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Valentina sotto la neve


6-18 dicembre 2011

Alla faccia della spolverata di neve! Venerdì, arrivati in vista di Aosta, mentre ero ancora in autostrada, abbiamo quasi girato la macchina per tornare indietro. Dal finestrino si vedevano i fianchi delle montagne più basse già spolverate di neve fresca. Dove ci trovavamo ancora non nevicava, ma evidentemente mancava poco. Non avendo mai montato le catene in vita mia, mi è preso il panico quando i primi fiocchi di neve, grossi come prugne, sono caduti pesantemente sul vetro. Diligentemente ci siamo accodati ai camion e ad alcune macchine che avevano rallentato in maniera prudente, mentre guardavo sbigottita le auto con targa locale sfrecciare alla mia sinistra. In poco tempo la situazione è peggiorata, e la neve ha iniziato ad attaccarsi all’asfalto,diventato già un manto bianco dove non passava la colonna di macchine. I fiocchi poi si sono fatti più leggeri e le macchine in sorpasso sono state sempre meno. Abbiamo tenuto duro fino a Saint Pierre, dove la situazione è diventata decisamente critica. Non si vedeva quasi più nulla, solo enormi fiocchi bianchi che oscuravano la visuale e coprivano la macchina a una velocità impressionante. A un certo punto le gomme da neve hanno smesso di tenere la strada, slittando senza riuscire ad avanzare di un metro, e ci siamo ritrovati di traverso in mezzo alla strada. In salita. Sono queste le situazioni che ti fanno pensare: «Ma perché? Perché a me? Perché non sono andata tre giorni al mare?». Usciti dalla macchina siamo stati investiti da una folata gelida. In un battito di ciglia eravamo coperti di neve come due ghiaccioli. Montate le catene, siamo ripartiti. Iniziava a farsi tardi, perché mettere le catene non è esattamente una cosa da tutti i giorni e ci ha portato via un bel po’ di tempo (ok, lo ammetto, siamo anche andati a chiedere aiuto a una coppia del posto… ma non si dice!). La parte più divertente comunque è stato il pezzo di strada tra Saint Nicolas e Vetan:  alle tre del pomeriggio non si vedeva più niente per cui, per vedere dov’erano le curve, dovevo usare il navigatore satellitare! Il giorno dopo fuori dalla porta di casa c’erano settanta centimetri di neve: da non crederci. Abbiamo fatto a pallate come bambini e ci siamo pure fatti prestare uno slittino da due bimbette! Due giorni interi di sole, che pacchia!

V.

19 dicembre 2011

Stasera abbiamo fatto la cena di Natale con i colleghi. C’erano tutti, dai capi ai semplici impiegati e magazzinieri. Accanto a ogni tovagliolo c’era una grossa caramella di carta, e ci è stato intimato di non toccarla assolutamente. La cena si è svolta in grande tranquillità, tra brindisi e chiacchiere. Ovviamente il discorso è caduto diverse volte sulla lana, come evitarlo? Finito di mangiare, dopo il caffè e il limoncello, ci è stato spiegato cos’era la caramellona di cartone. Si chiamano Crackers e appartengono alla tradizione inglese e si possono anche fare in casa. Cilindri di carta che, tirandone le estremità, si aprono in due, con un piccolo botto e tanti regalini a sorpresa. Un’idea originale e molto gradita. Ognuno conteneva una coroncina di carta dorata, e le foto imbarazzanti della serata dimostrano che non racconto frottole.

V.

20 dicembre 2011

M.T. mi ha fatto un regalo, non me l’aspettavo. Una bellissima borsa rossa di pelle. Non avevo mai avuto una borsa tanto grande: ci sta dentro il lavoro a maglia (e avanza un po’ di spazio anche per il ferro da stiro!). Regalo più che apprezzato, a cui mi dovrò abituare. Di solito raccatto una borsa dal cumulo di cose che mia madre non porta più, meglio se a tracolla, e la maltratto finché non cede e si distrugge… Mi sa che questa volta dovrò farci un po’ di attenzione.

V.

