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Farewell, Valentina


Valentina ci lascia. Era nell’aria e la sua palpabile irrequietezza ci aveva messo da tempo sul chi va là. Abbiamo goduto per sei mesi della ventata di freschezza che ci ha portato e confidiamo esserle stati d’aiuto sia sul piano professionale sia su quello umano.
La vogliamo ringraziare pubblicamente con queste righe. Se poi anche voi che l’avete conosciuta su queste pagine vorrete farle sentire forte il vostro “in bocca al lupo” scrivendole qualcosa, siamo sicuri ne sarà lieta.
Buona vita Valentina, e grazie.

gennaio 2012

E anche quest’anno è passato! Per alcuni è stato ricco di novità, per altri da dimenticare. Personalmente, è stato un anno molto interessante. E l’esperienza in questa “scatola di lana” ha arricchito le mie conoscenze e i miei orizzonti, oltre ad avermi dato per la prima volta la possibilità di sfruttare le competenze apprese all’istituto tessile che avevo sempre considerato poco utili… Ho scoperto un mondo che avevo sempre e solo immaginato, e interessi nuovi ed entusiasmanti che mai avrei pensato di fare miei. Come il lavoro a maglia, che nella mia ignoranza ho sempre ritenuto un passatempo per nonnette con la copertina sulle ginocchia, mentre sono rimasta stupefatta nell’apprendere che, oltre a essere tutt’altro che semplice, è anche incredibilmente diffuso tra le giovani donne! Ho imparato (parolone… diciamo che mi sono avvicinata a capire come funziona) a gestire il sito internet dell’azienda, a caricare le immagini, farne le descrizioni, stabilirne la posizione all’interno delle pagine… Un lavoro che si è rivelato arduo, ma gratificante. Sicuramente mi tornerà utile, e per questo motivo è stato già diligentemente aggiunto al mio curriculum.

V.

Epilogo

Da qualche tempo mi prudono di nuovo i piedi. E quando a Valentina prudono i piedi, finisce quasi sempre che la si può trovare in aeroporto. La direzione ancora non la so, ma penso che riprenderò in mano gli appunti presi prima di iniziare lo stage, dove avevo annotato le possibili destinazioni europee e i siti a cui poter appoggiarmi, per una nuova avventura in stile au-pair chissà dove! Sono stanca di stare a Biella, dove troppi sanno soltanto lamentarsi, dove quando chiedi a qualcuno che non vedi da mesi: «Ehi, come va? Novità?», quello ti risponde puntualmente: «Mah, va così… niente di nuovo». Ma insomma, che noia! Per questo motivo, mentre aspetto che quel paio di posti della zona a cui ho inviato il cv mi diano un riscontro, continuo a sfogliare siti e a mandare e-mail a famiglie e posti vari. Per ora credo di poter scrivere la parola fine su questo diario riguardante il mio percorso qui a The Wool Box, catalogandolo come esperienza positiva, sicura che mi aiuterà in futuro. Grazie a tutti, e a presto.

V.

Lavora con noi: com’è andata a finire


Centinaia di curricula. Un riscontro veramente notevole, oltre ogni aspettativa, per il nostro appello «Lavora con noi». Ai primi abbiamo risposto puntualmente poi, man mano che il flusso è cresciuto, non siamo stati più in grado di farlo in modo personalizzato. Con queste righe vorremmo ringraziarvi tutti e aggiornarvi sullo stato dell’arte.

Prudentemente ma con un ritmo ben scandito, lentamente ma non per questo con meno partecipazione – applicando un metodo quasi misconosciuto e ritenuto obsoleto in quest’epoca di comunicazione “hic et nunc” – abbiamo iniziato a tessere rapporti con alcuni di voi. Se è presto per le presentazioni ufficiali, vi diamo alcune anticipazioni sulle persone selezionate, come le iniziali, la provenienza e il campo di interesse, che integreremo man mano che la trama si farà più fitta e consistente.

