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Valentina va al mercato


21 novembre 2011

Sono arrivati i nuovi colori autunno-inverno: una meraviglia. Io e L. ci siamo tuffate negli scatoloni pieni di colori caldi e bellissimi, maneggiando i nuovi filati con gusto. Al momento il mio preferito rimane l’Arancio, ma sono innamorata anche del Verdone, del Blu Navy e del Marrone. In più abbiamo due filati “nuovi”: il Verbania, visto finora solo in color greggio, che ha una mano asciutta e solida ed è più indicato per la tessitura e per prodotti come borse e cappotti, e il Bose che invece avevo toccato solo sotto forma di tops, completamente diverso, vaporoso e soffice. Credo che un paio di guanti e una sciarpina sarà d’obbligo farli!

V.

22 novembre 2011

Vogliamo mettere i nuovi filati sul sito prima possibile. Sono troppo belli… Oggi abbiamo fatto le fotografie dell’ambientazione. Le ragazze sono state fantastiche e sembra si siano anche divertite molto. Peccato che dopo un po’ la temperatura abbia iniziato a scendere precipitosamente, e abbiamo dovuto ritirare tutto con le mani intirizzite dal freddo. Non mi piace il freddo, ma i colori dell’autunno inoltrato sono inimitabili. Quand’ero in Australia, la temperatura era il mio ideale: 20 gradi quando faceva fresco, 28 per il resto della giornata. Ma devo ammettere che la vista delle montagne innevate e degli aceri dalle foglie rosse che illuminano i lati delle strade mi è mancata tanto. Si può girare tutto il mondo, vedere cose meravigliose e uniche… ma l’emozione di annusare odori familiari e vedere luoghi che conosci come le tue tasche, è un appagamento unico che nessun altro posto può dare. Dopotutto sono convinta che ci sia un solo posto nel cuore di una persona che porta il nome di “casa”, e lo dice una giramondo!

V.

23 novembre 2011

Questa mattina mi sono concessa mezza giornata per girare il mercato di Cossato. È così tanto tempo che non ci vado, quasi due anni credo. Mi piacciono i mercati, sia quelli alimentari sia quelli d’abbigliamento, perché mi danno l’impressione che lì la gente sorrida sempre. Poi, diversamente dai negozi, non si rischiano raffreddori da sbalzi termici: si passa da una bancarella all’altra e c’è sempre la stessa temperatura, ci si cambia al freddo, magari nel retro di un furgone, e quando si parla con la gente si vedono le nuvolette del fiato che si condensano per il freddo. Chiunque dovrebbe concedersi ogni tanto il divertimento di immergersi nella folla, guardare i prezzi, passare oltre, provare, tornare indietro. Adoro svolazzare per il mercato!

V.

24 novembre 2011

C’è trepidazione nell’aria, soprattutto da parte mia. Domani arriverà un’insegnante che è anche una cara amica, Agostina Zwilling, feltratrice a mano. È una di quelle donne che io chiamo “figlie della natura”, ossia una persona che sa godere di tutto ciò che la circonda, che trasmette vibrazioni fortemente positive. Purtroppo non potrò seguire il corso di sabato né la presentazione di domani, ma conto di esserci domenica, seppure per poco. Ci tengo davvero moltissimo.

V.

25 novembre 2011

Le informazioni in mio possesso riguardo al progetto Wool/Water is life di Agostina Zwilling sono poche e frammentarie, dato che non sono riuscita a partecipare alla presentazione che si è tenuta a Pettinengo questo pomeriggio, a Villa Bellia. Il corso di sabato e domenica sarà centrato sulla realizzazione in feltro della ghirba, otre per trasportare l’acqua generalmente fabbricato in pelle conciata a mano e resa impermeabile. Come dice Agostina, «Noi donne siamo depositarie di vita, e l’acqua è vita». Da qui l’associazione del contenitore d’acqua all’utero, portatore di vita. Un altro tema che verrà trattato durante il corso sarà il significato del 9 settembre 2012. Il 9 è un numero forte. Nove sono i mesi della gestazione della donna, e il nono giorno del nono mese del 2012 verrà indetta la “giornata della ghirba”, che vedrà esposti tutti gli otri e le ghirbe realizzati durante il corso nei giardini e nelle piazze di vari paesi, con l’intento di sensibilizzare le persone e l’opinione pubblica nei confronti della lana del nostro territorio e di sensibilizzare le coscienze sullo spreco d’acqua e del tentativo di privatizzare un bene di cui non si può fare a meno, e che già ci costa caro.