Il Natale di The Wool Box


Anche quest’anno ce lo siamo perso. Quante occasioni avremo ancora, non tanto per rimediare quanto per godere appieno dell’Avvento? Non si tratta di essere clericali, cattolici o confessionali, quanto di cogliere il valore di queste quattro settimane che ci preparano al Natale. Eppure anche quest’anno sono volate via.

Saranno state le vicissitudini di governo, l’aumento dell’età pensionabile e delle imposte, gli scenari esteri e interni e gli equilibrismi delle grandi potenze, lo spread (del quale fino a qualche mese fa ignoravamo l’esistenza e che oggi ci incolla al televisore), le perdite della borsa (nella quale, peraltro, non abbiamo investito un solo centesimo). Decine, centinaia le scuse ipotizzabili, ognuna plausibile e tutte protese verso un identico risultato: la preoccupazione. Sembra che senza non riesca a vivere. Che si tratti di masochismo?

L’inverno è ancora lungo. Tecnicamente è appena iniziato, eppure la natura ha già mutato il suo corso, e le giornate iniziano il loro faticoso allungarsi verso una nuova primavera. Non ce ne rendiamo conto e ci apprestiamo nuovamente a mortificare una festa celebrando un rito banale e consumistico, tra piccole grane, protagonismi e protagonisti, “baruffe chiozzotte” di goldoniana memoria, il nostro nome riportato sotto a una minuta irrilevante ma ipersignificativa ai nostri occhi, i nostri sforzi migliori volti ad alimentare il nostro ego, fino a non essere più in grado di cogliere la nostra reale dimensione.

Silenzio. Quanto bisogno ne avremmo. Una pausa dal frastuono incontrollato e spesso volgare della superficialità che avvolge molti dei nostri rapporti. Ci vorrebbero passi in punta di piedi, sobrietà ed eleganza nei gesti.

La mente va ad Andrea, là fuori. Le sue pecore hanno appena superato il ponte sul fiume. Fa freddo, e il suono degli animali è quanto più vicino al silenzio si possa immaginare. Chissà se almeno a lui non è sfuggito di mano il tempo, se l’Avvento per lui dura l’intero arco dell’anno, se ogni giorno, ogni attimo diventa un’epifania sacra. In ogni caso, lui e il suo gregge ci stanno pungolando, ci sussurranno che un’altra via è possibile, che non sempre la frenesia equivale a benessere, che ritmo e cadenza strutturano una regola alla quale sarebbe bene adattarsi, che il maggiore vizio della nostra epoca è la mancanza di fiducia, di visione del futuro: in una parola, la paura. Riecheggiano, scovate in chissà quale cassetto della memoria, parole forti di un uomo forte: «Non abbiate paura».

Cercheremo di non avere più paura. E vorremmo fare di questo proposito un auspicio per il nuovo anno, con l’augurio di trascorrere un Natale sereno, per tutti voi che leggendoci e sostenendoci state alimentando la speranza di un futuro diverso. Grazie e buone feste.

The Wool Box

Valentina e i bizzarri ospiti di Wools of Europe


12 dicembre 2011

Oggi l’aria è più natalizia che mai. In ufficio stelline e palline di feltro penzolano ovunque, e un alberello piccino picciò che ho recuperato dalla soffitta ha trovato il suo posto accanto alla mia scrivania ed è stato addobbato fino a scoppiare. Le scrivanie, poi… Anche loro straripano, ma di fogli, fatture e appunti vari. Sembra che non si riesca a fare stare tutto in un solo posto, è pazzesco. L. ormai ha sempre i ferri in mano e sforna campioncini, cappellini, mantelline, scialli. È  una situazione piacevolmente caotica. È il genere di caos che precede le feste, dove tutti diventano frenetici e le strade sono invase da automobilisti storditi che sembrano aver scordato dove si trova il pedale dell’acceleratore! Ma manca poco a Natale e siamo tutti più buoni, no?

V.

13 dicembre 2011

Ho fatto un regalo di Natale al mio computer. Per la gioia del signor L., due graziose casse di discreta qualità che ho trovato in soffitta. Ora finalmente quando il capo non c’è i topini (io e L.) balleranno a ritmo di musica!

V.