  • I.C., Napoli. Studentessa in architettura. Knitter e blogger. Le abbiamo chiesto di aiutarci a definire i migliori pattern per le nostre lane. È già all’opera e presto ne apprezzeremo i modelli.
  • T.C., Biella. Art director con laurea in Scienze della comunicazione. L’avete già vista all’opera con le proposte “Colori d’Autunno” e “Natale 2011”.
  • R.S.M., Oporto (Portogallo). Artista, con formazione accademica a Brera. La vedremo probabilmente all’opera quest’estate in una serie di performance e flash mob dei quali vi terremo informati e per cui contiamo sulla vostra partecipazione.
  • L.d’A, Biella. Specialista in social communication, con laurea in Scienze della comunicazione. È già all’opera su Facebook.
  • H.K., Rostock (Germania). Web marketer. Chissà non riesca a portarci dal Nord la tradizione del saper fare professionalmente evoluto presentandoci le maestre di quelle lande, e a esportare a quelle latitudini la qualità del nostro Made in Italy.

Dal mare del Nord all’Oceano Atlantico, fino al calore del Mediterraneo, personalità e professionalità molto diverse, accomunate però da una caratteristica: la freschezza. Ognuno a modo suo entusiasta verso il Futuro, quello con la F maiuscola, quello da costruire e non da subire. Per citare Lutero, gente che «se sapesse che domani arriverà la fine del mondo, oggi stesso pianterebbe una pianta di mele». Vedremo se insieme saremo capaci di impostare un nuovo modo di lavorare e di metterlo a frutto, almeno in termini di coinvolgimento, sensibilizzazione e accrescimento culturale.

A tutti gli altri, quelli che non abbiamo avuto modo di contattare o di sottoporre a colloquio, vadano comunque i nostri più caldi apprezzamenti e saluti. Grazie a tutti.

Un maglione in bolletta

Il freddo ha bussato alla porta ormai da qualche giorno, deciso a prendersi la stagione che gli spetta. Ma noi, che riusciamo anche ad apprezzare la sua compagnia all’aria aperta quando ci veste di guance arrossate e cappelli colorati, in casa proprio no, non lo vogliamo. Arrivano in nostro aiuto fior fior di esperti, pronti a consigliarci su come ottenere nel nostro focolare un caldo salutare e che, possibilmente, ci permetta di guardare la bolletta con occhi sereni e cuore in pace. Ognuno sembra possedere la ricetta giusta, ognuno è convinto, come sempre, di avere in tasca la verità: c’è chi si barcamena tra improbabili programmazioni del termostato, che neanche la memoria in dotazione basta a ricordare, chi inchioda infissi e serramenti e li imbottisce con chilometri di tubolari (ché per quest’inverno le finestre non le apriamo), chi sceglie di dormire al fresco, che fa anche bene, ma sotto ai 10 gradi il reumatologo consiglia di non scendere… E così mi lascio stupire dal consiglio più bello: indossare in casa un maglione di lana. Ovvio, scontato, banale, talmente tanto da non pensarci nemmeno. Poi passo davanti allo specchio e vedo una felpa. Di cotone. Forse tanto ovvio non è. Il signor Esperto, che già mi piace, dice che con questo semplice accorgimento possiamo tranquillamente permetterci di abbassare di un grado la temperatura delle nostre case, così da ridurre in maniera tangibile anche le spese di riscaldamento.

Cominciano le riflessioni.

Il signor Esperto, che tanto ci piace e addirittura ci stupisce, ha detto ciò che avrebbero potuto tranquillamente dirci i nostri nonni o i nostri genitori. Fino alla loro generazione funzionava così: lana d’inverno, cotone d’estate. Ma i tempi sono cambiati e, come ci diceva Maria Cristina in un prezioso commento a un post, oggi viviamo giorni in cui tutto è possibile, in cui per le feste di Natale ci propongono abiti in seta, in cui la stola di cashmere “leggero leggero” diventa il capo spalla della nostra estate. Trovo stimolante, quasi doveroso, giocare con i dettami avuti in eredità, manipolarli, capovolgerli, disfarli per poi sperimentare: è così che si progredisce, è così che possiamo arrivare a capire quello che fa davvero per noi. Scopriamo in questo modo che la tradizione può vincolarci con dettami infondati (tutto sommato una pashmina di cashmere è perfetta per le serate estive) ma è in grado di regalarci perle di saggezza (lo smanicato in seta per la festa di Capodanno va bene se hai deciso di festeggiare in Sudafrica). Permettiamoci di scardinare le rigidità ma di tenere il buon senso. Questa è la ricchezza degli insegnamenti.