V.

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Sconto vs riduzione

© herdy

Siamo ben consapevoli di essere una voce fuori dal coro. Diversamente non si comprenderebbe come gran parte del mercato debba il suo successo a logiche diametralmente opposte alle nostre, come quelle dello sconto e dell’offerta speciale. Delle due l’una: o ci hanno fregati prima della promozione vendendoci a prezzi ingiustificati ciò che non valeva così tanto, o uno dei componenti della catena ci sta perdendo. Propendiamo per la prima ipotesi, anche se non escludiamo affatto la seconda (anzi, è possibile che il mercato giochi contemporaneamente su entrambi i fronti). Per rendersene conto è sufficiente fare un viaggio in Oriente o nei paesi dell’Africa che si affacciano sull’Oceano Indiano, seguendo i percorsi della moda.

No, lo sconto non ci piace proprio. L’unica cosa scontata nello sconto è che qualcuno ci perde: consumatori, fornitori e maestranze, sicurezza, ambiente. Allo sconto preferiamo la riduzione, se è la conseguenza di scelte avvedute e investimenti sul futuro. Facciamo qualche esempio che ci tocca da vicino.

Una cooperativa femminile che ha sede a 1400 metri sul livello del mare produce tessuti a mano straordinari utilizzando anche lane autoctone. Il telaio batte il suo ritmo riproducendo i motivi della tradizione alpina. Nonostante ciò – o forse proprio per questo – la cooperativa vive enormi difficoltà a inserirsi nel mercato. La troviamo, ne condividiamo l’approccio al lavoro e otteniamo alcuni prodotti da mettere in vetrina. Et voilà, sembra facile ma non è così: ogni articolo in realtà deve essere catalogato, descritto, indossato, contestualizzato, fotografato, posto adeguatamente sul sito che deve preventivamente essere realizzato. Seguono un progetto creativo idoneo, la definizione e il costo delle mailing list e la gestione del magazzino, l’etichettatura, la logistica, i costi di trasporto, i resi e i rifiutati, gli imballi, le poste, le assicurazioni e gli ammanchi, le spese di gestione contabile, le tasse… potremmo andare avanti così un’altra mezz’ora. A questo punto il prezzo di quei tessuti è più che raddoppiato e diventa difficilmente sostenibile anche per il consumatore più sensibile e interessato.

Questo, secondo il flusso consueto delle logiche di mercato che, ovviamente, non possono che incidere sui costi di produzione e quindi mangiarsi la coda ritornando ai circuiti dove il costo del lavoro o gli oneri sociali e ambientali sono ridotti al minimo sindacale (per quelle latitudini). È un meccanismo perverso che favorendo l’acquisto ci danneggia a ogni sua iterazione.

Abbiamo provato a immaginare un percorso alternativo, sempre stando alla larga da progetti e sovvenzioni o desideri di business: fare leva sugli aspetti più nobili di ciascuno di noi, in primis la fiducia. Il primo passo per ottenerla è stato aprire le porte della cucina e permettere a chiunque di fare capolino per sincerarsi in qualunque momento dell’igiene del cuoco. Il secondo è stato l’impegno a onorare i patti, rispettando puntualmente ogni accordo e tenendo fede a quanto pattuito. Il terzo è stato trasformare clienti e fornitori in amici. Partendo da questi presupposti il circuito virtuoso ha iniziato, seppur lentamente, a svilupparsi. Modelle non professioniste che hanno fatto delle loro giornate di lavoro una potenziale vetrina, un fotografo che ha avuto ospitalità quando disperava di trovare un locale dove fare i suoi scatti e riporre le attrezzature, generose collaboratrici che per pura passione hanno lavorato e stanno lavorando per creare modelli originali da proporre al pubblico, organizzatrici infaticabili di occasioni di divulgazione, associazioni e vivaisti pronti a riservarci qualche metro quadrato di serra. C’è stato chi ha ottenuto visibilità, chi una formazione specifica nell’uso di qualche software, chi un’occasione per sentirsi parte di un progetto. Qualcuno ha scorto la possibilità di implementare la propria attività, altri hanno trovato un palcoscenico dove mettersi alla prova come insegnanti. Tutti comunque retribuiti con moneta preziosa che aumenta di valore a ogni nuovo anello della catena e termina o inizia con una persona, il suo lavoro, il nostro ambiente, il nostro futuro.