14 dicembre 2011

Ma capitano tutti a me! Oggi pomeriggio sono venuti a visitare la mostra due signori piuttosto anziani. Uno alto alto e magro, l’altro decisamente più basso e calvo. Hanno iniziato a parlare del più e del meno con me e L., e ci raccontavano di fatti e misfatti di quando erano giovani. A un certo punto ho fatto per allontanarmi, perché avevo delle cose da fare, e il signore altissimo mi si è avvicinato e ha attaccato una filippica su una sua compagna di classe, che io conosco, su cui a suo tempo aveva fatto un pensierino, ma che poi si era sposata. «Come sta? Vero che è ancora una bella donnina? Un bel carattere, una gran bella persona…». Non la smetteva più! Cosa posso farci io se hai perso l’attimo? Comunque ho cercato di riavvicinarmi a L. e al signore più basso, che mi sembrava meno verboso, e invece la combinazione tra i due è stata come tra la nitroglicerina e la centrifuga: letale. A un certo punto, prima di riuscire a indirizzarli verso l’esposizione, il signore logorroico mi si è avvicinato a un palmo dal naso e mi ha detto: «Ma com’è che non ce n’erano di ragazze così alte ai miei tempi?». No comment. Credo di essermi lasciata sfuggire una risatina imbarazzata… Mezz’ora prima della chiusura, invece, si è presentato un ragazzino di quattordici anni. L’abbiamo accompagnato alla mostra, e intanto L. gli ha chiesto come mai fosse venuto a visitare l’esposizione. Risposta: aveva preso tre insufficienze oggi, e voleva posticipare più possibile il momento della resa dei conti in casa. Non fosse stato per la faccina seria e mortificata che aveva, mi sarei messa a ridere! L. gli ha spiegato che la strigliata era d’obbligo, e non perché la mamma fosse una strega, ma perché la scuola serve a noi per il nostro futuro, e le insufficienze ci devono aiutare a migliorare e a colmare le nostre lacune. Poco dopo gli ha telefonato la madre, infuriata, che gli ha intimato di rientrare a casa. Immediatamente.

V.

15 dicembre 2011

Stamattina sono entrata nel nostro magazzino. Che impressione: i mucchi di lana scelta che albergavano (ormai da quando sono arrivata qui) indisturbati in tutto lo spazio dello stabilimento, ora sono ordinatamente disposte in balloni rettangolari perfettamente incellofanati, tutti rigorosamente divisi per tipologia ed etichettati, pronti per essere mandati al lavaggio. Presto verranno spediti e il magazzino sarà completamente vuoto. E poi? Be’, in primavera cominceremo a ricevere la lana della nuova tosa, e nel frattempo avremo ricevuto tutti i prodotti ottenuti dalla lavorazione della lana della primavera passata.

V.

Valentina sotto l’albero


5 dicembre 2011

Inizia l’allestimento natalizio, e presto metteremo sul sito anche le ceramiche natalizie e tutti i prodotti della linea Natale, come i Babbo Natale rossi lavorati a maglia, con la testa fatta a mano, le ciotoline completamente lavorate a mano, perfette per metterci i gomitoli mentre si lavora a maglia, e le pecorelle che abbiamo vestito con maglioncini di lana Oropa bianca e rossa. Abbiamo fatto tutte le fotografie con l’albero di Natale sullo sfondo, piccolino e addobbato con le palline di feltro, con la scritta “Buon Natale” in otto lingue diverse, i pon-pon che abbiamo fatto io e L. qualche giorno fa con la nostra lana, e come neve abbiamo usato il nostro tops di lana Biellese. Adoro l’atmosfera natalizia! È proprio come quand’ero bambina: l’attesa, il freddo pungente, le luci, i regali mi mettono allegria e positività!

V.