Un maglione di lana, poi, ha davvero molti vantaggi. Innanzitutto possiamo recuperarne uno vecchio (già, perché se le tarme non interferiscono, la lana dura) che davamo ormai per spacciato e divertirci a rinnovarlo, perché mica solo gli stilisti possono creare! Ci regaleremo fantasia, scopriremo capacità insospettate e indosseremo un vero e proprio “made by me”. Un maglione di lana possiamo farcelo da noi: un paio di ferri, qualche gomitolo, pazienza e tempo ci doneranno non solo colore da indossare, ma un’arte da mettere da parte e placide serate a ritmo di “diritto e rovescio”. Se questo è troppo, possiamo commissionare il lavoro all’amica esperta knitter: ci divertiremo a scegliere il modello, decidere il filato giusto e daremo sostegno a una microeconomia alternativa che tanti auspicano come rimedio per portare in salvo questi tempi difficili. La stessa microeconomia che aiuteremo scegliendo filati di razze autoctone, scegliendo la lana dei piccoli allevatori che hanno trovato il coraggio di “rompere” con l’abitudine e di tentare di salvare una preziosa risorsa. E così il cerchio si chiude e assomiglia terribilmente all’appello del “Natale handmade”, quello affisso in bacheca, seppur virtuale.

Tutto con un maglione.

Ho freddo, apro l’armadio e ascolto. Guardo la felpa di cotone e i brividi aumentano, guardo il maglione di lana e sento già addosso il caldo che mi regalerà, in una sorta di sinestesia. È l’intelligenza del corpo a parlare, quella che ci appartiene da sempre ma che abbiamo imparato a dimenticato con l’uso e l’abuso della ragione, padrona assoluta dei sensi anche quando avrebbe solo da imparare.

Ritorno alle origini. La lana scalda. Lo sanno gli esperti in bioedilizia, che la utilizzano come isolante termico naturale. Lo sanno quei pastori che, ironia della sorte (anche se c’è poco da ridere), la utilizzano come combustibile piuttosto che sostenerne i costi di smaltimento, convinti di non avere alternative economicamente sostenibili per la sua lavorazione.

La lana scalda e lo fa, prima di tutto, venendo indossata. Semplicemente.

Un maglione in bolletta quindi, ma col segno meno. Confortante e confortevole.

Lavora con noi


Prendetela per quel che è, ossia una provocazione: il nostro progetto è nato con ben altri scopi, ma oggi questa bruma autunnale è diventata un pretesto per fare il punto su situazioni che da tempo ci frullano in mente e non siamo ancora riusciti a connotare chiaramente. In buona sostanza tutto gravita intorno all’enfasi che, nelle comunicazioni ufficiali (non solo sul blog, ma anche sui canali di advertising, tradizionali e online) relative al varo del nostro nuovo sito di etc-commerce, è stata data alla sezione Lavora con noi.

Ebbene, a distanza di una decina di giorni, a fronte di qualche decina di migliaia di clic, i curriculum ricevuti sono stati la bellezza di… due. Siamo stati forse poco attraenti? Non siamo riusciti a essere sufficientemente affascinanti? Troppo vaghi? Poco concreti? Probabilmente tutto questo e molto altro ma, consentitecelo, la propensione a mettersi in gioco, a inventarsi un futuro, a scommettere su se stessi, ci sembra tragicamente molto ridotta. Hanno risposto, immediatamente, un fotografo professionista di livello internazionale e una dottoressa di ricerca iper specializzata in sistemi interfaccia uomo-macchina: professionisti entrambi di elevatissimo profilo e buon reddito corrente. Da altri amici abbiamo ricevuto conferma del fatto che, se non fosse che un lavoro già ce l’hanno, il curriculum l’avrebbero inviato immediatamente. Qualcuno aveva anche azzardato: «Ma siete proprio sicuri di volerlo fare? Di questi tempi, attendetevi d’essere travolti da un mare di email». E invece, due soli riscontri.

