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The Wool School

Emma, Marilena, Graziana, Deborah, Agostina e Helene.
Da Torino, Asti, Salerno, Perthshire, Verona e Reykjavik.
Donne. Maestre. Ognuna straordinaria nella sua arte.
Saranno con noi – da noi – a partire dal 22 ottobre e ci accompagneranno fino a Natale. Ci condurranno per mano in un percorso, mettendo a nostra disposizione presenza, esperienza e saperi.

Emma, elegante, competente e precisa, ci insegnerà a leggere e a scrivere pattern di lavori a maglia. Nel corso dei primi incontri parlerà di scialli: ce li farà vedere, toccare e ci spiegherà come leggerli, tradurli e realizzarli. Poi, poco prima di Natale, allo stesso modo ci guiderà nel mondo dei cardigan.

Marilena, una donna mistica che trasforma in sculture le sue trame, ci insegnerà a passare la spola tra i fili d’ordito fino a scorgere il profilo di un arazzo. Ci aiuterà a decifrare le basi di quest’arte, mettendoci in grado di comprendere la tecnica e la sapienza racchiuse in un manufatto che si trasforma in arte.

Graziana, con la sua pluriennale esperienza di ricercatrice universitaria nel campo delle tinture naturali, in particolare vegetali, nonché in veste di presidente dell’associazione “I colori del Mediterraneo”, a novembre ci regalerà il sole e il calore del Cilento e della gente che lo abita. Un assaggio della scuola tintoriale partenopea, che nel Settecento costituiva l’avanguardia internazionale in materia.

Deborah, vivace scozzese innamorata della nostra penisola, ci mostrerà com’è possibile filare a mano il sucido per trarne la magia precisa e certosina di un filo unico e irripetibile. Per il suo laboratorio abbiamo selezionato due velli nazionali preziosissimi, uno dei quali non avrà nemmeno bisogno di essere tinto, perché già scuro.

Agostina, con la sua forza e la sua energia, ci introdurrà in un percorso di feltratura a partire da lane sucide. Conoscerla, ammirare le sue creazioni, vederla all’opera e lavorare insieme a lei sarà un’esperienza da ricordare, fisica eppure fortemente concettuale.

Helene, francese innamorata dei paralleli artici che di tanto in tanto scende a maggiori mitezze, ci porterà dall’Islanda i colori di quella terra, effimeri nelle tinte sgargianti e costanti nei toni invernali.

Per soddisfare le esigenze, che captiamo sempre più frequentemente, di chi desidera abbracciare nuovi saperi, culture e tecniche e approfondire la conoscenza del mondo e degli altri, abbiamo organizzato una serie di incontri di alto livello per permettere a chiunque di arricchire le proprie conoscenze attingendo alle migliori fonti disponibili. La filosofia dei laboratori si articola in pochi semplici punti:

  1. Fonti autorevoli. Ospitiamo solo insegnanti riconosciuti, il cui spirito vibra in sintonia con la nostra lanosofia.
  2. Accessibilità. I corsi sono democraticamente aperti anche agli “uditori”, ossia coloro che per questioni di tempo, impegni, disponibilità, non potranno essere allievi regolari a tutti gli effetti. Anche se non prenderanno parte attiva alle lezioni, potranno respirare l’atmosfera dei seminari e arricchire il proprio bagaglio di conoscenza.
  3. Livello superiore. Intendiamo porre in atto il nostro proposito di elevare gli standard qualitativi nel campo delle attività manuali, tentando di spostare in alto l’asticella della qualità e della sua comprensione.

Inutile dirlo, ma le adesioni ai seminari sono a numero chiuso. Limitare le iscrizioni è l’unico modo per permettere alle insegnanti di seguire ogni partecipante in modo puntuale. Per informazioni su date, costi e programmi, scriveteci all’indirizzo info@thewoolbox.it.

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Tinture vegetali: istruzioni per l’uso

L’abbiamo acquistato anche noi. Lo abbiamo fatto senza alcuna malizia vestendo i panni dell’appassionato e, scuciti i 12 euro, ci siamo infilati in tasca la scatoletta contenente il kit di tintura casalinga, dopo aver sbirciato il contenuto dei quattro involucri da 25 grammi e verificato che corrispondesse a quanto atteso. In realtà i dubbi sono iniziati immediatamente quando abbiamo capito di dover acquistare anche l’allume di rocca, venduto separatamente in bustine di peso idoneo alle quantità di lana tingere, e si sono ulteriormente consolidati al momento di interrogare la venditrice sul cremor tartaro. La risposta, naturale quanto cortese, è stata di rivolgersi al droghiere: lì, ci ha confermato la sorridente signora, avremmo potuto trovare il migliore, quello per i dolci.

Sopraffatti da tante mirabolanti visioni e, ahinoi, altrettanti acquisti ci siamo dimenticati della scatolina magica fino a quando siamo rientrati a casa. Lì con calma l’abbiamo ispezionata nei dettagli, tirando un sospiro di sollievo: almeno l’assortimento era interamente vegetale, senza alcun componente di derivazione animale o men che meno sintetico. Eppure un errore di valutazione l’abbiamo fatto. Anzi, tre.

