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Valentina: acqua, colori, elettricità

19 agosto 2011

Oggi qui da noi sono arrivati due esponenti del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico della sezione di Biella. Si occupano di salvataggi in montagna sia d’estate che d’inverno e sono altamente specializzati nelle ricerche. Ascoltando quello che dicevano al signor L. ho capito che sono molto attivi sul territorio, che hanno rapporti diretti con gli allevatori che vivono dalle nostre parti e che hanno veramente a cuore le nostre montagne. Sono particolarmente sensibili al discorso di prevenzione e salvaguardia dei pascoli perché ci tengono a operare in un ambiente montano pulito e preservato. Mi sono sembrate persone speciali per come si danno da fare per proteggere le nostre belle montagne e renderle sicure per chi ci vive o le visita.

V.

22 agosto 2011

Oggi ho conosciuto una persona davvero interessante. È un signore inglese a cui mi è stato chiesto di fare da cicerone, presentandogli e descrivendo i nostri prodotti e i nostri filati. Subito mi ha preso il panico, ma poi me la sono cavata facendogli vedere le nostre Wool Boxes (che gli sono piaciute molto), le coperte del territorio e quelle da picnic, i prodotti in feltro e una carrellata veloce delle cerazioni deliziose di Les Tisserands che teniamo esposte con orgoglio. Stavo iniziando a rilassarmi e a prendere un po’ di confidenza con la lingua quando il signor N. di The Wool Company se l’è portato via…

V.

23 agosto 2011

Oggi fa un caldo tropicale: torrido e umido. Guardando la macchina parcheggiata fuori si può vedere l’aria tremolante sul tettuccio… Per fortuna qui dentro si sta benone. Cari vecchi muri fatti all’antica maniera, voi sì che sapete cosa vuol dire evitare la dispersione e mantenere il fresco! Nella pausa pranzo sono scappata al torrente in cerca di un po’ di frescura. Un bagno nella lama vicino alla roggia è stato rigenerante. Una volta uscita dall’acqua non sentivo più il sole così caldo. L’acqua è fantastica e fredda… anche se sa un po’ di pesce.

V.

25 agosto 2011

Giornata all’insegna della creatività. Si fa per dire: in realtà quello che abbiamo fatto ha ben poco di di creativo. L. e il signor L. sono arrivati con pennelli e secchi di vernice rossa e bianca, abbiamo agguantato due bancali e ci siamo messi a spennellare a più non posso. Ne sono uscite un paio di foto interessanti, che a fine giornata avevano suscitato molta curiosità. Io so molto bene che impiego avranno, ma è ancora segretissimo.

V.

26 agosto 2011

C’è un’aria elettrica stamattina. Sarà che la temperatura sta scendendo, ma oggi io e L. siamo tesissime. Per di più sembra che non ne vada una giusta: volevamo finire di dipingere i bancali, che avevano riscosso tanta curiosità ieri, e abbiamo terminato la pittura bianca apposita. Ne abbiamo trovata dell’altra, da pareti, speriamo che il risultato sia comunque valido. Poi abbiamo scoperto di avere ancora da etichettare tutte le scatole (le famose Wool Boxex) e ci siamo armate di macchinetta etichettatrice, fino a quando, a metà del lavoro, non è finito il nastro. Panico! Dove andare a recuperarlo? Il posto più vicino era comunque lontano. Così, in cerca di una soluzione, ho sentito un amico che abita dalle parti del negozio, che si è offerto di andarci lui e di portarci il nuovo nastro nel pomeriggio. Salve per miracolo! Quando è arrivato lo abbiamo accolto come un eroe, saltellandogli attorno tutte contente. Poi, dato che aveva fatto tutta quella strada apposta, l’abbiamo adottato per il resto del pomeriggio. Nel frattempo è arrivato il signor L., con cui ha fatto subito amicizia. Bene, ho pensato, va a finire che me lo ritrovo a lavorare qui!

V.