Siamo rimasti esterrefatti e di questo stupore vogliamo rendervi partecipi. Ci attendevamo aspiranti designer o creativi del knitting, sarte, fumettisti, blogger e smanettoni. Figli e nipoti delle nostre lettrici, entusiasti o quanto meno intenzionati a immaginare un possibile percorso professionale, o comunque curiosi di scrivere loro stessi. Non è andata così.

Per questo ci siamo interrogati e vi interroghiamo: forse il mercato del lavoro è più flessibile di come viene descritto, o magari la fiducia nelle proprie possibilità è talmente ridotta da non azzardare nemmeno l’inoltro di un curriculum. oppure l’assenza di garanzie vitalizie è condizione sufficiente a scartare a priori ogni possibilità di rapporto… Non sappiamo quale sia la risposta e per questo vi chiediamo aiuto.

In ultima analisi ci pare un’ipotesi possibile che il lavoro ai ferri, al telaio, le arti manuali siano ancora relegate al mondo degli hobby, dei passatempi, e che risulti difficoltoso intuire percorsi professionali legati alla lana anche nelle sue declinazioni profittevoli. È vero che tutto ciò spesso rientra nel panorama dell’approssimazione e del fai da te, del mordi e fuggi, della superficialità dei barbari descritti da Baricco, ma Emma, Agostina, Deborah, Helene e molti altri, specie in quel Nord Europa, Canada e Stati Uniti che spesso guardiamo con ammirazione, ci dicono che non è così, che c’è un mondo non solo affascinante quanto produttivo dal quale si può trarre reddito. Ci confermano che si può essere tecnologicamente avanzati e socialmente appagati anche occupandosi di lana, con il presupposto di farlo con sapienza, diligenza, strumenti appropriati e una sana visione del futuro. È proprio questo il gap, il divario che separa l’allevatore neozelandese da quello italiano, la master knitter inglese da quella nazionale. Un vero peccato.

Il peccato è soprattutto l’abitudine tutta nostrana di arrivare ogni volta un po’ in ritardo, con gli addetti che stanno già rimuovendo il cartello del traguardo, e di contestare il giudice di gara mentre guardiamo con invidia gli atleti stranieri che hanno per primi tagliato il filo di cotone. Ci vogliono invece sapienza, costanza, pazienza, volontà di apprendimento, elasticità, orgoglio per quel che si è, si sa e si sa fare: solo in questo modo possiamo pensare di determinare il futuro ed evitare di diventarne le vittime.

Per il momento, oltre a invitarvi a dirci cosa pensate di queste “meditazioni”, vi lasciamo con una richiesta esplicita, un annuncio di lavoro in piena regola:

Per l’implementazione del sistema Wools of Europe ricerchiamo una risorsa volenterosa, appassionata di lavorazioni tessili artigianali, in grado di comunicare correttamente in inglese e francese, alla quale affidare la gestione dei contatti in essere e lo sviluppo del progetto. Se interessati, inviare il proprio cv a info@thewoolbox.it.

Elisa* intervista Emma Fassio


Questo post inaugura una serie di interviste alle nostre “maestre”, le donne creative e sapienti che durante i corsi di The Wool School ci aiuteranno ad approfondire la conoscenza del filo di lana. Iniziamo con Emma Fassio, knit-designer entusiasta e infaticabile.

Benvenuta, Emma. Facciamo un salto indietro nel tempo: raccontaci il primo ricordo legato al lavoro a maglia, la prima emozione da cui è nata la tua grande passione.