7 dicembre 2012

Meraviglia delle meraviglie: oggi il mio amico Pier mi ha accompagnata a visitare il “piano nascosto” della fabbrica, un piano intermedio che fungeva con ogni probabilità da magazzino. È un posto magico, pieno di polvere e dal tipico odore di edificio abbandonato. Sembra quasi la scena di un film dell’orrore, con quei corridoi immersi nell’oscurità, i cavi elettrici pendenti dal soffitto basso e soltanto il debole cono di luce di una torcia elettrica portatile a illuminare dove mettere i piedi. Sarebbe pericolante e pericoloso, non fosse per la solidità dell’edificio che, nonostante sia dismesso da molto tempo (quest’ala della fabbrica è considerata ancora la parte “vecchia”), ha ancora un aspetto massiccio e non accenna a cedere. È stata un’esperienza emozionante. Quando siamo usciti di la, mi sono sentita come uno speleologo dilettante alla sua prima grotta.

V.

8 dicembre 2011

Oggi a casa mia abbiamo fatto l’albero! Palline, fiocchetti e decorazioni hanno riempito tutta la stanza, mentre io e la mia mamma eravamo tutte intente a scegliere il colore di fondo di quest’anno. Ogni anno ha un colore diverso: due anni fa era blu, l’anno precedente rosso e così via. L’anno scorso purtroppo io non c’ero, e non ho nemmeno voluto sapere di che colore fosse l’albero, è stato troppo traumatico il natale in piena estate! Quest’anno comunque la scelta è ricaduta sul bianco e oro. Abbiamo riesumato da un vecchissimo scatolone delle decorazioni che devono avere la mia età ma sono ancora bellissime. Fare l’albero di Natale è per me uno dei momenti più magici di tutto l’anno.

V.

9 dicembre 2011

Giornata di elaborazione grafica. E meno male, perché sono per tre quarti influenzata e non riuscirei a fare nient’altro che stare seduta a soffiarmi il naso! Comunque, sto lavorando sulle immagini dei prodotti di Natale, caricando sul sito le fotografie e aggiungendo la descrizione. Per fortuna non sono da sola in ufficio: L., M.T. e la nostra amica T. mi guardano intenerite ogni volta che tiro su col naso, e mi sembra di essere una bambina piagnucolosa in mezzo a tre mammine che mi coccolano. Speriamo che mi passi presto.

V.

Aspettando il Natale con Valentina


28 novembre 2011

Ancora si avverte lo strascico benefico della forte presenza di Agostina qui a The Wool Box. Sembra tra l’altro che si possa già parlare di una prossima data per il corso di feltratura manuale, magari in primavera. Ne sarei davvero felice. Oggi abbiamo lavorato alle nuove foto ambientate tra i colori d’autunno, e finalmente sono pronte anche quelle! Sto anche imparando alcuni rudimenti di contabilità, ma è piuttosto difficile. Il mio stage è quasi giunto al termine, e si avvicina la resa dei conti: il momento in cui dovrò dimostrare di aver imparato qualcosa di più che caricare due fotografie sul sito e chiacchierare con i nostri amici su Facebook. Comunque vada, sono contenta di questi sei mesi: mi hanno dato tanto e insegnato molte cose.

V.

29 novembre 2011

Tutti con l’influenza. Mi sembra di sentire starnutire e tirare su col naso dappertutto. Spero solo di riuscire ad evitarla quest’anno. Stasera devo immergermi nella ressa di Biella per comprare qualcosa per il compleanno di mia madre e per ultimare i regali di Natale. Muoversi nel traffico natalizio è uno strazio, sembra che la gente si dimentichi come si fa a guidare. Tutti hanno la precedenza, tutti hanno fretta e tutti cercano parcheggio puntualmente dove lo cerchi anche tu! Per questo di solito cerco di aver già fatto tutti i regali a fine novembre, in caso contrario potrei rischiare un esaurimento nervoso!

V.

01 dicembre 2012

Abbiamo l’albero di Natale! Il signor L. è andato a comperare un abetino vero su cui appendere le palline di lana e i Babbo Natale lavorati a mano e, chissà, magari anche le pecorelle col maglione. Sono così graziose… in ceramica, completamente lavorate a mano, così come le teste dei Babbi. Abbiamo anche delle ciotoline in ceramica dove si può appoggiare il gomitolo mentre si lavora a maglia, in modo che non rotoli sotto il divano. Io ne ho presa una: sto lavorando a dei guantini multicolore ed è un macello tra fili e gomitoli!

V.