Valentina e l’arte del knitting

15 luglio 2011

Che emozione! Oggi ho conosciuto un allevatore australiano. Un uomo posato e con lo sguardo penetrante… Ho scoperto che possiede qualche decina di migliaia di capi nel sud dell’Australia! È stato estremamente istruttivo. Dopo pranzo L. e M. sono tornate dal torrente con aria trionfale, sventolando un sacchetto verde di plastica con dentro nientemeno che una trota! Si sono letteralmente procacciate la cena.

V.

19 luglio 2011

Abbiamo avuto tutti il giorno come ospite il nostro informatico Smo. È divertente lavorare con lui, e poi ha portato un po’ di musica! L., la nostra tuttofare, sta velocemente trasformando il nostro magazzino in un vero punto vendita, anche dal punto di vista estetico. Ha un grande senso pratico ed è preziosa anche sotto molti altri aspetti, per esempio per la vendita. Ho molto da imparare da lei.

V.

20 luglio 2011

Stamattina il signor L. è arrivato con le chiavi del cancello pronte per L. Finalmente anche lei potrà dire di avere le “chiavi di casa”. Abbiamo deciso di comune accordo di organizzarle una caccia al tesoro. Così mi sono messa di impegno, ho scritto i bigliettini in rima, li ho nascosti, ho addirittura scritto delle varianti, come in un gioco di ruolo. Quando L. è arrivata, ha trovato il suo primo bigliettino attaccato alla scrivania, ed è iniziato il divertimento. Con gli indovinelli l’ho spedita in giro per tutto lo stabilimento, dal magazzino all’esposizione, fino al deposito dello scarto. Insomma, è stato uno spasso. Alla fine rideva come una matta mentre acchiappava le chiavi, che erano appese proprio dietro la sua scrivania.

V.

21 luglio 2011

Sono stata mandata in avanscoperta. Armata di volantini e pieghevoli, ho girato tutta la mattina in cerca di parrucchieri, mercerie e posti vari dove poter entrare e spiegare la nostra idea riguardo al Picknitting. Qualcuno mi è sembrato anche piuttosto interessato. Speriamo che arrivino in molti! Secondo me è un’idea molto carina quella di riunire donne (magari anche uomini, chissà…) di tutte le età per un picnic all’aria aperta, dove ciascuno porta il proprio lavoro, o impara da noi a lavorare a maglia, e passare un paio d’ore insieme. So che Miagliano non è proprio dietro l’angolo, ma se vedessimo che va bene, chissà, si potrebbe fare da qualche altra parte… Vogliamo che il nostro picnic sia assolutamente gratuito, perché le persone non devono pagare per stare assieme.

V.

25 luglio 2011

Oggi sono venuti a caricare lana da un paesino francese. L’allevatore già lo conosciamo, ma non è potuto venire di persona perché doveva stare dietro alle sue bestie, così ha mandato altri due al suo posto: un amico e il poliziotto del paese. Li ho sorpresi nel magazzino mentre cercavano di far entrare degli enormi balloni di lana in un furgoncino grosso come un Ducato, ed erano entrambi paonazzi e sbuffanti. Quando hanno finito con il furgone, si sono diretti verso un van per il trasporto dei cavalli. Ero senza parole. Di solito vediamo arrivare camion giganteschi, che faticano quasi a fare manovra per entrare, mentre questo personaggio aveva in casa un furgoncino e un van, e quando per telefono gli è stato chiesto: «Vous pouvez venir ici avec une remorque?», lui ha risposto «Bien sûr!». Fantastico.

V.

