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Tasselli


Impeccabile nella sua eleganza sobria. Il tono della voce calmo, privo di asperità. Gli occhi profondi e spalancati sul futuro. È venuta a trovarci ritagliando per noi una porzione del suo tempo centellinato, equamente distribuito tra i lavori per la nuova sede, la gestione delle due unità distaccate, il recupero dei finanziamenti, l’organizzazione degli eventi e chissà quanto altro ancora.

Daniela è la vicepresidente della Lega Italiana Lotta Tumori di Biella. Conoscevamo la LILT e già avevamo intuito la smisurata portata della loro azione e della loro umanità, specie nell’hospice per i malati terminali, ma grazie a lei abbiamo avuto l’opportunità di approfondire nel dettaglio i molti progetti dell’ente sia nell’immediato sia sul medio e lungo periodo.

Quotidianamente siamo sottoposti a una miriade di sollecitazioni, più frequenti con l’approssimarsi delle ricorrenze, ognuna più che valida quando considerata singolarmente. E il rischio, spesso, è di bloccarsi, di non schierarsi, di rimanere in stallo senza riuscire a decidere. Non tanto per mancanza di ideali quanto per un eccesso di possibilità. Noi abbiamo deciso. Le risorse private, la gestione diretta, i profili del comitato direttivo e della consulta, il piglio grintoso di chi ha una missione alta che ha come soggetto l’uomo, ci hanno immediatamente proiettati in quella realtà, impazienti di poter aggiungere un ulteriore tassello virtuoso al nostro progetto aziendale.

Considerando l’incontro con la LILT quasi uno di quei miracoli che colpiscono chi si è smarrito lungo la via di Damasco, non abbiamo potuto fare a meno di aderire a quella che viene definita corporate e che, in sostanza, altro non è che un gruppo di imprese sostenitrici. Una vera consolazione per noi: abbinare alla nostra attività un progetto sociale di un così alto valore ci rasserena e regala nuove forze propulsive per affrontare i momenti di incertezza. Per sottolineare la concretezza dell’impegno, ci sembra giusto comunicare che oltre alla quota fissa di corporate devolveremo alla LILT, così come a ogni altro ente o associazione con cui avremo a che fare, una percentuale dei proventi delle vendite dei nostri prodotti ottenute attraverso i loro canali.

La LILT infatti non è l’unica associazione che abbiamo deciso di sostenere: è la prima con cui abbiamo siglato un accordo, ma abbiamo preso contatti con molte altre realtà. Vi faremo conoscere ogni nuovo tassello che man mano andrà ad aggiungersi a questo percorso ideale che si propone di creare un modo diverso di relazionarsi tra produttori e fruitori, basato sulla condivisione e sulla partecipazione. Un percorso che non avremmo neppure immaginato di sfiorare qualche mese fa, quando ci sembrava di aver completato, a tavolino, la filiera valoriale. Ogni incontro, invece, ci insegna che proprio quando pensiamo di aver concluso un percorso è il momento di doverne immaginare uno del tutto nuovo.

Allevatori, pascoli, ambiente, razze a rischio di estinzione, filiera corta, tradizione, impresa, gratuità, rispetto delle norme, sostegno del sociale, knitter, famiglia… per poi ritornare all’ambiente e riprendere il ciclo. Tutti tasselli virtuosi a cui aggiungerne altri senza prevederne la fine.

Nuove frontiere del lusso

Molto più delle nostre parole, sono i vostri contributi che danno senso e animano questo luogo virtuale. La riflessione odierna nasce da un commento che ci ha colpito, considerato il profilo pubblico dell’autore, la qualità dei prodotti che commercializza e il suo ruolo di esportatore del Made in Italy di cui tutti andiamo fieri. Lo abbiamo assimilato con la necessaria lentezza e ci siamo trovati a riflettere sia sul concetto sia sulla definizione del termine “lusso”.

Stando ai dizionari online il lusso è «sfarzo, fasto, esibizione, sfoggio di ricchezza», oppure «opulenza, abbondanza», «spesa eccessiva o superflua» o «lusso per pochi». Naturalmente non ci siamo riconosciuti, con i nostri prodotti, in nessuna di queste definizioni, eppure un tarlo ha continuato a solleticare i nostri pensieri e alla fine siamo giunti alla considerazione che il termine stesso potrebbe meritare un aggiornamento e un’estensione.

Avendo già assunto a suo tempo la definizione di «comportamento intelligente», senza voler fare concorrenza all’Accademia della Crusca, nelle accezioni di «sfoggio di ricchezza» e «per pochi» proviamo a fornire una nostra personale interpretazione del termine:

Lusso [lùs-so] s.m. In virtù della sua rarità, si usa questo termine per indicare un comportamento intelligente che non mortifichi in alcun modo nessuna delle parti coinvolte in un progetto e che, al contrario, ne valorizzi le singole peculiarità fornendo a ciascuna l’idonea gratificazione

Una definizione adatta ad allevatori e razze in via di estinzione, pascoli e integrazioni di reddito, lavorazioni nazionali rispettose dei dettami della legge, chilometro zero, tracciabilità, prezzi equi, volontà di internazionalizzazione del progetto. Pur nella limitatezza delle nostre competenze linguistiche e semantiche, finora abbiamo parlato – e anche grazie ai vostri contributi intendiamo continuare a farlo – di prodotti di lusso. Anzi, della più avanzata tra le frontiere del lusso, quella dell’intelligenza.

La turbopecora

Pensiamo ai motori turbo. Al loro avvento, molti non riuscivano a capacitarsi dell’apparente contraddizione che rappresentavano. Una falsa interpretazione del principio di conservazione dell’energia arroccava molti ingenui nella ricerca dell’errore intrinseco alla promessa di minori consumi con maggiori prestazioni.

«È impossibile» era l’esclamazione più ricorrente. Quello che sfuggiva era il concetto di spreco, di cui il turbo non costituiva null’altro che una riduzione.

A distanza di anni l’individuazione dello spreco, che per alcuni è una costante esistenziale, non ha ancora fatto breccia nel pensiero comune. Anche la lana autoctona soffre di questo vizio. I pastori traggono reddito principalmente dalla macellazione. La lana, contrariamente a ogni buon senso, è spesso considerata un rifiuto. La pecora deve essere tosata per restare in salute ma, normalmente, il ricavo della vendita del vello non raggiunge il costo della tosa.

Il risultato sono smaltimenti non ortodossi o vendite sottocosto; in ogni caso perdita di identità, di valore, di reddito, di tracciabilità, fino ad arrivare all’indicazione, riportata per numerose specie ovine sugli annali di agraria alla voce “Lana”: «Non utilizzata. Questa produzione incide solo negativamente sul bilancio aziendale».

Invece, lavorare la lana di pastori proprietari di piccole greggi non commercialmente pregiate, specie transumanti e nomadi, costituisce un atto concreto di intelligenza, intesa come guadagno da parte di tutti gli attori coinvolti e come investimento per il futuro. Un maggior numero di pastori significa pascoli al posto di discariche o terreni incolti, scenari più gradevoli allo sguardo, torrenti governati che non tracimino a ogni piena, tutela di razze in via di estinzione, preservazione di una sapienza millenaria e prospettive future per le nuove generazioni.

La dignità è un valore da coltivare ed è abbondante sull’alpeggio. Spetta a ciascuno di noi scendere in campo, mettersi in gioco e divulgare una nuova cultura. Al di là dei facili proclami, è bello pensare che sia compito di ognuno operare per realizzare un progetto sociale, immaginare un futuro diverso, più equo, più eco, più pulito, più dignitoso per tutti.