2 dicembre 2011

Oggi è stata una giornata molto bella. Stamattina ho fatto colazione in cremeria con la mia amica del cuore, Ilaria. Poi, dopo una scappata veloce a casa a recuperare stivali, jeans e maglione per montare la cavallina, sono andata direttamente su. Quando l’ho recuperata dal suo recinto era impanata come una bistecca, e mi ci sono voluti 45 minuti per renderla presentabile. Non potevo certo metterle la sella sporca com’era, nonostante la pellaccia robusta e il pelo invernale si sarebbe piagata. Era la prima volta che la montavo da sola, e la seconda che la montavo in assoluto, e mi ha fatto un regalo grandissimo. Sono salita in sella dentro il recinto fangoso in cui si rotola abitualmente, ma il terreno è in discesa e il fango la faceva scivolare. Così siamo uscite e abbiamo raggiunto il prato subito dietro la sua stalla. Le orecchie diritte, il collo teso e le froge vibranti di curiosità, la cavalla si è avviata di buon passo verso il centro del prato, dove a un comando leggero ha iniziato a trottare in un largo cerchio. Sentivo però che aveva davvero tanta voglia di sfogarsi, allora l’ho portata sul piano e appena siamo arrivate sul lato più lungo del prato le ho chiesto il galoppo. L’emozione che mi ha trasmesso è stata il regalo più bello. L’aria frizzante e il sole del primo pomeriggio che ti accarezzano il viso, i muscoli del cavallo che si muovono eleganti e potenti al comando delle gambe, il suono ritmico degli zoccoli sul terreno, la criniera che danza nel vento… Una poesia fatta di sensazioni ed emozioni anziché di parole. Sono rimasta con un sorriso inebetito per tutto il pomeriggio. Non vedo l’ora di tornare da lei!

V.

Valentina: il fascino senza trucco del Biellese


2 novembre 2011

Woo-hoo!!! Ho festeggiato Halloween quest’anno, ed è stato spettacolare! Gente vestita da Dracula, da zombie, da streghe… In un locale ho incontrato quattro puffi! Puffo Quattrocchi (con tanto di faccia blu e occhiali), puffo Forzuto con il cuoricino disegnato sulla maglia azzurra, un puffo che non saprei dire chi fosse e Puffetta, parrucca bionda e vestitino bianco… Che forte! All’uscita dallo stesso locale, in piedi, incappucciata e a testa china, c’era nientemeno che la Nera Signora, falce alla mano, che devo ammettere si era calata piuttosto bene nella parte e faceva quasi paura. Io invece ho passato due ore a truccarmi, e devo dire che tutti mi hanno fatto i complimenti per la ragnatela che mi ricopriva la faccia.

V.

3 novembre 2001

Ci stiamo spremendo le meningi per pensare ai kit natalizi. Le idee che abbiamo partorito finora sono eccezionali. Ci sarà da divertirsi! Il sito cresce a vista d’occhio: sempre nuove idee, nuovi pattern, nuovi prodotti, e soprattutto sto imparando finalmente a organizzarlo!

V.

4 novembre 2011

The Wool Box sta reclutando nuove leve. L’abbiamo segnalato sul sito e abbiamo avuto poche risposte, così il signor L. ha dato una tirata d’orecchie ai nostri fedeli lettori del blog, a cui è seguita un’accesa discussione tra chi pensa sarebbe meglio definire cosa cerchiamo e chi invece scorge in ciò che abbiamo scritto qualcosa di più vasto. Mi ha fatto molto piacere vedere che, nonostante queste persone avessero idee diverse, hanno espresso le proprie opinioni liberamente e rispettosamente. In più sembra davvero che ci siano persone interessate a lavorare con noi. Sono molto soddisfatta!

V.