26 luglio 2011

Il giorno del primo Picknitting è arrivato! Eravamo tutti eccitati, abbiamo fatto provviste, preparato i tavoli, pulito lo spazio, e la figlia di L. ha disegnato un bellissimo cartellone con il nostro nome sopra, che abbiamo piazzato fuori dal cancello. E per fortuna che l’abbiamo messo, perché le persone che sono arrivate ci hanno trovati grazie a quello. Abbiamo chiacchierato un po’, poi L. li ha presi tutti con sé e hanno iniziato a sferruzzare. Tutti quanti, compreso Ale, un ragazzo curioso che ha avuto l’onore di essere il nostro primo knitter! È stato divertentissimo. Abbiamo riso, parlato, knittato e mangiato. Spero tanto che sia piaciuto anche a loro, ma mi è sembrato di sì. E mi auguro che giovedì ci sia ancora più gente, perché più si è, più ci si diverte!

V.

28 luglio 2011

Ho imparato a knittareeeeeee!!! Oggi pomeriggio L. mi ha finalmente insegnato a lavorare a maglia. So fare solo qualche punto di dritto, e li tiro talmente tanto da rompere il filo, oppure da non riuscire a farlo scorrere sul ferro, ma è divertentissimo e L. ha detto che sono brava. Al secondo Picknitting sono venute solo due persone, perché il tempo non era a nostro favore, ma ci rifaremo la settimana prossima, ne sono certa.

V.

Nuovi incontri per Valentina


15 giugno 2011

Questa mattina mi è stato chiesto di andare in posta e, date le dimensioni esigue del paese, ci sono andata a piedi, attraversandolo in dieci minuti. Ho avuto così modo di vedere il glorioso paesino di Miagliano, 665 anime, qualche cane, un postino, un tabacchino e la classica gente da paese di montagna, affabile e disponibile, ma anche terribilmente pettegola!
Appena entrata, con le mie brave letterine in mano e il mio sorriso da Heidi, non ho potuto fare a meno di ascoltare la signora allo sportello e un uomo anziano che stavano discutendo sulla dubbia paternità di un ragazzo del paese, compagno di scuola della sorella della nipote del cugino di terzo grado del vicino della moglie di questo signore… Soffocando a stento una risata (sarebbe stato poco gentile da parte mia), ho aspettato il mio turno, ho consegnato le buste e pagato. Nel frattempo una donna dai capelli ricci stava attraversando la piazza, e la signora delle poste ha esclamato, colpita: «Ma guarda un po’! La Rosanna si è tagliata i capelli».
Abituata come sono al mio paese, dove su 8000 abitanti ne conosco sì e no dieci, mi è scappato da ridere, e ho la netta sensazione che le due comari dietro di me non abbiano perso tempo a spettegolare su chi fossi e perché fossi così divertita, non appena sono uscita dalla posta.

V.

15 giugno 2011

È tornato il signor L., e abbiamo ripreso la routine al computer. Verso metà mattinata è arrivato un camion con lana francese e rispettivi allevatori, e sono stata chiamata a toccare con mano quello che avevano portato. erano cinque personaggi interessanti: due fratelli di origine italiana, che parlavano francese, italiano e dialetto piemontese (che spasso ascoltarli!), una signora dall’aria molto dolce con i vestiti colorati e i capelli argentati, una giovane donna dall’aspetto forte e ruvido e un uomo alto e dinoccolato con una buffa espressione sul viso.
I due fratelli non erano nuove conoscenze, e si è visto: la loro lana era già divisa in sacchi (di nylon). Gli altri invece l’avevano stipata chi in sacchetti di carta per il mangime, chi in giganteschi sacconi che sembravano dover scoppiare da un secondo all’altro. Nonostante questo, la lana è ottima e il signor M. dice che dev’essere una razza incrociata con pecore neozelandesi…
Finito di assistere al controllo della lana, sono tornata alla mia scrivania, ma poco dopo è spuntato il grande capo chiedendomi se avevo impegni nel pomeriggio, perché era in programma una visita per i francesi alla Pettinatura I..
Non potevo crederci! Stavo saltellando come una cotoletta sul fuoco. Non ero mai stata lì, con la scuola eravamo andati in visita al Lanificio F.lli Cerruti, ma nulla di più, e questa opportunità (una visita guidata, con tanto di spiegazioni ad hoc) mi faceva quasi girare la testa.
Così nel primo pomeriggio siamo arrivati, chi in macchina chi in camion, nel vasto e desolatao parcheggio di quella che un tempo era quasi una città, sia per il numero di persone che ci lavoravano sia per il traffico che c’era sempre. Ora sembra di entrare in un villaggio fantasma. Tutto è ancora in ordine e pulito, ma le persone che abbiamo incontrato nelle due ore trascorse li si contano sulle dita di due mani.