I primi ricordi relativi alla maglia sono legati a mia madre: ero piccola e adoravo guardare i ferri e i fili che s’intrecciavano per creare quelle trame speciali che amavo così tanto indossare. Seduta accanto a lei in salotto, la testa appoggiata sulla sua spalla, passavo ore a osservare i suoi movimenti: era una coccola speciale. Poi un giorno, all’età di sei anni, le ho chiesto di insegnarmi ad avviare delle maglie e non mi sono più fermata.

Hai diverse radici alle spalle: italiane, svedesi e americane. Che impronta hanno dato queste culture al tuo lavoro creativo?

Sono tutte molto importanti, in modi diversi e con sfumature che a volte si sovrappongono: tutte e tre mi hanno formato, sia come persona sia come creativa. Vita e creatività per me sono indissolubili e sono nota magica e fonte d’ispirazione l’una per l’altra. Sono figlia di diverse culture e mi piace pensare di poter cogliere gli aspetti positivi di ciascuna di esse, assimilandone le tradizioni relative alla lana e al lavoro a maglia.

Hai una curiosa passione per lo scialle, un capo che rimanda a suggestioni antiche…

Lo scialle per me rappresenta una coccola, l’abbraccio e il legame storico con il passato. Le donne anticamente lo indossavano per riscaldarsi, ma anche per contraddistinguere alcuni momenti della giornata o determinati eventi sociali (una nascita, un matrimonio, un funerale: ogni occasione aveva i propri colori e disegni). Nella grande letteratura dell’Ottocento e nelle sue rappresentazioni iconografiche troviamo descrizioni toccanti e immagini che colpiscono per l’abilità e la manualità. Esistono meravigliose leggende sulla nascita della lavorazione degli scialli, legati a fate e sirene, che sono state tramandate per secoli fino ai giorni nostri.

Te ne ricordi qualcuna?

Si, una in particolare che arriva dal Nord, dalle mie radici svedesi. Racconta delle donne di un’isola nordica che guardavano le sirene uscire dal mare avvolte di bruma e ammaliare i loro uomini. Per cercare di imitare quel loro “vestito” affascinante, le donne iniziarono a creare con la lana qualcosa che potesse rivestirle dello stesso fascino di quelle meravigliose creature marine.

Hai partecipato alle iniziative di Cuore di Maglia e Unite contro il cancro: come vi siete conosciute?

Ci siamo incontrate grazie alla passione per la maglia e i filati. Oggi internet, i blog e le diverse community online legate alla maglia e non solo, sono fonte di amicizie che possono consolidarsi nella realtà e da cui nascono collaborazioni importanti e speciali. In particolare Cuore di Maglia è un’associazione di volontarie che si occupa di realizzare e portare nei reparti di terapia intensiva neonatale degli ospedali italiani coperte, cappellini, vestitini fatti ai ferri per i nati prematuri. I manufatti vengono donati alle famiglie come segno di vicinanza e condivisione di un momento difficile e delicato. Unite contro il Cancro nasce invece per sensibilizzare le donne sull’importanza della ricerca e della prevenzione delle malattie tumorali femminili, per anticipare ed evitare, dove possibile, la degenerazione o gli esiti fatali delle stesse. In questo momento l’associazione sta lavorando a un libro di schemi di maglia, realizzato dalle tantissime donne che hanno aderito con entusiasmo al progetto inviando le loro creazioni. Credo che la partecipazione sociale sia un gesto che dà senso all’esistenza. Regalare un sorriso, una testimonianza di vicinanza e presenza, è un momento magico, per chi riceve e per chi dà.

Hai un blog, sei una designer di Ravelry nonché autrice e coautrice di libri, tieni diversi corsi…. da dove nasce questo desiderio di condivisione?

Dalla passione per la maglia, per i filati e per i modelli. Come dicevo, la rete offre davvero infinite possibilità a chi desidera condividere una passione.

Parliamo dei corsi che proporrai a The Wool School: sono incentrati su argomenti particolari e molto specifici. Come mai la scelta di questi temi e per chi sono pensati?