5 novembre 2011

Pomeriggio pigro. Non vedo tante persone qui al Wools of Europe, almeno non quante ne vorrei vedere. Pensavo che avrebbe suscitato maggiore interesse, ma sembra che a pochi importi realmente quel che si fa qui nel Biellese. Poi però ci si lamenta in continuazione: «Eh, ma qui non succede mai nulla!», «Mai che ci sia qualcosa di nuovo…». Troppo facile! Tanto anche quando c’è qualcosa nessuno risponde agli stimoli. Tutte quelle chiacchiere sull’apatia di questo territorio, ma alla fine siamo noi i primi responsabili se non accogliamo le belle proposte che offre e ne sminuiamo le potenzialità. Un mio amico tre anni fa è venuto a trovarmi da Bologna. Ha alloggiato in una pensioncina a Candelo che ha trovato familiare e accogliente, ha visitato il Ricetto e l’ha trovato interessantissimo, ha visitato il centro di Biella, via Italia, il Duomo, Riva… Per una persona che arriva da fuori, anche la piccola Biella ha il suo fascino! Bisogna solo imparare a valorizzarlo. Ma prima ancora è fondamentale saperlo riconoscere.

V.

Elisa* intervista Marilena Terzuolo


Proseguiamo con la conoscenza delle maestre di The Wool School: questa settimana è la volta di Marilena Terzuolo, artigiana e artista del telaio, donna di grande umanità, che ha fatto del suo strumento un mezzo di comunicazione speciale.

Buongiorno, Marilena. Raccontaci i primi passi di artigiana della tessitura a mano: come avviene il primo incontro con il telaio?

Devo confessare che il primo incontro con il telaio è stato decisamente disastroso. A quei tempi (era il 1979) la tessitura a mano era un’arte praticamente sconosciuta. Avevo incontrato una signora tedesca trapiantata in Italia che possedeva un telaietto a tensione per cinture: ricordo la perplessità con cui guardavo quello strano oggetto. Poco dopo mio marito, incuriosito, acquistò un telaio a pettine-liccio senza nessuna nozione sul suo utilizzo, dato che nemmeno il negoziante aveva saputo fornirgli istruzioni. Fu così che a casa cominciò ad armeggiare con un intrico di fili pazzesco e io, spaventata, dissi a me stessa che non avrei mai toccato un telaio. In realtà, poi, lui si stancò di quei grovigli e io mi ci avvicinai per cominciare, piano piano, a domarli. In quel periodo ero senza lavoro, così provai ad aprire una bottega artigiana e iniziai a tessere. L’inizio non fu facile, ma con il passare del tempo e con l’aiuto di tessitori più esperti, diventai più veloce e sicura. Insomma, un inizio molto poco romantico.

Ben presto da artigiana ti trasformi in artista e i tuoi manufatti in opere d’arte: cosa ha portato questo cambiamento? Forse il desiderio di comunicare qualcosa attraverso le proprie creazioni?

All’inizio producevo soprattutto capi d’abbigliamento e complementi d’arredo. Poi nella mia bottega entrò Eugenio Guglielminetti, un artista astigiano che si innamorò dei miei lavori e mi chiese di realizzare alcuni arazzi sui suoi supporti. Io non mi sentivo all’altezza di un tale compito, ma lui insistette. Così mi misi all’opera, facendo del mio meglio. L’impegno profuso diede i suoi frutti e le opere create erano talmente belle che furono esposte in una mostra (la prima di molte) ad Aosta. La collaborazione con Guglielminetti continuò per alcuni anni; poi iniziai a sentire la necessità (si, proprio di necessità si tratta) di realizzare idee e progetti che mi frullavano nella mente. Fu proprio quel “desiderio di comunicare qualcosa”, non attraverso parole che si disperdono nel vento, ma attraverso il mio lavoro che ormai amavo e dal quale mi ero lasciata assorbire, che mi fece fare “il salto” nel mondo dell’arte.

Non necessariamente l’abilità e la capacità manuale sfociano nell’insegnamento: cosa ti ha spinto ad “aprirti” ai corsi?