V.

22 giugno 2011

Il signor L. stamattina è arrivato dicendo che si sentiva un po’ mio padre, perché aveva un regalo per me. Mi ha consegnato una busta e io mi sono messa a ridere: dentro c’erano le chiavi dell’azienda (cancello e portone) ed è stato come tornare ragazzina, quando il mio papà mi ha consegnato le chiavi di casa dicendomi di farne buon uso. Ricordo ancora l’espressione seria e quasi severa che aveva quando è successo!

V.

29 giugno 2011

Oggi ho conosciuto una donna davvero eccentrica. È arrivata in tarda mattinata e appena è entrata l’aria si è come surriscaldata. La prima cosa che ho visto di lei quando è venuta a stringermi la mano sono stati i capelli: una frizzante cascata rossa di ricci vaporosi e ondeggianti. E poi la voce! Piacevole, calda, il tono sicuro di chi è evidentemente abituato a intrattenere le persone. Ha detto di chiamarsi Venette. Non posso immaginare un nome più appropriato per una personalità così particolare!

V.

30 giugno 2011

Oggi giornata di cambio look. Il signor L. ha fatto portare una cassettiera in legno dal suo vecchio ufficio, che ora se ne sta comoda comoda accanto alle scrivanie, in mezzo al passaggio.
News mobiliari a parte, ho terminato l’allestimento dello stand che presenteremo il 9 luglio a Cavaglià. Attualmente è collocato al centro del salone, delimitato da nastro adesivo di carta. Sono sicura che sarà bellissimo, e non lo dico solo per orgoglio personale.

Valentina: le mani nella lana

9 giugno 2011

Qui alla The Wool Box Company la sistemazione delle scrivanie è un po’ precaria: gli “uffici” consistono in un lungo salone con il soffitto alto 4 metri, diviso in due da uno scaffale in legno, tanto grande quanto brutto, che per il momento è tutto quello che possiamo usare per ordinare i capi in arrivo. Qua e là, qualche reliquia tessile, come un telaio a mano piazzato al centro della stanza e qualche altro ammennicolo risalente più o meno alla stessa epoca (erano poi i macchinari che mia nonna usava per tessere quando lavorava in fabbrica!). Un televisore e uno stereo con relative casse sono situati sul lato luminoso del locale, mentre le scrivanie e gli scaffali se ne stanno nascosti dalla vista nell’angolo più buio, tra altri mobili di dubbia utilità e materiale di cui non conosco nemmeno l’utilizzo.
Tutto il resto del salone è occupato dall’esposizione di capi provenienti da ogni dove, lavorati a mano e tinti con colori naturali o senza tintura alcuna. Ci sono coperte, gilet, tappeti, ponchos, soprammobili, abiti di ogni forma e colore, con indicati accanto l’autore e la provenienza. Uno spettacolo che ogni volta mi lascia a bocca aperta.
Il mio lavoro è tutt’altro che pesante. Peccato dover andare via domani… ho appena iniziato! Ma il mare mi aspetta, e speriamo che non piova.

V.