In buona sostanza il primo inciampo emotivo lo abbiamo commesso nel non approfondire subito l’oggetto dell’acquisto: ci siamo lasciati influenzare dall’ambiente, dal venditore e dai prodotti che aveva in esposizione e tout court abbiamo fatto di tutta l’erba un fascio, fedeli all’adagio greco «kalòs kai agatòs» (ciò che è bello è anche buono). Il secondo lo abbiamo commesso abbandonando il rigore assecondando l’emozione, trovandoci a che fare con un articolo di cui non era specificata alcuna provenienza, neppure un “made in”. L’ultimo errore è stato il non aver preteso dal venditore informazioni più dettagliate e puntuali, informazioni che probabilmente il venditore stesso non sarebbe stato in grado di fornirci.

Al di là di tutto, quell’acquisto si è rivelato una fonte di ispirazione, proprio per le ombre che lo hanno connotato: dalle modalità di vendita all’assenza di indicazioni di provenienza, dall’incompletezza degli ingredienti fino alla grossolanità dell’approccio. L’idea del kit di tintura casalingo (che già avevamo da tempo in testa) ci è comunque piaciuta e ne abbiamo parlato immediatamente alle nostre amiche di I colori del Mediterraneo che ci hanno messo sulla strada giusta. «Ai vegetali ci pensiamo noi. Dateci un campione per ciascuna fibra che avete in mente di tingere e lasciateci lavorare». Sorpresi, abbiamo finalmente imparato una regola fondamentale: «Non esiste una ricetta buona per tutto: i prodotti che millantano tale proprietà, probabilmente non vanno bene per nessuno». Con la semplicità tipica di chi “ne sa” veramente, le nostre ricercatrici ci hanno confermato l’intenzione di formulare una ricetta di tintura specifica per ciascuna tipologia di fibra che venisse loro sottoposta.

In buona sostanza, pur non presentando differenze significative, ogni ricetta deve essere tarata in relazione alle caratteristiche intrinseche del tops, del filato, del feltro cui è destinata, a partire dalle proprietà microscopiche della fibra, consolidandosi nella tecnica di realizzazione del prodotto finito.

Sia ben chiaro, tutti possono e – ci mancherebbe – devono poter sperimentare in piena libertà (fa parte del patrimonio esperienziale di ciascuno), tuttavia coloro che si propongono di elevare la conoscenza della materia sono tenuti a fornire adeguati strumenti di comprensione dei fenomeni e, nel caso, mettere a disposizione prodotti in grado di supportare tale conoscenza con l’esperienza. È una questione di approccio e di serietà.

 

Lana bagnata, lana fortunata

Quanta pioggia! Ci mancava poco che ci spuntassero le branchie… Eppure ce l’abbiamo fatta: l’acqua battente e il freddo anomalo per l’inizio di giugno non hanno scoraggiato il pubblico attento, responsabile e desideroso di conoscenza della fiera Artigiani d’Italia, il genio e la creatività, tenutasi a Candelo (Biella) dal 2 al 5 giugno.

Tra gli straordinari attori che l’hanno animata, molti hanno presentato anche le loro creazioni in lana. L’altissimo livello dei manufatti fa ben sperare in merito allo sviluppo del settore in uno scenario futuro dove l’approssimazione dovrà lasciare spazio alla competenza. Le tinture vegetali, la tessitura a mano, la lavorazione del feltro e le ricerche del CNR hanno dominato la scena e svincolato, finalmente, l’appuntamento dal consueto mercanteggiare di genere, spostando l’attenzione su processi, tecniche e progetti. Un cambiamento di rotta importante e significativo: sempre più numerosi sono i fautori di cultura prima che di commercio, consapevoli del fatto che, senza la prima, il secondo non è in grado di affrontare altro che navigazioni a vista e futuri effimeri, con i risultati che ben conosciamo e che spesso patiamo.

Non sono naturalmente mancate le riflessioni istituzionali e i conseguenti piani di programma ma, tra gli operatori e il pubblico preparato, la visione più ricorrente tanto in predicato tanto in opera è stata la sana volontà di agire in prima persona e mettere a frutto un sapere personale, maturo e profondo. Tra tutti ci fa piacere segnalare l’attivissima Paola della Pergola e le ricercatrici dell’associazione I colori del Mediterraneo, donne straordinarie che operano in un contesto non completamente riscattato da subculture secolari. Malgrado la precarietà professionale che vede i loro contratti in scadenza presso gli atenei, lavorano con lucidità e serenità per un futuro concreto fatto di abilità sostenute da una solida preparazione accademica.

In questi quattro giorni climaticamente anomali ci siamo lasciati riscaldare da questa nuova visione del mondo: potenziali clienti che non hanno mai sentito il bisogno di chiedere il prezzo degli articoli e potenziali venditori che hanno messo da parte la loro indole commerciale in favore della gratuità della trasmissione della cultura.