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Il Natale di The Wool Box


Anche quest’anno ce lo siamo perso. Quante occasioni avremo ancora, non tanto per rimediare quanto per godere appieno dell’Avvento? Non si tratta di essere clericali, cattolici o confessionali, quanto di cogliere il valore di queste quattro settimane che ci preparano al Natale. Eppure anche quest’anno sono volate via.

Saranno state le vicissitudini di governo, l’aumento dell’età pensionabile e delle imposte, gli scenari esteri e interni e gli equilibrismi delle grandi potenze, lo spread (del quale fino a qualche mese fa ignoravamo l’esistenza e che oggi ci incolla al televisore), le perdite della borsa (nella quale, peraltro, non abbiamo investito un solo centesimo). Decine, centinaia le scuse ipotizzabili, ognuna plausibile e tutte protese verso un identico risultato: la preoccupazione. Sembra che senza non riesca a vivere. Che si tratti di masochismo?

L’inverno è ancora lungo. Tecnicamente è appena iniziato, eppure la natura ha già mutato il suo corso, e le giornate iniziano il loro faticoso allungarsi verso una nuova primavera. Non ce ne rendiamo conto e ci apprestiamo nuovamente a mortificare una festa celebrando un rito banale e consumistico, tra piccole grane, protagonismi e protagonisti, “baruffe chiozzotte” di goldoniana memoria, il nostro nome riportato sotto a una minuta irrilevante ma ipersignificativa ai nostri occhi, i nostri sforzi migliori volti ad alimentare il nostro ego, fino a non essere più in grado di cogliere la nostra reale dimensione.

Silenzio. Quanto bisogno ne avremmo. Una pausa dal frastuono incontrollato e spesso volgare della superficialità che avvolge molti dei nostri rapporti. Ci vorrebbero passi in punta di piedi, sobrietà ed eleganza nei gesti.

La mente va ad Andrea, là fuori. Le sue pecore hanno appena superato il ponte sul fiume. Fa freddo, e il suono degli animali è quanto più vicino al silenzio si possa immaginare. Chissà se almeno a lui non è sfuggito di mano il tempo, se l’Avvento per lui dura l’intero arco dell’anno, se ogni giorno, ogni attimo diventa un’epifania sacra. In ogni caso, lui e il suo gregge ci stanno pungolando, ci sussurranno che un’altra via è possibile, che non sempre la frenesia equivale a benessere, che ritmo e cadenza strutturano una regola alla quale sarebbe bene adattarsi, che il maggiore vizio della nostra epoca è la mancanza di fiducia, di visione del futuro: in una parola, la paura. Riecheggiano, scovate in chissà quale cassetto della memoria, parole forti di un uomo forte: «Non abbiate paura».

Cercheremo di non avere più paura. E vorremmo fare di questo proposito un auspicio per il nuovo anno, con l’augurio di trascorrere un Natale sereno, per tutti voi che leggendoci e sostenendoci state alimentando la speranza di un futuro diverso. Grazie e buone feste.

The Wool Box