13 giugno 2011

Oggi il signor L. non c’è e sarà fuori sede anche nei prossimi giorni. Poco male: nel frattempo sono stata affidata al magazzino dove viene scelta la lana. Ho accolto con sollievo l’idea di dovermi allontanare dall’ufficio per qualche giorno (soprattutto perché cominciavo ad avere freddo seduta alla scrivania, nel mio angolino poco illuminato) e poter toccare con mano il materiale inviato dagli allevatori.
Il primo impatto con il forte odore di pecora non è stato piacevole, ma dopo pochi minuti mi sono abituata, e non mi dava più fastidio. Così ho iniziato a scartare lana in magazzino con il signor M., e ancora non mi spiego come non sia impazzito lavorando per tutto questo tempo da solo, senza musica né rumori, tranne quello del muletto quando deve spostare balle o casse di lana. Io, nei dieci minuti in cui sono rimasta da sola, sono corsa a prendere il lettore Mp3, perché il silenzio che c’era li dentro mentre ero intenta a dividere i velli delle pecore era talmente assoluto da fare male alle orecchie.
Quando si è in due, invece, lavorare diventa veloce e piacevole, ed è anche piuttosto semplice. Si prende con il muletto uno dei grossi sacchi pieni di lana (balle) che vengono ammucchiati all’arrivo su un lato del magazzino, divisi per allevatore, si posa il sacco sul tavolone, lo si apre, e man mano si fa uscire la lana. In un sacco medio ci sta circa un quintale di lana, ma è poi tutta ancora da dividere.
Ho anche scoperto che non solo ogni allevatore ha pecore diverse, ma anche che ognuno fa della lana un po’ quello che gli pare! Per esempio, il primo che ho visto lo immagino un tipo molto meticoloso, che porta spesso le pecore al pascolo. Perché? In primo luogo i sacchi erano tutti di nylon. È importante che sia così, perché nonostante sia più costoso del polipropilene, il nylon tinge con gli stessi colori della lana, quindi il filato non sarà pieno di fibre aliene dai colori più disparati, come nel caso di lana chiusa in sacchi di polipropilene. Poi ogni sacco era stato accuratamente rammendato nei punti in cui si era lacerato, e la lana al suo interno era profumata e pulita, grossolanamente suddivisa in neretta (la lana delle pecore scure) e ordinario (le fibre più comuni, non troppo corte né lunghissime).
Io e il signor M. abbiamo separato ulteriormente quella lana, mettendola in grosse casse di plastica, suddivisa in fibre corte, lunghe fini, ordinarie, punte spesse (nelle zone come sotto la pancia le fibre sono più grossolane ed ispide), pelo morto (importante, perché se lasciato in mezzo alle altre fibre renderebbe il filato pungente, e poi non tinge, rimanendo bianchissimo), pezzame (fibre troppo rovinate o sporche) e poco altro, in base al tipo di materiale. Lavorare con questo tipo di lana è stato veloce e quasi divertente!

V.

14 giugno 2011

Ieri ho parlato troppo presto. Dopo aver terminato la scelta della lana iniziata ieri, abbiamo attaccato speranzosi i sacchi di un altro allevatore, ma il nostro ottimismo è ben presto scemato. I sacchi si presentavano già in modo totalmente diverso: alcuni erano addirittura di carta e gli altri, di cui pochi in nylon, erano rotti, con la lana che usciva dagli squarci come da grosse ferite.
Abbiamo aperto i primi due sacchi di carta marrone sul tavolo e siamo stati investiti da un penetrante odore di ammoniaca. La lana puzzava di stantio ed era umida, e doverci infilare le dita in mezzo non è stato un vero piacere… Abituarsi non è stato facile, e l’operazione di divisione era molto più lenta. Alla fine della giornata ero sinceramente contenta di andare a casa a farmi una doccia!
Domani spero di non dover più lavorare con lana come quella.

V.

Valentina incontra The Wool Box


20 maggio 2011

Ho mandato qualche curriculum alle aziende della zona, senza molta convinzione. In realtà vorrei fare un’esperienza fuori dall’Italia… chissà, magari trovo una fattoria in Irlanda e vado a lavorare lì sei mesi! L’idea mi alletta molto.

V.