In questo modo siamo riusciti a contenere il prezzo dei prodotti entro limiti che ci sembrano obiettivamente sottovalutati, specie se rapportati alla qualità di beni che consentono a chiunque di godere di un prodotto unico, e al contempo appropriarsi di una fetta di progetto valoriale senza doversene rammaricare per il costo sostenuto. Ci piacerebbe che foste voi a giudicare, e a breve ve ne daremo la possibilità. In ogni caso siamo certi di stare contribuendo ad aprire un varco in un sistema economico tanto primitivo quanto arrogante, e questo sta accadendo anche grazie al vostro prezioso sostegno.

Valentina: mercati, temporali e picknitting

9 luglio 2011

Cielo… che giornata! Sono stanca da morire, ma ne è valsa la pena. Siamo arrivati al mercato alle otto, e abbiamo montato velocemente il gazebo e tutta la bancarella all’interno. Il tempo non sembrava volerci aiutare, e invece è stato quasi bello e sicuramente caldo tutto il giorno, tant’è che gli altri partecipanti ci hanno invidiato la posizione all’ombra sotto i portici. Ho conosciuto tante persone simpatiche e alcuni personaggi strani, come il venditore di formaggi marci. Non l’ho chiamato io così, è stato lui a presentarsi con questo nome! In effetti nelle vicinanze del suo banco dei formaggi quasi non si riusciva a stare. Con quel caldo, poi… Eppure li ho assaggiati, ed erano veramente gustosi. Oppure il signore del banchetto ambulante del caffè. Mai assaggiato un caffè buono come il suo, ma lui l’avrei visto meglio come comico a Zelig. Poi c’erano il parrucchiere dalla lingua tagliente e il panettiere dagli occhi azzurri. Ho fatto amicizia con quasi tutti, anche perché non eravamo proprio in tantissimi. E anche l’afflusso di gente sembrava dover essere maggiore, come inizio ci possiamo accontentare. Ma che stanchezza!

V.

11 luglio 2011

Oggi abbiamo smontato gli scatoloni del mercatino, abbiamo catalogato tutto, fatto le modifiche che servivano e ora lo stand è pronto per la prossima data. È anche venuta in azienda una giovane donna, che fa dei lavoretti di maglieria deliziosi! Sono rimasta affascinata dai piccoli copriteiera fatti a maglia, il berretto, lo scaldacollo… che meraviglia.

V.

12 luglio 2011

Abbiamo avuto un’idea folgorante: si chiamerà Picknitting, si svolgerà all’aperto e sarà bellissimo! L’obiettivo è farlo diventare un ritrovo pomeridiano bisettimanale, in cui donne (e magari non solo donne) di qualsiasi età possano sferruzzare insieme per un paio d’ore nel verde, tra due chiacchiere, il rumore dell’acqua e una passione in comune: la lana. Il progetto mi piace molto e spero che qualcuno trovi la voglia e il tempo per venire, perché il posto merita di essere visto. Per trovare uno spazio adatto, siamo andate in avanscoperta io e L., il nuovo acquisto di The Wool Box, una donna di grande forza d’animo e con un grande cuore. Con lei mi trovo molto bene. Abbiamo subito scartato di farlo sul torrente ai piedi del lanificio: è tutto esposto al sole, e per arrivarci bisogna passare dentro la vecchia fabbrica. Sarebbe suggestivo, ma non proprio sicuro. Allora siamo passate sulla sponda opposta e abbiamo individuato un bel prato. Purtroppo l’erba era troppo alta, un covo ideale per miliardi di zanzare. Se potessimo tagliarla sarebbe perfetto, ma prima dovremmo capire quanta gente verrebbe. Alla fine abbiamo optato per le panchine sotto l’albero che sorge proprio davanti all’azienda, abbastanza lontane dalla strada e vicine alla roggia e all’ombra. Mi sembra una soluzione perfetta!

V.