L’insegnamento è stato quasi un cammino parallelo alla mia attività di tessitrice. Insegnare mi è sempre piaciuto, prima ancora di sedermi al telaio, e i corsi sono stati l’occasione per mettere a frutto il mio amore giovanile per Don Milani e l’universo delle scuole popolari, cercando di trasmettere i miei saperi a chiunque me lo chiedesse. Mi piace il termine “aprirsi ai corsi”, perchè insegnare questo mestiere significa proprio aprirsi, in senso quasi fisico, e lasciare uscire tutto quello che c’è nella propria mente e nel proprio cuore, senza trattenere gelosamente per sé i cosiddetti “segreti del mestiere”. Sono proprio questi segreti, piccole astuzie e accorgimenti apparentemente poco significativi, che fanno la differenza tra il lasciar giacere inutilizzati gli apprendimenti di un corso di tessitura e il riuscire a dar seguito a quello che si è appreso, trasformandolo in un hobby gratificante o addirittura in un lavoro abbastanza redditizio. Molte mie allieve hanno avviato un’attività tutta loro e questo per me è motivo di gioia.

Tra le tue mani e attraverso la tua persona il telaio acquista molteplici valenze: strumento espressivo con i bambini (arteterapia), strumento riabilitativo con persone dalle diverse abilità (ergoterapia), opportunità di lavoro e sostentamento per le donne africane. Come arrivi a pensare tutte queste possibilità?

In realtà queste opportunità arrivano da sole. Semplicemente dico sempre sì quando mi chiedono di insegnare tessitura. Provo fin da subito ad immedesimarmi nell’allievo, cercando le strategie per rendergli piacevole l’apprendimento. L’obiettivo è far si che non sia solo un passatempo, ma che diventi qualcosa di significativo nella sua vita, a seconda della situazione in cui si trova. I bambini sono subito affascinati da questi piccoli telai che uso con loro e i genitori rimangono stupiti che i loro figli riescano a focalizzare l’attenzione su piccoli pezzi di cartone e un po’ di lana colorata, più che su costosissimi giochi elettronici. Con le persone diversamente abili è un lavoro bellissimo: si crea subito amicizia, c’è tanta voglia di fare, e un grande interesse per una nuova attività. Le valenze di questi corsi sono molteplici: mentre le persone fanno progressi nel loro percorso umano, riescono a produrre manufatti che danno soddisfazione e sono vendibili. Proprio come nel caso delle donne eritree.

Il tuo impegno in Africa si svolge attraverso l’associazione “Dodiciceste”: ci racconti di questo progetto?

“Dodiciceste” è la onlus che ho fondato otto anni fa insieme a mio marito. Si tratta di un’organizzazione ecumenica nata tra confessioni cristiane ancora divise ma con un forte desiderio di unità. Crediamo che una delle strade per realizzare oggi questa unione sia proprio quella di portare, tutti insieme, solidarietà e giustizia là dove la povertà è troppo scandalosa. Anche in questo caso è stata la tessitura a mano a offrire un’opportunità. Un’associazione mi chiese di andare a fare formazione nella scuola di tessitura delle suore cappuccine in Eritrea, con l’obiettivo di portare all’autonomia almeno due o tre donne. Devo confessare che in quella circostanza non dissi subito sì, perché l’idea mi spaventava, ma dopo due o tre anni di insistenze mi decisi a partire senza sapere bene cosa aspettarmi. Per farla breve, ora ci sono nove gruppi di donne che lavorano autonomamente in tre villaggi dell’Eritrea per un totale di circa cento persone, più una scuola di tessitura ad Asmara e una cooperativa di quaranta ragazzi sordi a Keren. Più di tante parole, mi sembra una bella testimonianza di collaborazione tra confessioni diverse, impegnate insieme per i fratelli più sfortunati. Ecco spiegato il nome “Dodiciceste”: il vero miracolo che ha fatto Gesù nella moltiplicazione dei pani e dei pesci è stato quello di convincere qualcuno a distribuire quello che aveva, e da quella condivisione sono addirittura avanzate dodici ceste.

Cosa ricevi dall’incontro con le persone a cui sveli l’arte dell’intreccio?