30 maggio 2011

In tarda mattinata è arrivata la telefonata del signor L., che mi invitava a fare un colloquio nell’azienda neonata di cui si occupa, la The Wool Box Company. Una realtà unica nel suo genere, quasi a chilometro zero, perché soltanto a Biella si effettuano tutte le lavorazioni della lana. La filosofia dell’azienda, mi ha detto, è garantire al cliente che i prodotti in vendita sono totalmente tracciabili a partire dalla pecora, dall’allevatore, alle fabbriche di lavorazione, fino alla borsa di feltro o al filato da sferruzzare.
Più per curiosità che per vero e proprio interesse ho accettato di andare. Vedremo cosa ne salta fuori.

V.

2 giugno 2011

Devo dire che è stato il colloquio più bizzarro cui abbia mai presenziato. L’azienda si trova a Miagliano, sopra ad Andorno, in montagna, a quindici minuti di curve da Biella. La sede è ospiatata negli uffici di una vecchia struttura del 1850, nata come cotonificio e poi adattata a lanificio circa un secolo più tardi. Come quasi tutte le fabbriche della zona, anche questa è stata costruita sulle sponde di un torrente, il Cervo.
Ho suonato il campanello e la voce squillante della segretaria mi ha spiegato dove andare. Mi è piaciuta subito: una donna vivace e solare, sempre sorridente. Ho finalmente incontrato il signor L., che mi ha invitata a entrare in un salone e a sedermi ad un tavolo di legno, con sedie da laboratorio scolastico (durissime e scomode!). Tutti intorno, persino appesi ai pali di sostegno, erano esposti prodotti di ogni genere: un pastrano nero, un paio di tappeti dall’aria ispida, borse, capi d’abbigliamento e non, tutto in lana o feltro. Tutti fatti a mano, come mi è stato spiegato in seguito.
Il signor L. ha parlato per la maggior parte del tempo, chiedendomi poche cose, per lo più della mia esperienza in Australia. Poi mi ha portata a vedere la vecchia fabbrica e devo dire che è stata un’esperienza affascinante! I piani superiori sono diroccati e abbandonati, come la maggior parte delle vecchie strutture del Biellese. Ma il piano inferiore ha un’architettura fin troppo simile a quella di una cattedrale per non far venire i brividi… Faceva freddissimo lì sotto, e dai vetri rotti delle finestre a sesto acuto, altissime e maestose, entrava il rumore dell’acqua. L’umidità penetrata attraverso le pareti, per metà in pietra e per metà in mattoni pieni, riempiva l’aria, con un pungente odore di muschio. Il mio visionario interlocutore parlava di restauri e mostre, ristorante e parcheggio per i pullman, e io, allibita, seguivo quella fantasia dandole forma nella mia mente e, accidenti, quello scenario sembrava quasi fattibile se non reale!
Dopo quasi due ore, ancora stordita da quel viaggio nel passato, ho ripreso la macchina e sono tornata a casa, non del tutto sicura di cosa pensare. Ora devo capire se questa esperienza non rischi di rivelarsi un buco nell’acqua oppure possa essermi utile.

V.

8 giugno 2011

Stamattina ho firmato il contratto. L’appuntamento era alle 9.30, ma ero talmente eccitata che mi sono svegliata prestissimo e sono arrivata sul posto con quasi un’ora di anticipo. Sono andata a fare colazione in un bar, ho letto il giornale, ma sembrava che il tempo non passasse mai. Alla fine è arrivato il signor L. e abbiamo fatto tutto in meno di mezz’ora.
Inizierò domani. Non vedo l’ora.

V.

Valentina

Non ancora del tutto disfatte le valigie, è già pronta per riempirle e ripartire. Valentina è un’irrequieta e noi l’abbiamo acciuffata al volo non appena abbiamo letto il suo curriculum: diploma in moda, due anni in Australia e soprattutto tanta voglia di scoprire il mondo. Un colloquio da prassi per sincerarci che il profilo corrispondesse a quanto dichiarato. Come test d’inglese è stato sufficiente un «just a bit» ed eccola tra noi.