13 luglio 2011

Sono distrutta. Alle cinque di stamattina sono stata svegliata dal vento che sembrava volersi portare via la casa. Per un istante mi sono sentita come Dorothy, mentre mi appoggiavo con tutto il peso alla porta-finestra di camera mia per riuscire a chiuderla. Quando poi è suonata la sveglia (troppe poche ore dopo, a mio avviso) ho deliberatamente deciso che avrei dormito ancora una mezz’oretta, e così il caffè me lo sono portato al lavoro in un thermos. Con tanto di biscotti! Il cielo era talmente scuro da dover accendere le luci e faceva quasi freddo. Con il caffè bollente davanti al computer sembrava quasi inverno. La giornata si è trascinata tra uno sbadiglio e l’altro, finché non sono arrivate le cinque e dall’esterno abbiamo sentito il rumore di qualcosa che rimbalzava a terra. Stava iniziando a grandinare. Non parlo di ordinari chicchi di grandine, ma di vere e proprie noci, tant’è che siamo corsi tutti fuori a mettere le macchine al riparo nel magazzino, per paura che si rovinassero. Quegli enormi chicchi di grandine cadevano, si frantumavano e rimbalzavano sull’asfalto. Avevo quasi paura ad attraversare il cortile! Poi, magicamente, ha smesso, e dopo meno di un’ora il cielo era azzurro e il sole faceva capolino per un ultimo saluto da dietro le nuvole.

V.

Valentina: gli ultimi preparativi

1 luglio 2011

Ancora e sempre stand. Ebbene si, tutta la giornata l’ho passata a fare la spola tra il salone e il magazzino, a recuperare un doppione di coperta, un’altra rocca, dieci matassine, prendere un cavalletto e riporre un tavolo. Pensavo che questa giornata non sarebbe più finita! Mi sento le gambe molli a furia di girare, correre, fare. Eppure una discreta soddisfazione c’è… Il signor L. ha detto che finalmente il risultato gli piace! Ebbene si, dopo due giorni e milioni di “No, ma questo mettilo così… anzi rimettilo qui. Guarda, toglilo che è meglio” e poi da capo, stasera gli ho finalmente sentiti pronunciato le tanto agognate parole: “Si, così mi piace”. Ora posso svenire… Uff, meno male che domani è sabato!

V.

4 luglio 2011

Oggi nel nostro punto vendita è arrivata della gente un po’… particolare! Un giovane uomo con idee bizzarre, che non mi ha nemmeno salutata tanto era preso dall’esposizione del suo progetto (che, devo ammetterlo, sembra piuttosto lontano dal nostro), un marito inviato in missione dalla consorte per un sopralluogo nel nostro negozio. Gli ho fatto fare un giro turistico del magazzino di scarto e mi è sembrato positivamente impressionato. Poi ho avuto il piacere di conoscere il maître di un hotel, insegnante alla scuola alberghiera nonché cantante lirico, e la bella signora che l’accompagnava, cantante anche lei, che mi hanno fatto una bellissima impressione. Ho scoperto di avere qualcosa in comune con l’insegnante: abbiamo lavorato entrambi come postini! Lui era portalettere qui nella zona di Miagliano, e raccontava di quando consegnava negli uffici del Lanificio Botto che stanno sopra la nostra testa. Il signor L. lo ha accompagnato su e credo che per lui sia stato un tuffo nei ricordi… Posso capire cosa abbia provato. Consegnare la posta alle aziende per chi non l’ha mai fatto può sembrare senza significato, ma l’effetto che fa entrare in un ufficio e sentirsi chiamare per nome da una segretaria sorridente o dal dirigente in persona è indescrivibile. Le prime volte c’è imbarazzo, perché le persone sono al lavoro e sembra di disturbarle chiedendo di firmare una raccomandata, poi l’ambiente diventa quasi familiare col passare delle settimane, finché si crea una situazione di cortese confidenza. Nel suo caso è stato ancora più intenso, perché raccontava di quando andava a consegnare nella casa padronale. La contessa lo accoglieva con un vassoio di dolcetti, si informava accuratamente sullo stato di salute suo e della sua famiglia, sul lavoro e così via, per poi congedarsi dicendo: “Ora mi ritiro nelle mie stanze”… Fantastica!!!

V.