I corsi che terrò per The Wool Box sono due: uno dedicato agli scialli (il 22 ottobre) e uno sui cardigan (il 3 dicembre). Entrambi prevedono la lettura e la scrittura degli schemi. Insegnerò a capire la struttura fondamentale del capo che stiamo lavorando (per esempio, per lo scialle, la struttura può essere circolare o triangolare), che ci consentirà non solo di creare e scrivere nuovi schemi ma, partendo da uno schema dato, ci permetterà di personalizzare il modello che stiamo creando, adattandolo al nostro corpo e alla nostra fisionomia, diversa per ognuno. Credo che, insieme al lavoro a maglia vero e proprio, la capacità di personalizzare i capi in corso d’opera sia fonte di grande soddisfazione.

C’è un messaggio o un’idea che ti piacerebbe trasmettere tra i “fili” di questo corso?

Indossare un capo realizzato con le proprie mani e adattato alle proprie forme fisiche è una sensazione indescrivibile: la consapevolezza di essere riusciti a fare da soli quelle modifiche o di aver disegnato e scritto le istruzioni per ottenere quel capo è un’emozione unica e impagabile. Sono convinta che tutti siano in grado di farlo e sono pronta a insegnarlo a chi parteciperà ai corsi.

Prima di salutarti, un’ultima domanda “fuori schema”: c’’è un libro che ti è piaciuto particolarmente e che ci consiglieresti?

Sicuramente “Dieci donne” di Marcela Serrano. Lo sto leggendo in questo periodo e non l’ho ancora finito. Racconta di dieci donne, anzi nove più una, tutte diverse per età, estrazione sociale, personalità, esperienza di vita, ma accomunate da un unico fil rouge che è proprio la femminilità. Credo davvero che, per quanto possa essere diverso il vissuto di ogni donna, il loro cuore sia lo stesso, in ogni tempo e in ogni luogo, e unica sia la nota della loro anima femminile.

Una cavalla per Valentina


26 settembre 2011

Il Cincin Knitting al Solletico Cafè è stato un successo! Ho portato con me una mia amica, che anche se non lavora a maglia ma a uncinetto si è divertita tantissimo. Abbiamo mangiato un sacco di pietanzine biologiche saporitissime e io ho imparato un nuovo punto a maglia, che ho intenzione di utilizzare al più presto: sto lavorando su alcune idee per i regali di Natale, e mi servono nuovi spunti. Per fortuna L. è sempre disponibile, e con la sua esperienza mi aiuta ogni volta!

V.

27 settembre 2011

A L. spesso fanno male i talloni e qualche anima malvagia le ha raccontato che facendo applicazioni con la lana sucida il dolore dovrebbe diminuire. Così ora se ne va in giro con la lana moretta che le spunta dalle caviglie, e dice di volersela infilare nelle calze stanotte. Povero suo marito… Ecco cosa mi piace di questo lavoro: tra noi non ce n’è uno che sia normale!

V.

28 settembre 2011

Oggi ho finito di caricare le immagini sul sito, complete di descrizioni e prezzi. Presto, anzi prestissimo, sarà operativo. Non vedo l’ora!

V.

30 settembre 2011

Oggi ho aiutato una collega a creare il manifesto per Wools of Europe, che ospiteremo proprio qui da noi a partire dall’11 ottobre. Mi ha portato via un po’ di tempo, ma mi piace molto pasticciare con i programmi di grafica. In più sono su di giri, perché domani andrò a “conoscere” una cavalla. Il proprietario ha bisogno di qualcuno che la porti un po’ a spasso, e io cerco da sempre un’occasione del genere… Speriamo bene.

V.

Cincin, Valentina!


19 settembre 2011

In questi giorni mi sto occupando del volantino per il Cincin Knitting, l’aperitivo di presentazione dei Knit Café che si terranno a partire dalla prossima settimana al Solletico Café di Biella, un locale che si trova in piazza San Giovanni Bosco e che non conoscevo. L. dice che è davvero carino, un bar tavola fredda equo-solidale dove già da un po’ alcune persone si incontrano per lavorare a maglia ogni tanto. Noi vorremmo farlo diventare un appuntamento settimanale. Mi affascina l’idea di bere uno spritz tra ferri e gomitoli.