Sarà l’età, che invidiamo profondamente, sarà l’eccitazione per la novità, ma non l’abbiamo ancora vista ferma. Più che muoversi, Valentina saltella: la perdiamo in continuazione tra un punto cavallo, l’allestimento di uno stand, la risposta a un post, il commento a un messaggio Facebook, il taglio di un campione di feltro, lo spostamento di una scrivania, il ricamo di un profilo. Inseparabile dal suo Mp3, perde il sorriso soltanto quando non riesce a trasformare il pensiero in azione.

Valentina è una farfalla, sia negli atti sia nei pensieri. Leggiadra e curiosa di ogni idea, proposta, intuizione. Insomma, è la ragazza che fa per noi. E speriamo anche per voi. Le abbiamo proposto di condividere qui sul nostro blog le emozioni che raccoglie ogni giorno al lavoro ma non solo, perché ci sembra interessante scoprire il mondo di una giovane donna alle prese con il futuro: aspettative, incertezze, lavoro, richiami alla tradizione, innovazione, scelte, famiglia.

Quello con Valentina sarà un appuntamento settimanale. Nel frattempo alcuni di voi l’hanno già incontrata come commentatrice dei post. Possiamo garantirvi non tanto e non solo la sua esistenza (non è un artificio virtuale) quanto la sua spontaneità. Speriamo solo che, come le farfalle, non voli via troppo presto. Anche se in questo caso saremo felici di aver contribuito a rafforzarle le ali.

Ragazze modello

Modella per un giorno: lo slogan è abusato, ripetuto all’infinito, e rimbalza tra una pubblicità e un’altra. Parrucchiere, set, maquillage, abiti e calzature vertiginose. Art director e make-up artist. Le pose da diva, sempre improbabili, che un qualche “grande fratello” ha inculcato e con cui continua a nutrire l’immaginario collettivo. Si parla sempre di moda e modelle e quasi mai di modi e modelli.

Ci stavamo cascando anche noi. Avevamo pensato di indire uno dei tanti concorsi “Modella per un giorno”, ma alla fine non lo abbiamo fatto. Allo slogan abbiamo preferito la spontaneità e più che sul fashion abbiamo scelto di puntare sul concetto di quotidianità. Per la promozione di prodotti autentici abbiamo voluto donne autentiche. Alcune ragazze che ci conoscevano hanno apprezzato il progetto e si sono prestate a valorizzare con la loro freschezza le virtù dei prodotti, che hanno indossato con tutta la leggerezza che si addice a quell’età.

Nelle fasi preparatorie ci siamo interrogati sull’abbigliamento che avrebbero dovuto indossare: gonne, sottovesti, intimo nero, oddio quali calze? Ma anche su questo abbiamo subito corretto il tiro e ci siamo ben guardati dal suggerire un qualsiasi artificio. «Venite come volete». E così è stato. Le ragazze si sono messe quello che le faceva sentire a proprio agio: magliette leggere con personaggi dei fumetti, jeans, scarpe con il tacco per le più disinvolte.

Le abbiamo immortalate all’interno di alcuni spazi del nostro lanificio: l’archivio tessuti, il punto vendita, il magazzino del sucido. Ci sono piaciute moltissimo, perché era evidente che si stavano divertendo. Perfette nella naturalezza delle acconciature, dei trucchi, delle pose. Ma questo lo potrete giudicare voi stessi osservando qualche scatto inedito dal backstage.

Ve le presentiamo con orgoglio le nostre “ragazze modello”: Antonella, Camilla, Elena, Giovanna, Giulia, Graziana, Lucia, Serena (con Emanuele e Simone, il nostro super fotografo). Chissà che qualcuna di loro un giorno non diventi modella per professione. A noi come unico requisito è bastato che andassero bene a scuola e avessero buoni voti. E anche in questo non ci hanno deluso.