5 luglio 2011

Attività frenetica quest’oggi! Il progetto del mercato a Cavaglià sta diventando sempre più definito e ormai abbiamo quasi tutto il materiale che ci occorre. Nel pomeriggio sono stata chiamata ad assistere allo scarto di una balla di lana molto rara dalle nostre parti. Si chiama Cotswold, è inglese e viene generalmente lavorata in Inghilterra. Un vello unico copriva tutto il tavolo del magazzino: sono circa due metri per uno e mezzo, da solo sarà pesato intorno ai 5kg, ha azzardato il nostro esperto M. (una bella differenza rispetto alla lana a cui siamo abituati, che spesso pesa meno della metà). Molto lunga e spessa (35-38 micron), questa fibra viene generalmente utilizzata per i tappeti, ma è lucida e riccia. Il signor L. ha detto che se la lavorazione non richiedesse tanto tempo (e quindi denaro) si potrebbe accorciare, tenendo la cima, per ottenere un prodotto più pregiato data la sua morbidezza e lucentezza. Io so solo che quando mi sono avvicinata ho avvertito un profumo di miele… non avevo mai sentito un odore così dolce in una lana. Tant’è che ne conservo un campione sulla scrivania, e ogni tanto lo annuso.
Il signor L. mi ha poi dato da leggere un libro in inglese, British Sheep&Wool, dove si parla di tutte le razze di pecore conosciute in Inghilterra, e ho trovato la fotografia di questa pecora: una vera meraviglia!

V.

6 luglio 2011

Il Mercato dell’Eccellenza si terrà sabato. Oggi siamo andati a vedere dove si trova e abbiamo parlato con l’organizzatrice del progetto. C’è eccitazione nell’aria, anche se questa energica signora sta incontrando qualche difficoltà nell’ottenere l’appoggio del Comune, a causa delle resistenze di residenti e polizia locale. Chiaramente, dovendo utilizzare le vie del paese per il mercato, la gente dovrà rinunciare a parcheggiare dove è solita farlo, ci sarà bisogno della presenza di polizia e ambulanze, e tutto questo arreca un minimo disagio alle persone del posto, che risultano refrattarie a collaborare. Probabilmente, se si rendessero conto delle possibilità che un mercato dà ai negozianti locali, farebbero meno storie. A ogni modo noi faremo scintille, me lo sento! Ormai è tutto pronto… o quasi.

V.

Stupido è chi lo stupido fa

Carlo Maria Cipolla l’ha descritto efficacemente nel suo Allegro ma non troppo (Il Mulino, Bologna 1988): gli stupidi costituiscono un gruppo più influente persino di sistemi di potere come le mafie o le lobby industriali. Disorganizzati e senza ordinamento, privi di vertici o statuto, riescono tuttavia a operare con incredibile coordinazione ed efficacia.

Le cinque leggi fondamentali sulla stupidità sono troppo argute per non meritare di essere citate.

 1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.

3. Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.

4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.

5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Preso atto e condivisa la definizione data al punto 3, è evidente che ci troviamo sempre più spesso a vivere sollecitazioni “stupide”. Come definire altrimenti le proposte d’acquisto di prodotti griffati o di pret-a-porter frutto di transazioni di velli spesso poco chiare, produzioni talvolta dubbie, decine di migliaia di chilometri di trasporti, lavorazioni all’altro capo del mondo? Danni per noi stessi, il nostro ambiente, gli ecosistemi, le economie, il futuro.

D’altro canto, per quanto riguarda la lana, l’abbandono sui campi o nei fossi delle tose italiane ed europee o la loro vendita sottocosto ai mercati internazionali è una pratica ancora, purtroppo, estremamente diffusa e di conseguenza la difficoltà di reperire prodotti tracciabili – e quindi fare scelte virtuose – è ancora estremamente elevata.

A Parma, al Forum Internazionale della Creatività Tessile “Italia Invita”, ce l’hanno confermato in molti provenienti da altre latitudini, di fatto tutti coloro che con gli allevatori (e non solo con le cartoline dei loro stereotipi) convivono e lavorano: la pratica è diffusa e, di fatto, è diventata una costante. Complice la fame di lana sui mercati, specie quelli dell’Est, quest’anno sono state ventilate proposte di acquisto di sucido a qualche centesimo in più, tuttavia in un contesto di totale assenza di progetto e programmazione del futuro.

