno di noi vuole migliorarsi nel confronto, continuare a imparare e «rendere autentica la propria esistenza uscendo dalla trappola dell’io, vivendo per una speranza più grande di lui». D’altronde, già qualche migliaio d’anni fa Marco Aurelio, con la sua laica sapienza, ci ricordava che «ognuno vale tanto quanto le cose a cui si interessa», e un suo coevo, ancora più celebre, ci ha lasciato detto: «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore».