Sconto vs Riduzione – parte seconda

Ne avevamo già parlato e oggi, in occasione della proposta studiata per quelli che abbiamo chiamato “grandi consumatori”, ritorniamo concretamente sull’argomento. Lo sconto proprio non ci piace e, di questi tempi, neppure il saldo. Intendiamoci, ne godiamo quando possiamo farlo ma solo nei casi in cui vestiamo i panni di consumatori e non di “distributori” (tema sul quale promettiamo ritornare), perché siamo convinti che in questi casi c’è sempre una parte che, poco o tanto, ci perde: l’acquirente del giorno prima, il fornitore, il prestatore di un servizio.

No, gli sconti e i saldi non ci piacciono e a essi preferiamo le riduzioni. Prendiamo il caso di un filato, naturalmente proveniente da lana autoctona, tracciabile e prodotto a km zero. Una matassa da un etto può essere imballata singolarmente in un’elegante custodia in cartone corredata da indicazioni d’origine e d’impiego, diventando un’interessante e pratica idea regalo. Per esempio una “wool box”.

Se lo stesso articolo è privo di imballo e delle indicazioni d’origine, non perde le sue peculiarità ma, necessitando di minori elaborazioni, manualità e costi di packaging, può essere proposto a un costo inferiore al precedente. È il caso della matassa sfusa.

Estendendo il ragionamento e aumentando leggermente le quantità in gioco, si può giungere alla definizione di altre modalità di riduzione dei costi. Le matasse escono dagli stabilimenti di produzione fascettate e imbustate a gruppi di cinque. Bene: nel caso ci occorra una quantità di lana sufficiente a confezionare un maglione o desideiamo contenere i costi dividendoli con un’amica, 500 g sono la quantità che fa al caso nostro. Se poi non ci formalizziamo e ci va bene ricevere le matasse anche senza fascetta personalizzata, eviteremo costi di manipolazione e materiale riducendo ulteriormente il prezzo finale del prodotto. In ultima analisi, visto l’azzeramento dei costi di trasporto per ordini superiori a 50 euro, ecco il senso dell’acquisto di due confezioni da 500 g. Questa la nostra filosofia.

In pratica, ogni costo che non sosteniamo è un risparmio per i nostri “consum-attori” (anche di questo parleremo diffusamente) con benefici diretti sul portafogli e sull’ambiente (minori movimentazioni su gomma. È questo che intendiamo quando parliamo di “comportamenti intelligenti”.

Concludiamo con un esempio pratico e, naturalmente, con un invito a sperimentare nuove strategie di riduzione su www.thewoolbox.it.


  [*spese di trasporto azzerate]

Ecco perché sconti e saldi non ci piacciono.

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Una risposta a “Sconto vs Riduzione – parte seconda

  1. Sono perfettamente d’accordo… Lo sconto puo’ “avere senso” solo per i grossi distributori di merci che non costano quasi niente alla produzione (e hanno un ricarico altissimo, quindi ridurlo un po’ non causa grossi problemi perche’ tanto si guadagna lo stesso) , oppure a chi commercia prodotti “stagionali” (scarpe, vestiti) , che passano di moda e non si possono tenere per anni e che bisogna eliminare per fare spazio alle nuove collezioni, anche a costo di perderci un po’. Ma se uno non e’ un incapace, in genere non si trovera’ con i magazzini pieni di roba e i “saldi ” saranno poca cosa… Un o spettacolo ben diverso dalle fiere dei saldi che vediamo ormai diverse volte l’anno nelle nostre citta’, dove ci sono negozi stracolmi di roba da vendere scontata. Viene da pensare che il prezzo vero sia quello del saldo, e che quello normale sia gonfiato… E da questo basta poco per arrivare al passo successivo: il consumatore compra soltanto nel periodo di saldi, perche’ deduce che il prezzo “normale” sia esagerato (a ragione o a torto).
    Nel caso della produzione artigianale poi, il “saldo” non ha assolutamente senso. Non esistono magazzini da svuotare (almeno per i piccoli artigiani) o cose che “scadono”, e anche comprare una maggior quantita’ di cose non porta a un vero risparmio… Se io per fare un oggetto ci metto (diciamo) 5 ore, se me ne compri 3 non e’ che ci mettero’ molto meno di 15 ore o impieghero’ meno materiali…
    Purtroppo pero’ e’ in atto una grossa diseducazione dei consumatori, ormai c’e’ gente che non compra se non vede uno sconto annunciato da qualche parte (e la cosa pazzesca e’ che succede anche su siti che vendono handmade, tipo Etsy e simili…)

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