Tutti i giorni, soprattutto in questo periodo di tosa, i pastori che ci conoscono e sanno come lavoriamo ci portano i loro velli, sapendo che da noi i frutti del loro lavoro non finiranno in discarica. Soprattutto si stupiscono del filato dell’anno scorso, della mano di quel filo che i più, anche quelli che la sanno lunga, consideravano impossibile da ottenere. Lo stupore non cede alle tentazioni e, nella maggior parte dei casi, questi produttori preferiscono seguire la loro lana nel suo percorso di valorizzazione anziché pensarla in viaggio verso l’Oriente e ritorno.

Ovviamente, queste persone non rientrano nel catalogo della stupidità di Cipolla. L’autore infatti identifica nel suo libro altre tre tipologie umane: quella degli sprovveduti, ovvero coloro che danneggiando se stessi avvantaggiano altri, quella dei banditi, che danneggiano gli altri per trarne vantaggio, e infine quella che accomuna i comportamenti intelligenti, di chi trae un beneficio avvantaggiandole persone con cui si relaziona. I produttori responsabili appartengono a quest’ultima categoria e chissà che giorno dopo giorno, scelta dopo scelta, non riusciamo a farne parte tutti.

Liscia, gassata o…?

«Liscia, gassata o…?» ovvero, per restare più in tema, «tradizionale,  autoctona o…?». La parola che completa il quesito la suggeriamo noi: tracciabile.

Sgombriamo il campo da equivoci. Purché se ne faccia uso, siamo favorevoli all’impiego della lana di ogni origine e in ogni declinazione, tuttavia è opportuno fare alcune distinzioni. Non entriamo al momento nel dibattito su temi scottanti di cui avremo modo di parlare più avanti, dai percorsi intercontinentali cui la lana è sottoposta (chi lo direbbe che parte di quella italiana, per fare un esempio, percorre le rotte dell’Est asiatico per ritornare in Europa trasformata e miscelata a quelle longitudini?) alla tutela di chi la lavora (infortuni, malattie professionali, retribuzioni e tutele sociali, lavoro minorile), fino alle conseguenze sull’ambiente di preparazioni, tinture e finiture, quando trasformata in contesti aggressivi e non controllati. Soffermiamoci invece sulla semplice analisi dei tre aggettivi in questione.

Tradizionale

In senso lato con questo termine ci si riferisce a una lana – o a volte, per i meno attenti, semplicemente a un filato – di qualunque composizione, che si trova disponibile comunemente sul mercato. Ne apprezziamo il colore, la mano, le caratteristiche tecniche e il prezzo, elementi che valutiamo al momento dell’acquisto avendo più o meno in mente l’oggetto che vorremmo vedere realizzato. Non ci interessa l’origine del prodotto e non prendiamo in considerazione gli indicatori sociali e ambientali che lo caratterizzano. Ci piace o meno, ci serve o meno, e nulla più.

Autoctona

Alcuni tra i consumatori più sensibili si stanno ponendo alcune domande relative alla filiera, dalla cura nell’allevamento dei capi alle condizioni degli allevatori, dalle modalità di raccolta e compensazione economica delle parti alla produzione dei semilavorati, fino alla manodopera che li crea e alle tutele dell’ambiente. In alcuni casi, affinando lodevolmente la conoscenza del ciclo, riescono pur con difficoltà a mettere le mani su proposte di “lane autoctone”.

Sembra ragionevole ipotizzare che prodotti con tale denominazione si troveranno, a breve, in quantità. Consentiteci tuttavia il dubbio che l’indicazione “lana autoctona” non necessariamente sottenda una filiera virtuosa: spesso si riferisce solo a un’uniformità di razza o a una sorta di denominazione di origine geografica. Nulla a che vedere con un progetto di più ampio respiro che valorizzi, tuteli e compensi tutti gli attori del ciclo.

Tracciabile

Questa ci sembra la chiave di volta nel processo di acquisizione di una corretta responsabilità di acquisto. Conoscere l’area di provenienza della materia prima è già un passo importante, ma sapere il nome degli allevatori, la stagione della tosa, le aziende che l’hanno lavorata, poter stimare i chilometri necessari per i trasporti e impostare un bilancio socio-ambientale comparato, ci sembra un passo decisamente più significativo e corretto.

Non abbiamo dubbi. Tra la tradizionale e l’autoctona, scegliamo la lana tracciabile.