V.

20 settembre 2011

Stamattina L.&L. mi hanno raccontato di com’è andata al Cheese festival di Bra. Sono molto soddisfatti e super eccitati, e io sono un po’ invidiosa. L. ha conosciuto tantissime persone, tra cui due studenti spagnoli che studiano lì a Bra e che vorrebbero venire a trovarci, una magliaia che le ha detto di avere trenta persone che lavorano da lei, una signora che ha visto una borsa in un negozio e ha deciso di copiarla… insomma non è stata zitta un momento! Io sono rimasta ad ascoltare, immaginando come dev’essere stato bello girare tra le bancarelle, parlare con la gente e mangiare formaggio tutto il giorno. Caschi il mondo, la prossima volta non me lo perdo.

V.

21 settembre 2011

Dato che oggi è il suo compleanno, L. si è regalata una giornata in montagna con la sua amica. Sono contenta per lei: ama camminare, non può proprio farne a meno… Io invece sono troppo pigra. Qui sul lavoro ho preso l’abitudine di uscire nella pausa pranzo, ma non certo per fare movimento! Mi prendo un buon libro e mi siedo sulla panchina davanti alla roggia, al sole, e me ne sto un po’ lì a rosolarmi e a perdermi nelle storie di qualcun altro. Oggi in particolare ne ho avuto bisogno: il signor L. mi ha chiesto di occuparmi del sito internet dell’azienda, di sistemare le cose che non vanno bene, correggere gli errori, inserire le immagini, insomma renderlo operativo. È un lavoro certosino, e io proprio tutta ’sta pazienza non ce l’ho. Ma man mano che ci provo, sbaglio, ci riprovo e finalmente ci riesco, il mio orgoglio ne trae beneficio. Per me è un lavoro del tutto inedito, ma spero di imparare in breve tempo. Mi entusiasma vedere il nuovo sito che prende forma!

V.

22 settembre 2011

Sono distrutta. Mi gira la testa e mi fumano le orecchie, ma ancora non ho finito. Tutta colpa del sito internet! In particolare delle sciarpe: erano organizzate per lunghezza, poi il nostro webmaster ha proposto di organizzarle per colore, e allora ho dovuto cambiare di nuovo tutto, riscrivere il nome, modificare le immagini… un lavoraccio! Ma non è finita qui. Il signor L. ha deciso (e non ha tutti i torti) che sarebbe molto meglio renderle tutte visibili, queste benedette sciarpe, in ogni colore e misura. Quindi ho dovuto ricominciare da capo per la terza volta, rinominando quelle che c’erano già, cambiando i prezzi e le immagini e creando nuovi spazi per tutta la marea di sciarpe che ancora non erano catalogate. Per carità, è un genere di lavoro che mi piace fare, ma a fine giornata mi ritrovo con il cervello fuso. Se continuo con questi ritmi domani riuscirò a portare a termine il sito, e sarà una vera soddisfazione.

V.

23 settembre 2011

Stasera ci sarà il Cincin Knitting e io avrei voluto andare con L. ad allestire la nostra “postazione”. Purtroppo, anche se si fanno programmi, molto spesso capitano degli imprevisti, e infatti le famose sciarpe di cui sopra mi hanno messo i bastoni tra le ruote. Terminata la catalogazione di ogni singolo capo, è stata la volta delle immagini. Il webmaster al telefono mi ha spiegato per bene come fare, e io ho fatto esattamente il contrario di quanto mi ha detto, infilando tutta una sfilza di dati nella cartella sbagliata. Mentre glielo dicevo, riuscivo quasi a vederlo mettersi le mani tra i capelli… poverino! Così sono dovuta restare al computer quasi fino alle sei e mezza. Ora scappo, ché ho ancora mille cose da fare prima di poter andare a knittare al Solletico!

V.