Questa è una domanda preziosa. Dai miei allievi ricevo tutto, anche se il termine “allievi” non rende giustizia alla relazione che si crea nel gruppo. Quando insegno non ci sono allievi e maestra, ma persone che dal loro incontrarsi attorno a un telaio si scambiano saperi, e soprattutto si mettono in relazione tra loro. Crescono insieme l’abilità nel tessere stoffe, ma anche l’abilità nel tessere rapporti significativi: si lavora in coppia nel preparare l’ordito e questo momento iniziale collaborativo non si perde più, e si rafforza andando avanti. Un altro regalo che ricevo nell’insegnare tessitura è il fatto di imparare a tessere: sembra incredibile ma è così. Le difficoltà incontrate dagli allievi mi hanno stimolata a trovare soluzioni agli ostacoli che via via si presentavano loro, spronandomi a cercare espedienti magari poco ortodossi secondo i canoni della tessitura, ma efficaci al fine di ottenere un tessuto ben fatto. Per questo dico che non ci sono allievi e insegnanti, ma solo persone che tessono insieme.

I tuoi ultimi due progetti, ossia il libro Sculture di tessuto. Percorsi tra arte, artigianato e spiritualità e la mostra al Santuario di Oropa dal titolo Per sora nostra madre terra, contengono entrambi un forte richiamo verso l’Alto. Si può dire che attraverso il telaio si dispieghi una forma di meditazione o di preghiera?

Sì, certamente, per me è stato così. Mi ritengo fortunata perché ho potuto scegliere di vivere tra i boschi, nel silenzio di una casa piccolissima e povera ma immersa nel verde. A questo si aggiunga la mia frequentazione giovanile di gruppi parrocchiali dove mi è stato insegnato il piacere di conoscere e approfondire la Parola di Dio contenuta nella Bibbia. Sedersi al telaio può significare raccogliere i propri pensieri senza interrompere l’operosità delle mani e questo è preghiera.

Cosa proponi nei due corsi che terrai per The Wool School?

Ho deciso di proporre per entrambi i corsi l’apprendimento della tessitura a mano su telaio a pettine-liccio, che è il modello più semplice. Impareremo innanzitutto come si prepara per bene un ordito, perché su un ordito ben fatto è poi facile tessere qualsiasi cosa, dal tappeto pesante alla tendina leggerissima. Ma noi siamo molto ambiziosi e quindi su questo ordito ben teso cominceremo subito a tessere arazzi, attraverso l’apprendimento di tecniche differenti. Ogni allievo, al termine del corso, porterà a casa il risultato delle sue prime fatiche tessili e sarà in grado di utilizzare come meglio crede le tecniche apprese: potrà fare le sciarpa per i regali di Natale o lanciarsi in avventurosi impieghi dei materiali più disparati per creare arazzi unici e irripetibili. Se poi qualcuno è senza lavoro sarà in grado anche di iniziare una piccola produzione per la vendita, riservandosi in futuro di approfondire altre tecniche e l’utilizzo di altri telai.

L’intreccio si presta a molteplici metafore e significati. C’è un messaggio che ti piacerebbe “far passare” tra le trame del corso?

È un bellissimo gioco quello della ricerca di metafore e significati attorno alla tessitura e agli intrecci. Mi sta a cuore soprattutto quello del tessere relazioni tra persone diverse tra loro che prima non si conoscevano e che, nodo dopo nodo, imparano a conoscersi e a stare bene tra loro. Insomma, trame di pace, per una convivenza pacifica tra le persone.

Per concludere, un’ultima domanda: c’è un libro che ti è rimasto nel cuore e che ci consiglieresti?

Considero i libri miei compagni di viaggio, veri e propri amici. Tra i tanti che adoro ce n’è uno in particolare che porto nel cuore ed è Diario 1941-1943 di Etty Hillesum, ragazza ebrea di ventisette anni che affronta i campi di concentramento e la morte nel lager di Auschwitz con uno straordinario senso di responsabilità, restando fedele al suo popolo, al bello e al buono della vita. Etty è una giovane donna di Amsterdam, colta e passionale, che vive le sue storie d’amore e i suoi interrogativi spirituali nel clima d’odio del nazismo. Sceglie di non sfuggire alla propria sorte ma di reagire all’orrore e alla violenza rimanendo “un cuore pensante” anche nelle baracche dei lager e riuscendo a respingere fino all’ultimo momento ogni atomo di odio, perché renderebbe il mondo ancora più “inospitale”. Un libro da tenere a portata di mano nei momenti di gioia e in quelli di sofferenza, per ricordarci sempre, come dice lei, che “la vita è bella”.